L'Europa alle prese con il digital divide?

Nel Vecchio Continente l'accesso alle nuove tecnologie è tutt'altro che uniforme: ecco i dati che, però, non preoccupano

Roma - In Europa esiste un rischio "digital divide", ovvero della creazione di una frattura tra coloro che possono accedere alle tecnologie e coloro che non possono? Forse sì, secondo gli esperti di EOS Gallup, che hanno presentato uno studio nel quale mettono in evidenza le pesanti difformità nell'accesso nei diversi paesi dell'Unione europea.

Sebbene non ci sia alcunché di comparabile al drammatico gap in materia che divide l'occidente ricco dal resto del mondo, secondo gli esperti di EOS Gallup il nord e il sud dell'Europa sono effettivamente "separati" nettamente.

Il sondaggio svolto da EOS Gallup avrebbe evidenziato come in Svezia, Olanda e Danimarca coloro che fanno uso della rete, anche via wireless, sono rispettivamente il 62,7 per cento, 60 e 59 per cento della popolazione. In Italia, Spagna e Portogallo, invece, le percentuali sono decisamente più basse: 29, 27 e 26 per cento.
Va detto, comunque, che persino la sviluppatissima Germania si deve accontentare del 34 per cento, una percentuale equivalente a quella del Belgio e poco superiore a quella della Francia (29 per cento) che "pareggia" con l'Italia. Molto più giù, invece, la Grecia, dove solo il 13 per cento della popolazione fa uso di tecnologie di accesso.

Meno interessanti, probabilmente, i dati relativi alle connessioni WAP, che riguardano solo percentuali comprese tra il 3 e l'8 per cento della popolazione, con disparità tra i diversi paesi che non hanno molto a che vedere con i dati complessivi dell'accesso alle nuove tecnologie. Di interesse, invece, il fatto che l'87 per cento di coloro che sono stati intervistati da Gallup afferma di collegarsi almeno una volta alla settimana mentre addirittura il 40 per cento sostiene di farlo quotidianamente.
1 Commenti alla Notizia L'Europa alle prese con il digital divide?
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  • Mi piacerebbe capire in che senso il 13% della Grecia non è drammatico? Siamo convinti che la rete apra nuove opportunità, culturali, economiche, di qualità della vita? E cosa significherà, per coloro che sono off line, il fatto che ormai da molti anni ci sono persone che hanno due-tre marce in più di loro.
    Se putacaso gli offline fossero meno scolarizzati, meno ricchi, meno inseriti in ambienti stimolanti, meno connessi anche da infrastrutture fisiche, con meno cinema, meno libri, meno eventi culturali di ogni genere (come ci confermano tutti i dati conosciuti in materia!), non staremo approfondendo tutti i "divide" precedenti?
    Il fatto che noi saremmo al 29% non mi sembra molto consolante, visto che l'accesso alla rete è molto stratificato, soprattutto per livello culturale. Inoltre, in quella quota c'è un accesso molto poco evoluto.
    Anni fa si facevano i corsi di scuola elementare e media per adulti, in modo da far recuperare l'istruzione dell'obbligo ha chi l'aveva persa da ragazzo. Oggi forse dovremmo fare altrettanto con l'ict!
    non+autenticato