Cracking spaziale, problemi alla NASA

Troppi input da gestire generati da un attacco cyber avevano mandato in tilt i sistemi dell'Ente spaziale al punto da mettere in pericolo gli astronauti. Ma il problema, qui, non è un pur avventato cracker

Londra - La NASA ha candidamente rivelato nelle scorse ore un attacco informatico portato contro i propri sistemi nel 1997. Un attacco che, a sentire i responsabili dell'ente spaziale americano intervistati dalla BBC, avrebbe messo a rischio persino la vita degli astronauti dello Shuttle, all'epoca in missione.

In pratica pare che un cracker fosse entrato nei sistemi della National Aeronautics and Space Administration mandando in tilt i server con un invio straordinario di input. Un genere di attacco che nel 1997 era già ampiamente utilizzato da cracker di tutto il mondo. All'epoca pare che la NASA, per controllare i dati biologici degli astronauti, abbia dovuto "fare ponte" con la stazione spaziale MIR avendo perduto il contatto diretto a causa del cracking.

L'azione ha quindi rappresentato un pericolo reale per l'incolumità di alcune persone e va quindi condannata con forza, però sul piatto della bilancia andrebbe posta prima di tutto la politica informatica della NASA. L'ente spaziale è naturalmente al centro di tonnellate di aggressioni cyber da anni, i suoi sistemi sono stati bucati anche di recente, certamente non può permettersi di collegare reti esterne, accessibili anche da remoto e al di fuori della fisicità delle proprie strutture di lavoro, con sistemi interni così delicati come quelli che nel 1997 furono messi a rischio.
Insomma, qui il problema pare essere più la NASA che qualche avventato, e ignoto, cracker, tanto più che dalla NASA non è arrivato il minimo accenno di autocritica?