Branson: il futuro è lo streaming

Il geniale miliardario patron di Virgin lancia il proprio jukebox su web: il download appartiene al passato, la soluzione è la musica che si vuole quando la si vuole

Londra - Dimenticate il downloading, il futuro è lo streaming. Parola di sir Richard Branson, l'eccentrico fondatore del Gruppo Virgin che ha ieri lanciato Virgin Digital, la sua visione del mercato musicale nell'era di internet.

L'idea, la stessa su cui da sempre ha puntato anche Napster-Roxio, è che il download, cioè il "possesso" di un brano musicale, sia destinato ad essere soppiantato in una società elettronica e sempre più mobile dall'"uso". La proposta è cioè quella di un abbonamento mensile che consenta un accesso illimitato ad un catalogo impressionante di musica, che comprende quasi un milione di brani. Un catalogo fortemente caratterizzato dai generi di nicchia, dal Jazz al Blues e via elencando.

Al servizio in streaming è già possibile accedere per una trial di 14 giorni del tutto gratuita.
Virgin Digital secondo Branson è prima di tutto un esempio di quello che diventeranno i jukebox che oggi stanno rivitalizzando l'industria di settore, come l'iTunes di Apple.

Proprio come iTunes, Virgin non ha dimenticato la necessità di rendere "portabili" i brani, e intende quindi consentire di portare la musica "affittata" anche su "50 diversi tipi di lettori portatili". Tutti quelli compatibili con la piattaforma Windows Media di Microsoft.

Per cifre non del tutto concorrenziali, ma è una precisa scelta industriale, il nuovo jukebox targato Virgin offre anche il download della propria musica con la possibilità di masterizzare quanto acquistato e con il condimento, ormai immancabile nelle nuove offerte di settore, di una "radioweb" proprietaria.

Ma ciò che secondo Branson dovrebbe riuscire a fare di Virgin Digital un nuovo punto di riferimento sono una serie di funzionalità, come l'esperto di musica che può essere consultato via internet dai clienti.

All'annuncio di Virgin, Apple, leader del settore, ha risposto dichiarando di non aver ancora deciso di aprire un proprio servizio di "musica in affitto". "D'altra parte - ha dichiarato un dirigente della società di Cupertino - i portafogli dei nostri clienti parlano da soli". Apple con il suo iTunes ha venduto nel primo anno di attività più di 70 milioni di brani musicali.
55 Commenti alla Notizia Branson: il futuro è lo streaming
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  • Aprite un pò gli occhi ... se si sta spingendo lo streaming è perchè si vuole andare verso una dittatura dei contenuti.

    Streaming generalizzato vuol dire che i padroni del "vapore" avranno il diritto di condannare all'oblio tutti i contenuti che non gradiscono, o di riproporre all'infinito contenuti vecchi cambiando un pò la "copertina".

    E già lo fanno, in parte ... provate solo ad andare in un negozio di dischi e chiedere qualche "classico" di cui sia presente anche una "cover" (il nome corretto è scopiazzatura) ...
  • i
    > padroni del "vapore" avranno il diritto di
    > condannare all'oblio tutti i contenuti che
    > non gradiscono

    Quante baggianate... finchè ci sarà la libertà
    di mettere in piedi un sito web, qualsiasi autore avrà
    sempre un mezzo per non rimanere nell' "oblio"
    non+autenticato
  • Eccomi qua a dirvi come andrà il futuro del mercato della musica:
    ora, alla fine del secolo passato (il *vostro* secolo passato, il XXesimo), le major dioscografiche hanno scelto di tagliare i costi ed affidare registrazione e stampa al supporto digitale... bene, questo taglia i costi di elaborazione e copia, ma anche per i clienti, che quindi cominciarono a passarsi, poi a scaricarsi la musica da soli (questo lo sapete già, ovviamente).
    Il fatto è che arrivò sto tizio e ammise quello che gli altri non avevano avuto il coraggio di ammettere, anche se non direttamente, è ovvio:
    1) le "star" non sono altro che delle lavatrici per risciacquare il denaro sporco, dei ragazzotti/e incolti e dipendenti da variate droghe e dipendenze morali o facilmente ricattabili, facili facili da spennare, in pratica tutto quello che gli si da rimane alle major, è come metterle sul conto corrente, quando si vuole si ritirano i soldi
    2) il costo della publicità è un costo ingannevole, dopotutto sono le radio e le tv che pompano questi prodotti a pagare per avere le anteprime, le esclusive, le ospitate, le interviste... quindi, si concede di farsi rapinare di $cifra_iperbolica per la pubblicità, sapendo di chiedere $cifra_iperbolica per esibire un vecchio rottame alcolizzato 5 minuti, totale, entrambe i membri hanno drogato i rispettivi mercati facendosi accettare come valore di $cifrone_iperbolico spendendo 1-1=0 (un po come se la cassiera andasse a pagare un uovo mille euro e li riprendesse subito come paga ufficiale per battere uno scontrino, si farebbe pagare 1000 euro a chiunque voglia un uovo o debba farsi fare lo scontrino, ma il costo dell'operazione per il supermercato sarebbe 0)

    Dato questo, si dimostra che i costi veri della musica sono dati dalla gente che lavora veramente, tecnici del suono, atrezzature (che col digitale costano meno e richiedono meno manodopera), musicisti veri(che col digitale vengono sempre più di frequente sostituiti da campionamenti), distribuzione (che tramite la rete costa meno).

    Questi costi sono piuttosto bassi, ma vanno coperti, quindi dato che è un dato di fatto che il digitale consenta di piratare la musica, è necessario dare a questa un valore aggiunto, di qui lo streaming:
    - non devi più comprare lo storage per i dati, nè preoccuparti di backuppare
    - paghi solo la banda che usi per lo stream di quello che hai voglia di ascoltare, non nottate e nottate a scaricare cose che magari non avrai mai il tempo di ascoltare (e controllare che siano giuste, complete, non ricampionate, a volumi assurdi)
    - non rischi più di beccare fake o farti agganciare da hacker (mi sembra che li chiamassero così i cracker nel vostro secolo)
    - abbonandoti, puoi scaricare le novità prima che arrivino sul tuo canale di fiducia (si, arrivano quasi subito, ma all'inizio scaricare è quasi impossibile con le code che si formano)
    - abbonandoti, hai un servizio con know how che può informarti, non solo a livello pubblicitario, su cosa stai ascoltando, sulle novità, sulla storia dei vari generi ed artisti, ed una interfaccia sicura, veloce, integrata con tutti i dispositivi che escono quasi quotidianamente in modo da rendere tutto più immediato.

    Insomma, hai un servizio migliore di quello che avresti su un canale p2p o in un negozio, a meno che non ti interessino esplicitamente anche i supporti, ed a un costo ragionevole (questo poi arrivò col tempo)

    Ecco, questa è un po la storia del mercato della musica nei prossimi tre secoli, ora parto per altri lidi a velocità di curvatura e, con quel gran pezzo del subcomandante T'Pol, vi saluto!
    non+autenticato
  • A parte il fatto che gli utenti sono ancora pochissimi e che vanno aggiunte ulteriori funzioni che lo rendano più performante ma il futuro credo proprio sia MUTE in quanto a sicurezza nello scambio di file non ha rivali e qundo si è fortunati si scarica a buone velocità (20Kbyte/s con adsl e se chi ti invia ha una connessione dsl).


    Per il resto le altre sono tutte cXXXXte!!!!
    non+autenticato
  • era proprio cio cercavo visto che chiunque dopo un po' si rompe delle stesso cd (o delle stesse canzoni)
    non+autenticato
  • Allora, il fatto è questo: NON può venire un pinco pallino qualunque e dire che il futuro è lo streaming. NON possono imporci le cose con la prepotenza, perchè non credo che noi le accetteremo. Stiamo facendo tutte queste tarantelle con Urbani e company, e arriva uno fresco fresco e vorrebbe farci credere che IL FUTURO E' NELLO STREAMING........ ma mi facci il piacere, mi facci!!!
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