P2P e denunce in Italia, e la legge?

di Manuel M. Bucarella (NewGlobal.it) - Le molte denunce piovute nei giorni scorsi in mezza Europa sugli utenti peer-to-peer allarmano molti. Ma per quanto riguarda l'Italia cosa dice la legge? Il quadro

Roma - L'IFPI, l'associazione internazionale dei fonografici, ha annunciato negli scorsi giorni di aver intrapreso circa 650 azioni legali contro altrettanti utenti in Italia, Austria, Germania, Francia, Gran Bretagna e Danimarca.

In particolare in Italia 7 persone sarebbero state denunciate dalla Guardia di Finanza per violazione del diritto d'autore. Si tratta - si legge in una nota distribuita alla stampa da IFPI - sia di soggetti attivi nel diffondere sulle reti p2p materiale illecito in grande quantità tramite il proprio pc, sia di gestori di server Openap e Edonkey.

Evitando di esprimere un giudizio sull'accaduto, che non potrebbe che essere politico o etico, è opportuno ricostruire la vicenda nell'alveo della normativa che in Italia disciplina il diritto d'autore nelle sue svariate manifestazioni.
Anzitutto va detto che il P2P in sé, come sistema di scambio e condivisione di file non è vietato dalla legge, né lo sono i software del tipo di Kazaa, WinMX, Imesh, Edonkey etc, che consentono lo scaricamento (download) di file dal computer di un utente a quello di un altro. Tali software non vengono creati e distribuiti allo scopo di far condividere agli utenti materiali secondo modalità vietate per legge.

Quello che potrebbe rendere illegale un software di filesharing è l'illiceità dei contenuti condivisi dagli utenti. Nel caso dei sistemi P2P, in particolare, l'assenza di un server centrale che smisti ed indicizzi le richieste e che abbia una visione globale degli utenti e dei file contenuti negli hard disk degli stessi e, dunque, conoscenza dei file eventualmente illegali, impedisce di considerare il sistema illegale.
Anche perchè nel caso dei più moderni applicativi di filesharing (come Freenet), la ricerca dei file e soprattutto la loro condivisione non passa dal server centrale, ma avviene direttamente attraverso i computer-nodi(peers), dei singoli utenti. Il server centrale, utilizzato per l'autentica iniziale dell'utente, non viene invece interessato dalle interrogazioni tra utenti e dal conseguente scambio di file. Insomma la condivisione ed il download passano solo ed esclusivamente per i computer degli utenti(veri e propri client/server decentralizzati), diventando un fatto personale dei soggetti coinvolti.

Gli appassionati, ed i malcapitati, vogliono soprattutto sapere se fare p2p di musica sia consentito oppure no.

La legge italiana sul diritto d'autore consente, con riferimento alle opere musicali, all'acquirente di effettuare una sola copia ad uso personale, anche solo analogica. Il che significa che non si può cedere tale copia ad altre persone tramite internet.

L'Art. 71-sexies della legge sul diritto d'autore, in particolare, dispone quanto segue:

"1. E' consentita la riproduzione privata di fonogrammi e videogrammi su qualsiasi supporto, effettuata da una persona fisica per uso esclusivamente personale, purché senza scopo di lucro e senza fini direttamente o indirettamente commerciali, nel rispetto delle misure tecnologiche di cui all'articolo 102-quater.

2. La riproduzione di cui al comma 1 non può essere effettuata da terzi. La prestazione di servizi finalizzata a consentire la riproduzione di fonogrammi e videogrammi da parte di persona fisica per uso personale costituisce attività di riproduzione soggetta alle disposizioni di cui agli articoli 13, 72, 78-bis, 79 e 80."

Quindi la legge sul diritto d'autore consente la sola copia personale che non può essere condivisa con altri soggetti via internet. Tra l'altro l'effettuazione di più copie dell'originale (duplicazione) deve essere autorizzata dal detentore del copyright. Eventuali violazioni rientrano nell'ambito della responsabilità civile e comunque soggiacciono ad oneri probatori particolarmente intensi, ovviamente a carico delle case discografiche.

L'art. 171 - ter sanziona con la reclusione da 6 mesi a 3 anni e con la multa da 2.500 a 15.000 euro chiunque non per scopo personale ma per trarne profitto (utilità economica) duplica, riproduce opere o parti di esse senza autorizzazione, le vende, ovvero le immette - sempre per fine di profitto - in una rete di comunicazione telematica (nel caso del p2p2 la reclusione sale da 1 a 4 anni).

Da quanto sopra si evince con chiarezza come il P2P quale noi lo intendiamo - cioè gratuita condivisione di files musicali - non è penalmente illecito.

Non mancano tuttavia, tra gli adepti dell'IFPI e tra i discografici, coloro che intendono criminalizzare il filesharing applicando l'art. 171 - ter comma 2^ lett. a) l.d.a., ritenendo cioè che nel filesharing vi siano gli estremi della cessione a qualunque titolo di oltre 50 copie non autorizzate di opere protette.

A sommesso parere di chi scrive è alquanto discutibile che una sola copia, condivisa contemporaneamente (anche in differenti giorni) da più di cinquanta utenti, integri gli estremi della cessione non autorizzata e costituisca dunque reato. E ciò sulla base del semplice assunto che nel filesharing manca assolutamente l'elemento materiale della riproduzione.
Infatti il file viene semplicemente messo a disposizione - o trasmesso - e scaricato dall'altro utente. Il reato viene commesso da chi materialmente mette a disposizione cinquanta differenti copie dello stesso brano musicale o della stessa opera, come nel mondo reale fa chi riproduce e poi vende in una bancarella oltre 50 cd riprodotti da un originale.

Un'ultima nota mi sembra importante: le intercettazioni telematiche che consentono di individuare, nella rete internet, potenziali responsabili di violazioni alla legge sul diritto d'autore, possono essere condotte, ai sensi dell'art. 266 ss. c.p.p., esclusivamente dagli ausiliari di polizia giudiziaria, dunque non autonomamente da privati.

Nel caso in cui una Procura della Repubblica decida di aprire delle indagini relative a reati commessi attraverso mezzi di comunicazione informatici e/o telematici, deve chiedere al Gip l'autorizzazione perchè Polizia Postale o Gdf - a seconda dei casi - svolgano delle intercettazioni di tipo telematico o informatico. In caso di particolare urgenza, il Pm può disporre autonomamente delle intercettazioni telematiche, comunicando l'avvio delle stesse al Gip entro 24 ore, che convalida il provvedimento nelle successive 48 ore. Va detto che gli esiti delle intercettazioni telematiche possono essere utilizzati come mezzi di prova solo nel procedimento penale di cui trattasi. Tra l'altro non possono essere utilizzati in eventuali procedimenti civili per danni che le major volessero farsi risarcire dai downloader.

Manuel M. Buccarella
(giurista informatico)
vicepresidente di NewGlobal.it


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53 Commenti alla Notizia P2P e denunce in Italia, e la legge?
Ordina
  • Oggi URBANI ha dichiarato che i lavori fatti dal Berlusca nella sua villa in Sardegna, in netto contrasto con i vincoli paesaggistici, sono leciti, ma un ragazzo o chi per esso che scarica un mp3 o un dvix merita la galera!!!
    Meditate gente...,meditate...!!!
    non+autenticato
  • Per il P2P ci sono sanzioni (a mio dire spropositato) mentre in TV si parla di un rilascio agli arresti dominiciliari per BRUSCA!

    Lui è responsabile di oltre 100 omicidi (tra cui un bambino che ha sciolto nell'acido) ed altrettanti reati pesanti e per buona condotta hanno avuto il coraggio di chiedere l'uscita per buona condotta????

    Insomma in Italia la classe medio-bassa deve sempre prenderla nel cu ... beeeeep!Arrabbiato
  • l'autore dell'articolo sta sollevando un vespaio....., quello che stupisce, a me come profano di diritto e semplice lettore del sito e' la frase :

    "Da quanto sopra si evince con chiarezza come il P2P quale noi lo intendiamo - cioè gratuita condivisione di files musicali - non è penalmente illecito"

    visto che l'autore e' presente e risponde alle domande dei lettori, vorrei chiedergli se bisogna interpretare la frase letteralmente,o come;....ovviamente e' importante x moltissime persone che sino ad ora non sono riuscite a capire cosa si puo' o non si puo' fare.....

    Naturalmente grazie x l'articolo, discutere dell'argomento e' essenziale...
    non+autenticato
  • mA CHI ha scritto questo articolo?
    Nel caso della condivisione di files attraverso Internet mediante programmi come Kazaa, Morpheus, Emule, WinMx, BitTorrent dovrebbero essere tenute ben distinte le posizioni di chi distribuisce l?opera protetta e di chi la scarica. Il primo ? se non ha acquisito il relativo diritto - commette sicuramente un atto illecito. Ma il secondo presumibilmente non viola alcuna legge. L?utente che scarica l?opera, infatti, la memorizza su un supporto per il quale ha già pagato a monte l?equo compenso per la duplicazione e dunque ha il diritto di fruire dell?opera per uso personale. Una posizione, questa, sostenuta anche dal Copyright Board del governo canadese in una decisione emanata lo scorso 13 dicembre 2003 nella quale si legge testualmente:
    ?In questo documento non è in discussione la responsabilità di chi fa upload, distribuisce o comunica musica attraverso questi sistemi. Allo stesso modo, non è in discussione la responsabilità di chi fornisce software, gestice reti o connessioni internet. La distribuzione Peer-to-Peer sull?internet non è presa in considerazione in quanto tale dalla normativa. Su questo tema si applicano certamente le altre considerazioni in materia di copyright. In questa sede ci stiamo occupando esclusivamente delle copie finali. La normativa non si occupa della fonte del material copiato. Non è richiesto? che la copia-sorgente sia non illecita. Pertanto non è rilevante sse la copia-sorgente sia un registazione pre-detenuta, un CD regalato, o un file scaricato dalla rete?.
    Deve inoltre essere ribadito un principio giuridico di fondo molto semplice, che consente di avere un punto di partenza certo in una situazione per molti versi caotica: la legge penale italiana vigente deve essere interpretata in modo assolutamente rigido. Non deve essere trasformata in strumento mediatico con fini di deterrenza; non deve essere interpretata, soprattutto, oltre il chiarissimo significato delle parole della legge penale stessa.
    Questo principio di civiltà giuridica è stato, in tale occasione, forse messo da parte, anche se ciò non significa intervenire in difesa di un fantomatico diritto indiscriminato a scaricare materiale o opere protette e/o illegali da Internet.
    Difatti sono molto differenti le ipotesi criminali alla base di azioni di pirateria e falsificazione su larga scala (spesso collegate a fenomeni di criminalità organizzata e contrabbando) e il peer to peer di utenti comuni, non certo criminali, ma molto spesso semplici appassionati di musica.
    Il Decreto Urbani, quindi, deve essere visto con la reale finalità per cui esso è stato concepito: un deterrente per intimorire gli utilizzatori, mentre, forse, dovrebbe essere l'industria stessa a vedere il Peer-to-Peer come mezzo per migliorare il servizio offerto ai consumatori e, soprattutto, per meglio retribuire gli autori.
    non+autenticato
  • La normativa italiana è diversa la copia privata la puoi fare solo se ne detieni il possesso o vi hai legittimo accesso.Quel che dici è un peculiarità del sistema canadese.
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    > L?utente che scarica l?opera,
    > infatti, la memorizza su un supporto per il
    > quale ha già pagato a monte l?equo
    > compenso per la duplicazione e dunque ha il
    > diritto di fruire dell?opera per uso
    > personale.
    eeeehhhh e poi parli di imprecisioni ma l'art 71sexties mai letto vero?

    > Una posizione, questa, sostenuta
    > anche dal Copyright Board del governo
    > canadese in una decisione emanata lo scorso
    > 13 dicembre 2003 nella quale si legge
    > testualmente:

    peccato che tu sei in italia non in canada, se vuoi trasferirti dimmelo magari ci mettiamo d'accordo
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    > mA CHI ha scritto questo articolo?
    > Nel caso della condivisione di files
    > attraverso Internet mediante programmi come
    > Kazaa, Morpheus, Emule, WinMx, BitTorrent
    > dovrebbero essere tenute ben distinte le
    > posizioni di chi distribuisce l?opera
    > protetta e di chi la scarica. Il primo ? se
    > non ha acquisito il relativo diritto -
    > commette sicuramente un atto illecito. Ma il
    > secondo presumibilmente non viola alcuna
    > legge. L?utente che scarica l?opera,
    > infatti, la memorizza su un supporto per il
    > quale ha già pagato a monte l?equo
    > compenso per la duplicazione e dunque ha il
    > diritto di fruire dell?opera per uso
    > personale.

    Premesso che odio l'anonimato, ciao mi presento sono Manuel M. Buccarella, l'opinabile autore dell'articolo, faccio semplicemente notare all'anonimo amico che chi dall'altra parte scarica acquisisce copia del brano protetto senza alcuna autorizzazione da parte del titolare del copyright. Ai sensi dell'art. 13 legge diritto d'autore, infatti, il diritto di riproduzione compete esclusivamente all'autore (che spesso cede alla casa discografica). Chi dall'altra parte del filo riceve una copia di un brano musicale lo fa generalmente senza autorizzazione. Ma vi è di più, se escludiamo nel filesharing l'opera materiale della riproduzione, la copia personale ad uso privato è personale, lo dice la parola stessa, e dunque non cedibile (neppure a titolo gratuito) - cfr. art. 71-sexies l.d.a.
    Per il resto, conoscevo già il parere autorevole canadese.

    MMB
    Una posizione, questa, sostenuta
    > anche dal Copyright Board del governo
    > canadese in una decisione emanata lo scorso
    > 13 dicembre 2003 nella quale si legge
    > testualmente:
    > ?In questo documento non è in
    > discussione la responsabilità di chi
    > fa upload, distribuisce o comunica musica
    > attraverso questi sistemi. Allo stesso modo,
    > non è in discussione la
    > responsabilità di chi fornisce
    > software, gestice reti o connessioni
    > internet. La distribuzione Peer-to-Peer
    > sull?internet non è presa in
    > considerazione in quanto tale dalla
    > normativa. Su questo tema si applicano
    > certamente le altre considerazioni in
    > materia di copyright. In questa sede ci
    > stiamo occupando esclusivamente delle copie
    > finali. La normativa non si occupa della
    > fonte del material copiato. Non è
    > richiesto? che la copia-sorgente sia non
    > illecita. Pertanto non è rilevante
    > sse la copia-sorgente sia un registazione
    > pre-detenuta, un CD regalato, o un file
    > scaricato dalla rete?.
    > Deve inoltre essere ribadito un principio
    > giuridico di fondo molto semplice, che
    > consente di avere un punto di partenza certo
    > in una situazione per molti versi caotica:
    > la legge penale italiana vigente deve essere
    > interpretata in modo assolutamente rigido.
    > Non deve essere trasformata in strumento
    > mediatico con fini di deterrenza; non deve
    > essere interpretata, soprattutto, oltre il
    > chiarissimo significato delle parole della
    > legge penale stessa.
    > Questo principio di civiltà giuridica
    > è stato, in tale occasione, forse
    > messo da parte, anche se ciò non
    > significa intervenire in difesa di un
    > fantomatico diritto indiscriminato a
    > scaricare materiale o opere protette e/o
    > illegali da Internet.
    > Difatti sono molto differenti le ipotesi
    > criminali alla base di azioni di pirateria e
    > falsificazione su larga scala (spesso
    > collegate a fenomeni di criminalità
    > organizzata e contrabbando) e il peer to
    > peer di utenti comuni, non certo criminali,
    > ma molto spesso semplici appassionati di
    > musica.
    > Il Decreto Urbani, quindi, deve essere visto
    > con la reale finalità per cui esso
    > è stato concepito: un deterrente per
    > intimorire gli utilizzatori, mentre, forse,
    > dovrebbe essere l'industria stessa a vedere
    > il Peer-to-Peer come mezzo per migliorare il
    > servizio offerto ai consumatori e,
    > soprattutto, per meglio retribuire gli
    > autori.
    non+autenticato

  • > Premesso che odio l'anonimato, ciao mi
    > presento sono Manuel M. Buccarella,
    > l'opinabile autore dell'articolo, faccio
    > semplicemente notare all'anonimo amico che
    > chi dall'altra parte scarica acquisisce
    > copia del brano protetto senza alcuna
    > autorizzazione da parte del titolare del
    > copyright. Ai sensi dell'art. 13 legge
    > diritto d'autore, infatti, il diritto di
    > riproduzione compete esclusivamente
    > all'autore (che spesso cede alla casa
    > discografica). Chi dall'altra parte del filo
    > riceve una copia di un brano musicale lo fa
    > generalmente senza autorizzazione. Ma vi
    > è di più, se escludiamo nel
    > filesharing l'opera materiale della
    > riproduzione, la copia personale ad uso
    > privato è personale, lo dice la
    > parola stessa, e dunque non cedibile
    > (neppure a titolo gratuito) - cfr. art.
    > 71-sexies l.d.a.
    > Per il resto, conoscevo già il parere
    > autorevole canadese.
    >
    > MMB

    Vorrei capire in base a quale criterio escludi che nel filesharing vi sia riproduzione.Parti da una copia e te ne trovi milioni.
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    > mA CHI ha scritto questo articolo?

    al contrario del tuo commento, l'articolo è vistosamente firmato, non c'è grande difficoltà, per chi sa leggere, a reperirne l'autore.
    non+autenticato
  • Resta comunque, secondo me, la possibilità di colpire gli utenti a mezzo dell'articolo 648, difatti tale articolo (ricettazione) dice testualemente "...[omissis].....si configura quando taluno, al fine di procurare a sé o ad altri un profitto, acquista, riceve od occulta denaro o cose provenienti da un qualsiasi delitto, o comunque si intromette nel farle acquistare, ricevere od occultare...[omissis]".
    Il termine chiave rimane comunque sempre e solo il profitto, sappiamo infatti che nel vasto mondo del p2p, il principio della condivisione si basa sul "dare per avere", di conseguenza, se io condivido un film ed in cambio ottengo un brano musicale, possono accusarmi di avere un profitto indiretto, derivato dal fatto che ho "risparmiato" non acquistando il suddetto brano musicale tramite i canali leciti.

    Da qualsiasi angolazione si veda la cosa, e necessario che in tale proposito venga emanata una legge per precisa e difinita, in modo che si eviti (cosa alquanto comune oggi come oggi) che la legge venga interpretata con due pesi e due misure.

    Cordialmente.
    Hex.
    non+autenticato
  • > Resta comunque, secondo me, la
    > possibilità di colpire gli utenti a
    > mezzo dell'articolo 648, difatti tale
    > articolo (ricettazione) dice testualemente
    > "...[omissis].....si configura quando
    > taluno, al fine di procurare a sé o
    > ad altri un profitto, acquista, riceve od
    > occulta denaro o cose provenienti da un
    > qualsiasi delitto,

    ... appunto: delitto = fatto di rilevanza penale, al quale non sembra sia assimilabile la condivisione della copia personale, che per la legge è una violazione amministrativa.

    > ... se io condivido un film ed
    > in cambio ottengo un brano musicale, possono
    > accusarmi di avere un profitto indiretto,
    > derivato dal fatto che ho "risparmiato" non
    > acquistando il suddetto brano musicale
    > tramite i canali leciti.

    "Profitto indiretto"? Non c'è nella legge, quindi non è sanzionabile (nel penale, non si può andare per analogie; o il fatto è descritto come reato, o "il fatto non è reato" e quindi non è perseguibile)

    > Da qualsiasi angolazione si veda la cosa, e
    > necessario che in tale proposito venga
    > emanata una legge per precisa e definita, in
    > modo che si eviti (cosa alquanto comune oggi
    > come oggi) che la legge venga interpretata
    > con due pesi e due misure.

    Su questo siamo d'accordo tutti.
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    > > Resta comunque, secondo me, la
    > > possibilità di colpire gli
    > utenti a
    > > mezzo dell'articolo 648, difatti tale
    > > articolo (ricettazione) dice
    > testualemente
    > > "...[omissis].....si configura quando
    > > taluno, al fine di procurare a
    > sé o
    > > ad altri un profitto, acquista, riceve
    > od
    > > occulta denaro o cose provenienti da un
    > > qualsiasi delitto,
    >
    > ... appunto: delitto = fatto di rilevanza
    > penale, al quale non sembra sia assimilabile
    > la condivisione della copia personale, che
    > per la legge è una violazione
    > amministrativa.

    Ok.
    >
    > > ... se io condivido un film ed
    > > in cambio ottengo un brano musicale,
    > possono
    > > accusarmi di avere un profitto
    > indiretto,
    > > derivato dal fatto che ho "risparmiato"
    > non
    > > acquistando il suddetto brano musicale
    > > tramite i canali leciti.
    >
    > "Profitto indiretto"? Non c'è nella
    > legge, quindi non è sanzionabile (nel
    > penale, non si può andare per
    > analogie; o il fatto è descritto come
    > reato, o "il fatto non è reato" e
    > quindi non è perseguibile)

    Sono d'accordo per quanto concerne le analogie, ma chi dice che il profitto debba essere considerato unicamente monetario ? scaricare gratutitamente ciò che dovrei pagare, non è comunque un profitto ?
    >
    > > Da qualsiasi angolazione si veda la
    > cosa, e
    > > necessario che in tale proposito venga
    > > emanata una legge per precisa e
    > definita, in
    > > modo che si eviti (cosa alquanto comune
    > oggi
    > > come oggi) che la legge venga
    > interpretata
    > > con due pesi e due misure.
    >
    > Su questo siamo d'accordo tutti.
    non+autenticato

  • > scaricare gratutitamente ciò che
    > dovrei pagare, non è comunque un
    > profitto ?

    questo è il ragionamento major secondo cui tu compreresi quello che scarichi e mi sembra che per ora è condivisa (non da me ovvio) come linea interpretativa

    cmq il problema dl 648 si gioca tutto sul delitto (cioè penale)
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    >
    > > scaricare gratutitamente ciò che
    > > dovrei pagare, non è comunque un
    > > profitto ?
    >
    > questo è il ragionamento major
    > secondo cui tu compreresi quello che
    > scarichi e mi sembra che per ora è
    > condivisa (non da me ovvio) come linea
    > interpretativa
    >
    > cmq il problema dl 648 si gioca tutto sul
    > delitto (cioè penale)

    Grazie del chiarimento.

    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    >
    > > scaricare gratutitamente ciò che
    > > dovrei pagare, non è comunque un
    > > profitto ?
    >
    > questo è il ragionamento major
    > secondo cui tu compreresi quello che
    > scarichi e mi sembra che per ora è
    > condivisa (non da me ovvio) come linea
    > interpretativa
    >
    > cmq il problema dl 648 si gioca tutto sul
    > delitto (cioè penale)




    beh, certo, però dovrebbero mostrare che io ho ricavato profitto reale. un conto è un'azienda che usa un software, ma se qualcuno scarica un album che non avrebbe mai comprato che profitto ha? cosa risparmia? nulla, son soldi che non avrebbe scucito egualmente.

    se beccano uno studente con catia installato è profitto? avrebbe secondo voi pagato una licenza catia? migliaia di euro per uno sfizio? per me sta legge è un pasticcio indescrivibile....
    non+autenticato
  • >
    > ... appunto: delitto = fatto di rilevanza
    > penale, al quale non sembra sia assimilabile
    > la condivisione della copia personale, che
    > per la legge è una violazione
    > amministrativa.
    >

    reato = fatto di rilevanza penale
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    > Resta comunque, secondo me, la
    > possibilità di colpire gli utenti a
    > mezzo dell'articolo 648, difatti tale
    > articolo (ricettazione) dice testualemente
    > "...[omissis].....si configura quando
    > taluno, al fine di procurare a sé o
    > ad altri un profitto, acquista, riceve od
    > occulta denaro o cose provenienti da un
    > qualsiasi delitto, o comunque si intromette
    > nel farle acquistare, ricevere od
    > occultare...[omissis]".
    > Il termine chiave rimane comunque sempre e
    > solo il profitto, sappiamo infatti che nel
    > vasto mondo del p2p, il principio della
    > condivisione si basa sul "dare per avere",
    > di conseguenza, se io condivido un film ed
    > in cambio ottengo un brano musicale, possono
    > accusarmi di avere un profitto indiretto,
    > derivato dal fatto che ho "risparmiato" non
    > acquistando il suddetto brano musicale
    > tramite i canali leciti.
    >
    Buona osservazione, caro Hex, ma la legge Urbani si riferisce esclusivamente a chi immette, non a chi scambia, opere protette (a scopo di lucro). Quindi a mio sommesso avviso la norma è applicabile ai mercanti di materiale pirata, non ai semplici ed innocui condivisori

    manuel m. buccarella
    > Da qualsiasi angolazione si veda la cosa, e
    > necessario che in tale proposito venga
    > emanata una legge per precisa e difinita, in
    > modo che si eviti (cosa alquanto comune oggi
    > come oggi) che la legge venga interpretata
    > con due pesi e due misure.
    >
    > Cordialmente.
    > Hex.
    non+autenticato
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