Il megaspider che entra nel Genoma

Lo hanno presentato IBM, Sun e gli altri partner agli scienziati che investigano sul Genoma per produrre nuovi farmaci e terapie

San Diego (USA) - Trovare una via che consenta di sfruttare più rapidamente l'enorme quantità di informazione rappresentata dal Genoma umano: questo lo scopo del mega-progetto della I3C (Interoperable Informatics Infrastructure Consortium), un consorzio di 40 imprese della tecnologia e della scienza, comprese IBM, Sun Microsystems e l'Istituto nazionale dei tumori americano.

Dietro I3C, il cui lavoro è iniziato da più di un anno, c'è l'obiettivo di sviluppo di una tecnologia che consenta di accedere ai dati provenienti da fonti diverse e da formati proprietari differenti su una unica piattaforma. Questa piattaforma viene pensata come sistema di computing aperto e quindi impiega tecnologie come XML o Java per offrire ai ricercatori un sistema di scambio e condivisione delle informazioni.

Il Consorzio ha presentato i progressi raggiunti fin qui nella realizzazione di uno strumento pensato per consentire l'analisi di quell'incredibile montagna di dati, in occasione della conferenza BIO 2001 sulle biotecnologie. Proprio la difficoltà di gestione di quelle informazioni è alla base delle difficoltà dei ricercatori nell'individuare nuovi farmaci e terapie.
Secondo George Post, CEO della Health Technology Networks, "nei prossimi anni la ricerca sul genoma sbatterà con un muro perché non si fanno i necessari investimento nel computing. Dobbiamo adeguarci all'ampiezza dei problemi che ci troviamo di fronte".

Micheal Jackson, boss dell'istituto di ricerca Johnson & Johnson, ha spiegato che l'investimento in tecnologia è ineludibile, visti i progressi che consente di fare. Il tempo necessario per portare i farmaci nella fase di testing sugli animali o sugli uomini, ha detto, è stato dimezzato dal 1996 ad oggi grazie alla tecnologia e così anche la quantità di nuove molecole scoperte. Ciò nonostante, ha avvertito, non bastano computer potenti per accelerare proprio perché mancano le tecnologie capaci di mettere insieme dati così diversi: il problema che I3C spera di risolvere.
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