Oracle vs Microsoft, scontro senza precedenti

Larry Ellison ammette di aver fatto spiare Microsoft, giustifica l'azione e sostiene di non aver violato la legge. Microsoft parla di attacco, di malafede, di ipocrisia e di violazione della privacy

Oracle vs Microsoft, scontro senza precedentiSan Francisco (USA) - Chi pensava di aver visto tutti i possibili risvolti di una rivalità tra due dei maggiori colossi del computing americano in queste ore si deve ricredere: Microsoft e Oracle sono arrivati ai ferri corti come mai prima. In soli due giorni si è sviluppata una escalation del tutto straordinaria tra le due aziende, scatenata dalla rivelazioni secondo cui Oracle ha fatto spiare Microsoft.

Larry Ellison, il sempre più aggressivo boss di Oracle, nelle scorse ore ha rivendicato come legittima e importante l'assunzione di investigatori che durante il processo antitrust contro Microsoft hanno lavorato sui rapporti di questa con due società di studio. Società, l'Independence Institute e la National Taxpayers Union, che hanno presentato documenti e rilevazioni favorevoli alla mamma di Windows.

"E ' assolutamente vero - ha annunciato Ellison nelle ultime ore - che ci siamo mossi per portare alla luce le operazioni sottobanco di Microsoft. Abbiamo fatto la cosa giusta. Quelle rilevazioni erano false e sostenevano che se qualcosa colpisce Microsoft il nostro paese ne ha da soffrire. Questi esperti sono stati comprati, pagati da Microsoft, da Bill Gates e Steve Ballmer. Hanno detto quello che Microsoft ha voluto che dicessero".
Secondo Ellison, che mai si era scagliato con simile violenza contro la rivale, "Non stavamo spiando. Stavamo cercando di portare alla luce le azioni di Microsoft". E sull'episodio dell'acquisto, da parte degli investigatori assunti da Oracle, dell'immondizia prodotta a Redmond, Ellison ha detto: "E ' possibile che la nostra organizzazione investigativa abbia fatto qualcosa con poca intelligenza, ma non è illegale. Abbiamo scovato la verità".

Poi, sostenendo di non avere problemi per una eventuale indagine da parte di Microsoft su Oracle ("sono pronto a fornire loro la nostra immondizia, così la possono studiare"), Ellison ha insistito: "Non ci sono aziende che operano come Microsoft. Quelli hanno distrutto l'azienda più innovativa di Silicon Valley: Netscape è finita. Il nostro lavoro è colpire Microsoft".

Dura e attenta, la risposta di Microsoft non si è fatta attendere. Nel pomeriggio di ieri, l'azienda di Bill Gates ha diffuso una nota secondo cui "Ciò che è meno accettabile nell'atteggiamento tenuto da Oracle è il persistente tentativo di giustificare le sue azioni".

"Il signor Ellison - sostiene Microsoft - ora riconosce di essere stato personalmente informato e di aver dato la sua autorizzazione ad un piano di attività segrete dirette contro diverse aziende del settore. Questa è una prova evidente che alcune società in competizione con Microsoft sono impegnate in una campagna massiccia e continua, volta a macchiare in modo sleale l'immagine pubblica di Microsoft e a promuovere l'intervento del Governo a proprio vantaggio".

"Purtroppo - continua la softwarehouse - i rapporti pubblicati e i tentativi del signor Ellison di giustificare l'operato della sua società sollevano solo ulteriori dubbi circa la natura, lo scopo e la durata delle iniziative di Oracle. I rapporti resi pubblici possono verosimilmente essere solo la punta dell'iceberg dell'intera iniziativa intrapresa da Oracle".

E ancora Microsoft: "Gli attacchi di Oracle alle aziende del settore e ai gruppi di interesse sono in malafede e ipocriti. E ' evidente che Oracle ha fondato o sostenuto numerosi gruppi che nel corso degli ultimi anni hanno attaccato Microsoft, come per esempio ProComp, la fondazione Progress & Freedom Foundation, le associazioni Software & Information Industry e Computer & Communications Industry. Per quanto Microsoft non condivida le opinioni o le tattiche di questi gruppi, tuttavia rispetta il loro diritto a esprimere le proprie opinioni".

"Apparentemente - chiude Microsoft - Oracle ritiene che i suoi obiettivi aziendali siano più importanti della libertà di parola e del diritto alla privacy degli altri".
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