Hollywood vuole schiacciare Aimster

Gli studios in massa denunciano il sistemone. Se verrà riconosciuto colpevole dovrà pagare danni mostruosi

Los Angeles (USA) - Concorrenza sleale, violazione di copyright, abuso di trademark: queste le accose che sette importanti studios di Hollywood hanno scagliato ieri ufficialmente contro Aimster, il sistemone di file-sharing cifrato e privato. Gli studios sostengono che gli utenti del sistema scambiano illegalmente numerosissimi file protetti di loro appartenenza.

L'accusa chiede ad Aimster danni per 150mila dollari per ogni singola violazione riscontrata. Se passasse la tesi degli studios Aimster sarebbe rovinato, visto che a loro parere il sistemone è studiato per "facilitare e incoraggiare milioni di utenti anonimi a copiare e distribuire copie illegali di materiali protetti da copyright in quantità potenzialmente infinite".

Naturalmente, nella denuncia gli studios chiedono anche che ad Aimster venga impedita la prosecuzione di un servizio del genere. E che le cose si stiano facendo "tese" per Aimster lo indica anche il fatto che i nomi dietro la denuncia sono, nell'ordine: Columbia Pictures, Disney, MGM, Paramount, Sony, Universal Studios, 20th Century Fox.
Nella denuncia formalmente presentata dall'associazione del settore, MPAA, si sostiene che tra i contenuti scambiati illegalmente vi sono "film di grande successo che sono tuttora nei cinema di prima visione e che non sono ancora disponibili in qualsiasi formato di home-video". "Filmoni", dunque, che verrebbero scambiati senza alcuna remunerazioni per i proprietari e "da chiunque nel mondo disponga di una connessione veloce ad internet".

La tesi degli studios è che l'insieme degli utenti connessi ad Aimster costituisca un enorme database di materiali illegali a cui può accedere chiunque per ripodurli in tutto o in parte. Non solo, secondo l'accusa gli utenti sanno bene che commettono un illecito e così Aimster che avrebbe creato il sistemone "per fare soldi specificamente dall'uso illegale".

Non è certo la prima volta che Aimster viene accusato di tutto questo ma questa volta il "fuoco avversario" è particolarmente pesante. Il sistemone punta tutto sul fatto che il materiale scambiato dai propri utenti è cifrato e, dunque, il suo contenuto non può essere "aperto" da nessuno senza ordine specifico della magistratura, ai sensi del DMCA, la stessa legge alla quale si appellano gli studios perché protegge anche il copyright nell'era digitale.
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