Contrappunti.it/Ma che bello l'e-Governo

di M. Mantellini. Il progetto è globalmente bellissimo, corredato di decine di studi di fattibilità. Ha un solo difetto: ha scarsissime probabilità di attuazione nei tempi previsti

Web - Il progetto del governo per la conversione digitale della pubblica amministrazione è ai nastri di partenza.

Lo hanno chiamato e-government con una sudditanza ormai usuale verso la lingua inglese che, applicata a leggi o programmi del governo nazionale, suona particolarmente fastidiosa. Come le astonavi aliene sospese a mezz'aria in certi film di fantascienza, il piano sull'e-government(0) è affascinante e inatteso.

In una trentina di minuti di conferenza stampa (1), il ministro Bassanini (2) ne ha presentato alla stampa le caratteristiche principali ponendo l'accento su alcuni aspetti importanti della questione (le grandi facilitazioni in termini di snellimento burocratico per il cittadino, in primis) e dimenticandone altri.
L'insipienza dei giornalisti in sala, incollati alle loro poltrone un po ' dalla noia un po ' dalla poca familiarità con termini quali extranet, intranet, firma digitale, portali di stato etc etc, ha reso una passeggiata quella che per Bassanini avrebbe potuto essere una piccola via crucis.

Il progetto è, intendiamoci, globalmente bellissimo, corredato di vari studi di fattibilità, con costi già definiti (1335 miliardi in due anni) e date certe di teorica applicazione (entro il 2002). Ha solo un piccolo grande difetto: ha scarsissime probabilità di attuazione concreta nei tempi previsti.

Con un tono tra il compito e il faceto il governo annuncia una vera e propria rivoluzione culturale dell'amministrazione pubblica (via i certificati, via gli uffici anagrafe, via qualunque documentazione cartacea da presentare, via soprattutto le file allo sportello) e preannuncia, in tempi brevissimi, non solo la connessione internet di tutti gli uffici dello Stato (attraverso connettività offerta da ISP locali) ma anche una rapida e completa alfabetizzazione informatica di circa 400.000 addetti che, nelle intenzioni di Bassanini, dovrebbero passare, in 30 ore di corso, dal bianchetto rinsecchito delle loro scrivanie piene di faldoni fantozziani ai rudimenti del protocollo tcp/ip e della navigazione in rete.

Un bel salto, non c'è che dire.

Viene da chiedersi se il Ministro abbia mai messo piede in un ufficio anagrafe di certe regioni d' Italia.

L'accesso dei cittadini ai servizi dell'amministrazione pubblica avverrà, per chi lo vorrà e sarà dotato degli strumenti tecnologici adeguati, attraverso Internet, con motori di ricerca e portali vari (per le imprese, per le ricerche di lavoro, per le certificazioni) o attraverso sportelli di front-office che sarà compito dei Comuni istituire.

A tutto questo, nei tempi previsti, si aggiungerà anche la disponibilità online dei dati del catasto.

"Si potrà - ha affermato Bassanini - comprare una casa senza averla mai vista, senza conoscere il proprietario, scegliendo un notaio che compili l'atto online attraverso l'utilizzo della firma digitale". Una eventualità, lasciatemelo dire, piuttosto inquietante.

A una precisa domanda che gli veniva posta sulla attuale percentuale di informatizzazione degli archivi catastali nazionali, il Ministro ha ritenuto di non rispondere parlando d'altro.

E se tutto questo rivoluzionare, come è molto probabile, non si verificasse nei tempi e nei modi previsti? Il governo Amato è forse composto da pazzi suicidi che pubblicizzano progetti fantasiosi e inattuabili pensando di non subirne le conseguenze? Ma no, naturalmente. Chi legge usualmente certi piani del governo sa che più essi sono "belli e impossibili" e più il futuro responsabile del fallimento lo si trova stampato a chiare lettere nel documento stesso. Nel caso specifico eccolo (il responsabile) nella magnificenza del grassetto governativo:

"Protagoniste dell?innovazione dovranno essere le amministrazioni locali, che nel modello decentrato e federale dello Stato rappresenteranno il front-office dell?intero sistema amministrativo a disposizione diretta dei cittadini, mentre le amministrazioni centrali svolgono il ruolo per lo più di back-office".

Come a dire, lo stato mette i soldi e il cervello, le amministrazioni locali facciano il resto. Il problema in questo caso è che "il resto" è il 90% del tutto.

Due domande per finire. La prima meramente tecnica riguarda i criteri di selezione degli ISP che forniranno i collegamenti Internet alle amministrazioni locali. Sarà molto importante sapere prestissimo cosa si intende per "livelli di servizio non inferiori ai minimi specificati" quando si accenna alla lista di ISP idonei a gestire i nodi locali della rete nazionale della pubblica amministrazione. La seconda è come mai, per rendere consultabili online i numeri della Gazzetta Ufficiale (una operazione a costo zero da quasi tutti i punti di vista, più volte promessa e mai messa in atto) il piano del governo preveda una spesa di 10 miliardi.

A cosa mai serviranno questi 10.000 milioni in piu'?

Massimo Mantellini
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