Squatters e il registro italiano dei siti

Un'idea non nuovissima viene rilanciata sul bilancino della e-politica italiana da due esponenti di Alleanza Nazionale, convinti che un catalogone risolverebbe i problemi legati al cybersquatting

Roma - Impedire che si utilizzi la rete per accaparrarsi nomi di marchi registrati sotto forma di domini e rivenderli successivamente a chi possiede quei trademark. Questo lo scopo dichiarato di un Ufficio nazionale di registrazione dei siti internet proposto da due esponenti di Alleanza Nazionale.

Secondo Giovanni Collino ed Ettore Bucciero, anche in Italia si soffre per il fenomeno del cybersquatting e un registro che tenga conto dei domini e allo stesso tempo dei trademark registrati potrebbe risolvere il problema. Dicono i due esponenti di AN che capita che qualcuno registri domini con nomi o marchi di impresa che sono già "in uso da parte di soggetti che ne detengono l'esclusiva titolarità ai sensi della normativa vigente". I due politici sostengono che "ciò avviene allo scopo di rivenderli successivamente a caro prezzo alle stesse aziende e ai proprietari di marchi commerciali che diventano perciò vittime di una pratica illecita".

Non è ancora chiaro se Collino e Bucciero abbiano riflettuto sulle "omonimie", dove ad un dominio, per esempio, benetton.it può corrispondere sia un fabbricante di maglioni trevigiano sia un ferramenta del basso Polesine. I due affermano però che solo con un registro dedicato "chiunque registri un nome a dominio in internet identico o tale da generare confusione per similitudine con nomi, marchi o ditte famose, potrà essere perseguibile per legge". Anti-cybersquatting all'italiana?
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