Interviste/ FIMI: ecco cos'è la musica online

La battaglia campale contro Napster, l'emergere di un mercato legalizzato, il file-sharing che non muore, la pirateria e il futuro dell'industria musicale in rete nelle parole di Enzo Mazza, direttore generale della FIMI

Interviste/ FIMI: ecco cos'è la musica onlineRoma - La legalizzazione del mercato della musica online, lo scontro vinto in tribunale contro Napster, il file-sharing che, incurante, continua a crescere e diversificarsi, moltiplicando le opportunità di condivisione dei file non solo musicali tra gli utenti. Su tutto questo e qualcosa di più abbiamo intervistato Enzo Mazza, direttore generale della Federazione Industria Musicale Italiana (FIMI), per capire come l'industria discografica, anche in Italia, si stia preparando ad "aggredire" il "mercato internet".

Punto Informatico: Dopo aver combattuto il file-sharing su Napster, le majors della discografia stanno ora muovendosi rapidamente per realizzare un proprio business di distribuzione di file musicali via Internet. Quali opportunità può offrire Internet alle grandi case?
Enzo Mazza: È interessante osservare come non siano solo le grandi case a sfruttare i risultati di un'accesa battaglia sulla tutela dei diritti che ha avuto il caso Napster come il momento più sanguinoso. A riprova del fatto che aver portato Napster in tribunale sia servito per aprire la strada ad un mercato legale, cito la notizia che proprio nelle scorse ore due delle maggiori associazioni di produttori indipendenti, l'inglese AIM e l'europea Impala, hanno siglato un accordo con Napster per rendere disponibili, tramite il nuovo sistema a pagamento che prenderà il via tra poco, migliaia di brani di centinaia di piccole etichette europee.

Alla fine dunque l'azione giudiziaria che ha imposto a Napster di operare nella legalità non sta generando benefici solo alle major ma a tutto un sistema di distribuzione online che è fatto di innovativi business model e che inevitabilmente modificheranno un mercato che è stato per troppo tempo "ingessato" a schemi tradizionali.
I nuovi modelli non sono ancora così chiari ed è difficile prevedere che cosa prevarrà, sarà forse un mix di vari elementi. È probabile che avranno un forte sviluppo lo streaming on demand, il download a tempo determinato (sul modello dello shareware che scade dopo un certo periodo), il pay per hear, l'integrazione con la telefonia cellulare (prospettiva molto interessante per il nostro Paese), e decine di altre nuove e aggiuntive modalità per sentire e utilizzare la musica. Il file sharing giocherà un ruolo importante.
PI: Napster ha forse il merito di aver "svegliato" le case discografiche sul "fronte Internet". Non è un caso che i "grandi nemici" di un tempo, come il sito mp3.com o lo stesso Napster, siano oggi alleati di alcune o di tutte le majors. A tuo parere è finita l'epoca delle grandi battaglie legali da parte delle case contro il file-sharing "incontrollato" e le altre forme di distribuzione della musica in rete che non nascano da accordi diretti con i produttori-distributori?
EM: Il formato mp3 e la tecnologia Napster hanno indicato due strade all'industria della musica. Hanno lanciato un messaggio fortissimo che l'industria ora sta raccogliendo (sia pur con i limiti di un settore che si deve modificare con velocità, ma che si basa su schemi predeterminati da anni). Ma il futuro è roseo, avremo più musica e in modo più facile e accessibile rispetto ad oggi.
Le battaglie sono finite? Chi può dirlo? Un anno e mezzo fa nessuno sapeva cosa fosse Napster. La tecnologia ci riserva sorprese ogni giorno. Magari domani mattina nascerà un sistema che consentirà di fare il file sharing con i telefonini.
43 Commenti alla Notizia Interviste/ FIMI: ecco cos'è la musica online
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  • L'era digitale sta all'audio/video/informazione
    come
    l'invenzione del fuoco nell'evoluzione umana

    uno sconvolgimento epocale !

    le case discografice non servono più a un ...zzo !
    uno studio di registrazione casalingo da 10 milioni
    da una pista come qualità tecnica a uno di 500 di 8 anni fà.

    Gli artisti possono vivere bene con concerti,gettoni presenze in Tv e pubblicità.

    I negozi di dischi possono campare di poster
    gadget HiFi e supporti vergine.

    La mafia delle megamultinazionali del disco
    possono pure tornare allo spaccio di stupefacenti
    per quello che mi riguarda


    non+autenticato
  • Non mi faccio imbrogliare così facilmente....
    Le major hanno spesso studi di registrazione di loro propietà, con tecnici e musicisti assunti e pagati anche per non fare niente.
    Poi si copre di ridicolo dicendo che pochi artisti sono in attivo, e bisogna coprire le spese dei flop... MA LA SMETTESSERO DI PRODURRE MERDA!!!
    Ogni anno escono singoli, album, video di artisti che poco dopo tornano nell'anonimato dopo un'hit di successo...
    Penso a Max Gazzè (bravissimo, il nuovo Battiato si diceva, ma che fine ha fatto?), Davide De Marinis, Brando, artisti che ormai lavorano solo per Sanremo... lavoravo in radio anni fa, ogni giorno arrivano DECINE di singoli SCANDALOSI, ma per ognuno si spendono soldi in pubblicità e promozione... TORNASSERO UN PO' A LAVORARE!!!

    E vogliamo parlare dei dischi incisi 30 anni fa?
    Durano 10 minuti ma costano lo stesso £35.000, quali spese bisogna ammortizzare? Quelle di promozione e registrazione? di 30 anni fa?
    Per favore, stanno cercando qualunque scusa per giustificarsi, basta!!!!
    non+autenticato
  • dIMMI UNO STUDIO DI REGISTRAZIONE IN iTALIA CHE SIA DI PROPRIETà DI UNA CASA DISCOGRAFICA...
    pARLI SOLO PERCHè HAI LA BOCCA...
    e SAREBBE MEGLIO CHE NON LO FACESSI PERCHè QUEL CHE ESCE NON HA ESATTAMENTE UNO SPLENDIDO PROFUMO...


    - Scritto da: Misfits
    > Non mi faccio imbrogliare così facilmente....
    > Le major hanno spesso studi di registrazione
    > di loro propietà, con tecnici e musicisti
    > assunti e pagati anche per non fare niente.
    > Poi si copre di ridicolo dicendo che pochi
    > artisti sono in attivo, e bisogna coprire le
    > spese dei flop... MA LA SMETTESSERO DI
    > PRODURRE MERDA!!!
    > Ogni anno escono singoli, album, video di
    > artisti che poco dopo tornano nell'anonimato
    > dopo un'hit di successo...
    > Penso a Max Gazzè (bravissimo, il nuovo
    > Battiato si diceva, ma che fine ha fatto?),
    > Davide De Marinis, Brando, artisti che
    > ormai lavorano solo per Sanremo... lavoravo
    > in radio anni fa, ogni giorno arrivano
    > DECINE di singoli SCANDALOSI, ma per ognuno
    > si spendono soldi in pubblicità e
    > promozione... TORNASSERO UN PO' A
    > LAVORARE!!!
    >
    > E vogliamo parlare dei dischi incisi 30 anni
    > fa?
    > Durano 10 minuti ma costano lo stesso
    > £35.000, quali spese bisogna ammortizzare?
    > Quelle di promozione e registrazione? di 30
    > anni fa?
    > Per favore, stanno cercando qualunque scusa
    > per giustificarsi, basta!!!!
    non+autenticato
  • I DISCOGRAFICI HANNO UN CERVELLO (ammesso che ne abbiano uno) LIMITATO.

    PURTROPPO MADRE NATURA LI HA FATTI COSI'.

    Per i sito su Papetti, segua i miei consigli,
    INVECE DI STARE DIETRO A QUESTI ELEMENTI ARRETRATI.

    Se il sig. Mazza si degnasse
    di rispondere, ricordo che questo post è a sua disposizione:

    LA MENTALITA' RISTRETTA DEI DISCOGRAFICI...FIMI...
       di MAX del 04/07/01 (7:34)

    Caro Sig. Mazza,

    mettiamo in chiaro che concordo quando si dice:
    "il diritto d'autore va tutelato
    e la musica NON PUO' ESSERE GRATUITA."

    COME IO COMPRO IL PANE E LO PAGO,
    SE VOGLIO LA MUSICA DI UN ARTISTA,
    è GIUSTO CHE COMPRI IL CD,
    ALTRIMENTI L'ARTISTA NON CAMPA.

    E PER QUANTO MI RIGUARDA
    HO SEMPRE COMPRATO CD E VINILE (AVRO' SPESO UN 15 MILIONI IN MUSICA FIN'ORA, SE NON DI PIU') NONOSTANTE, SCARICO MP3 PER VALUTARE I BRANI.

    E FIN QUI, MI SEMBRA TUTTO PIENAMENTE CORRETTO,
    BISOGNA TUTELARE GLI ARTISTI e BLA...BLA...BLA...
    PAROLE, CHE SA MEGLIO DI ME.

    MA LA COSA CHE PIU' MI FA INCA**ARE
    E' L'ATTEGIAMENTO DI FIMI e SIAE
    che si ha nei confronti dei singoli utenti.

    Proprio 2 giorni fa Punto Informatico ha pubblicato l'articolo
    sulla chiusura di un sito musicale amatoriale
    PER COLPA DI UNA SEGNALAZIONE DI FIMI ad un provider italiano CALA-BRAGHE
    (Come hanno oscurato il sito su Papetti (02/07/01) Un punto di riferimento su web per l'opera del celebre sassofonista è stato affossato da una policy alquanto discutibile)

    E' MAI POSSIBILE CHE I DISCOGRAFICI ITALIANI
    NON VEDANO AL DI LA' DEL PROPRIO NASO
    E NON SAPPIANO DISTINGUERE
    QUANDO SI TRATTA DI PIRATERIA O DI PROMOZIONE GRATUITA?

    NON CAPIRETE MAI CONTRO CHI DOVETE COMBATTERE

    VI METTETE CONTRO I SINGOLI
    CHE CERCANO DI PROMUOVERE LA MUSICA E GLI ARTISTI,
    MENTRE I GRANDI PORTALI ITALIANI:

    www.jumpy.it , www.iol.it, www.ciaoweb.it, www.inwind.it, ecc. ecc. ecc.

    OFFRONO AI LORO MILIONI DI UTENTI
    MP3 A VALANGHE
    TRAMITE I LORO "MOTORI DI RICERCA"

    E NON HANNO NESSUNA LICENZA SIAE.

    UN SITO AMATORIALE NON PUO' SOSTENERE SPESE DI 500.000 lire mensili per la "licenza SIAE on-line"
    anche se ha dei ?banners pubblicitari?
    che FORSE LEI NON SAPRA'
    CHE LA MAGGIOR PARTE DEI SITI AMATORIALI
    USA CIRCUITI DI SCAMBIO BANNER GRATUITI,
    SU CUI NON GUADAGNA UNA LIRA,
    E NON COME è SCRITTO SUL VOSTRO SITO.

    I grandi portali che guadagno miliardi,
    invece si,
    hanno tutti i soldi che vi occorrono
    per tutelare i Vostri artisti
    MA STRANAMENTE,
    IO NON HO MAI VISTO IL BOLLINO DELLA SIAE SU QUESTI SITI,

    E COSA ANCOR PIU' GRAVE,
    FIMI NON HA MAI FATTO NULLA PER CHIUDERE QUESTI GRANDI PORTALI.

    AVETE FORSE PAURA DI ESSERE CITATI LEGALMENTE
    DA CHI HA PIU' SOLDI DI VOI?

    PERCHE' PROPRIO NON CAPISCO,
    COME SI POSSA CHIUDERE UN SITO AMATORIALE
    CON MUSICA VECCHIA DI 40 ANNI FA,
    E LASCIAR APERTI I GRANDI PORTALI ITALIANI
    CHE OFFRONO TUTTE LE HITS DEL MOMENTO

    POP, E DANCE.

    PROVI A FARE UNA RICERCA
    E VEDRA' QUANTI BRANI DEI VOSTRI ASSOCIATI TROVERA'
    SUI GRANDI PORTALI ITALIANI.

    E NON MI VENGA A DIRE
    CHE SE IL MERCATO DELLA DANCE E' CROLLATO DEL 64%
    LA COLPA E' DEI GIOVANI
    CHE SCARICAVANO MUSICA DA NAPSTER,
    PERCHE' LO SA MEGLIO DI ME
    CHE LA DANCE IN ITALIA SI VENDE TRAMITE VINILE E CHE I DJS, SONO "ALLERGICI" AL CD... E AI FORMATI MP3

    PER NON PARLARE DEI PREZZI: 13.900 lire per un disco italiano e 22.900 per un disco import

    E VI RICORDO CHE UN DISCO
    CORRISPONDE AD UNA SOLA CANZONE (con piu' versioni ovviamente)

    percui per 10 canzoni DANCE ITALIANE VI SEMBRA GIUSTO
    CHE UN DJ o APPASSIONATO DEBBA PAGARE 139.000 lire ????

    altro che le 40.000 lire dei CD.... CHE SONO UNA FESSERIA se paragonate ai costi del vinile.

    POTREI STAR QUI A SCRIVERE DELLE ORE,
    MA DI SICURO, SPRECHERO' IL MIO TEMPO,
    TANTO I DISCOGRAFICI ITALIANI
    RESTERANNO SEMPRE CON UN CERVELLO LIMITATO.

    E' VERO: ?NAPSTER è MORTO?,
    MA SONO NATI
    OLTRE 139 CLONI ALTERNATIVI A NAPSTER,
    E L'INTERVENTO DELLA R.I.A.A.
    ha avuto l'effetto CONTRARIO.

    HA CREATO PIU? DANNI CHE BENEFICI,
    CONTRIBUENDO ALL?INDIGNAZIONE COLLETTIVA DELL?UTENZA ON-LINE.

    CHI AMA LA MUSICA,
    COMPRERA' SEMPRE I CD, DISCHI, MINI DISC, ECC. ECC. ECC.

    ED E? INUTILE ?CRIMINALIZZARE?
    CHI NON COMPRA MUSICA o NON L?HA MAI FATTO
    e NON LO FARA? MAI,
    PERCHE? SCARICA MP3 (e vi ricordo che la qualità mp3 anche con un bitrate di 192 mhz è alquanto discutibile e scarsa)

    LA VERITA? è CHE INTERNET è PIU? VELOCE
    DELLE MENTI ARRETRATE DEI DISCOGRAFICI.

    E? SEMPRE UN PASSO AVANTI A VOI E
    A CHI VUOLE STUPIDAMENTE COMBATTERE
    UN MEZZO MERAVIGLIOSO,
    CHE SE USATO CON INTELLIGENZA,
    POTREBBE SALVARE LE SORTI DEL MERCATO DISCOGRAFICO,

    MA SICCOME DI INTELLIGENZA NEI DISCOGRAFICI NON NE HO MAI VISTA
    DUBITO IN UN SUCCESSO DEI PROGRAMMI O SITI CON MUSICA A PAGAMENTO.

    E LA COSA PIU? BELLA
    E? CHE,
    LA ZAPPA SUI PIEDI VE LA SIETE DATA DA SOLI,
    NON E? FANTASTICO TUTTO CIO??

    SE LE CASE DISCOGRAFICHE FALLIRANNO ENTRO I PROSSIMI 2 ANNI,
    LA COLPA è SOLAMENTE VOSTRA
    E DEI VOSTRI METODI NAZI-FASCISTI
    USATI PER LA REPRESSIONE DEI SISTEMI DI MUSIC-SHARING.
    non+autenticato
  • Forse ho una visione diversa rispetto a molti, ma io credo di aver qualche idea per dissentire con mr. Mazza. Posseggo qualche migliaio di LP, qualche migliaio di 45 giri (o 7") e qualche migliaio di CD. Ebbene sì, sono un collezionista e, in termini economici, ho pagato e pago il diritto al dissenso. Ho una ADSL e non mi interessano gli MP3, se non in casi particolari. Ma la musica è parte della mia vita, sia come utente, sia come musicista (sono iscritto alla SIAE da oltre 20 anni senza riceverne alcunchè, a parte i bollettini di pagamento).
    Secondo l'illuminato Dir. Gen. di SIAE, il problema della riduzione di vendita dei CD risiede nela pirateria o nel file sharing con MP3. Ebbene, si faccia un esame di coscienza e, se ha voglia di spendere soldi, scopra con una apposita e costosa ricerca di mercato che cosa frena molte persone dall'investire 40.000 circa per un CD, quando poi l'hit di punta contenuto viene pubblicato anche sulla/e compilation di turno e costa ancora come il CD originale.
    Faccia poi una semplice comparazione tra costo del CD nella UE e il potere di acquisto con la stessa cifra in ogni Paese. Ne scoprirà delle belle!
    IN GB i CD, così come una volta il vinile, per i primi giorni di uscita sono SEMPRE a prezzo promozionale, così da incrementare le vendite. e dopo pochi mesi entrano nella catena Best price...
    Per cui, il CD a prezzo pieno è sul mercato solo per pochi mesi. Certo è che se, nonostante il cambio folle della sterlina, i CD costano meno che in un negozio italiano, allora qualcosa non funziona. La stessa cosa accade in Germania, in USA e in Francia, tanto per citarne solo alcuni.
    Non si è mai visto un mercato il cui marketing affossa il prodotto stesso...
    Per i collezionisti, per fortuna siamo relativamente pochi pazzi, non è solo la musica che conta, ma l'oggetto in sè che vale la spesa. Personalmente ho appena acquistato una rara edizione di un LP dei Beatles peruviana e ho speso una cifra folle ma, accidenti, ce ne sono solo un centinaio di esemplari al mondo! Questo non ha senso per l'ultimo dei REM.
    Questa trasposizione del valore non ha senso in assoluto nel mercato consumer. Il prodotto deve venir incontro alle possibilità economiche del compratore, che subisce necessariamente le fluttuazioni del potere di acquisto della popolazione e del break even del prodotto. Se la capacità di acquisto perde di valore, allora anche il prodotto deve abbassare il suo prezzo al pubblico. In caso contrario io azienda vado fuori mercato! Oppure offro servizi o altro che rendano comunque il valore del prodotto accettabile.
    Credo che la tecnologia per la produzione del CD sia stata ampiamente ripagata, per cui, è arrivata l'ora di abbassare il prezzo del CD. Attualmente, come prima più di prima, compro sepre più vinili che CD. Mi rifiuto di pagare un prezzo assurdo per un prodotto che ne vale meno della metà solo per supportare il marketing o per ripagare il costo di videoclip, o per mantenere strutture obsolete, costose e inutili. Compro in un anno quindi molti, molti, molti cd di quanto vorrei.
    Notizie ai naviganti
    Mi dispiace dilungarmi, ma forse, tra i lettori del forum non tutti sanno che alcune aziende stanno lavorando per commercializzare CD non più stereo, ma in 6 tracce audio (esafonia), partendo dall'illuminato concetto che tutti in casa abbiano un sistema dolby surround per l'ascolto di audio-video. Ebbene, ho assistito alla presentazione di alcuni di questi CD (attualmente 45 titoli in catalogo) ed effettivamente c'è un salto di qualità. Peccato, che oltre che a dover cambiare gli impianti stereo, i CD costeranno tra i 15 e il 30% in più.
    E questo per pagare gli studi tecnologici che hanno consentito di migliorare una tecnologia già conosciuta come quadrifonia nei primi anni '70...
    Naturalmente, se si ascoltano questi file (tipo MP3) in un pc con scheda audio adeguata e casse 5+1, come quelle per i vidogiochi, la musica cambia.
    Egregio MR. FIMI, che cosa pensa di questi cambiamenti? I CD costeranno sempre di più nonostante le nostre proteste? Tenendo conto che molte aziende a Voi affiliate sono le stesse che studiano e commercializzano masterizzatori e altri strumenti per utilizzare MP3, non si pone un discorso di schizofrenia quantomeno pelosa...?
    Un'altra azianda sta mettendo a punto un radioregistratore portatile che si collega via web alle radio di tutto il mondo per poter scaricare e "copiare" più fedelmente brani musicali e riprodurli poi su un CD. Qual è la posizione della FIMI e della SIAE su queste novità? Pagheremo anche per ascoltare musica via web? E come, con abbonamento stile canone RAI?
    Come commenta la notizia proveniente dalla Germania della sovrattassa ai produttori di Hardware?

    non+autenticato
  • Se la difesa dell musica è affidata a gente che non distingue un ladro dall'altro (fimi non è siae) e non vede la differenza tra un mercato e l'altro (i costi di un cd in gb sono più bassi perchè il mercato non è limitato alla sola gran bretagna ma va in tutto il mondo...) ed è così logorroica...

    Ma è tanto difficile?
    Poche cose ma chiare:
    I prezzi dei cd sono quello che sono, il vero scandalo è che i prezzi SIANO UGUALI PER TUTTI, Vasco ha un costo, i Velvet (chi li conosce?) un altro... questa è la vera fregatura

    - Scritto da: ccg
    > Forse ho una visione diversa rispetto a
    > molti, ma io credo di aver qualche idea per
    > dissentire con mr. Mazza. Posseggo qualche
    > migliaio di LP, qualche migliaio di 45 giri
    > (o 7") e qualche migliaio di CD. Ebbene sì,
    > sono un collezionista e, in termini
    > economici, ho pagato e pago il diritto al
    > dissenso. Ho una ADSL e non mi interessano
    > gli MP3, se non in casi particolari. Ma la
    > musica è parte della mia vita, sia come
    > utente, sia come musicista (sono iscritto
    > alla SIAE da oltre 20 anni senza riceverne
    > alcunchè, a parte i bollettini di
    > pagamento).
    > Secondo l'illuminato Dir. Gen. di SIAE, il
    > problema della riduzione di vendita dei CD
    > risiede nela pirateria o nel file sharing
    > con MP3. Ebbene, si faccia un esame di
    > coscienza e, se ha voglia di spendere soldi,
    > scopra con una apposita e costosa ricerca di
    > mercato che cosa frena molte persone
    > dall'investire 40.000 circa per un CD,
    > quando poi l'hit di punta contenuto viene
    > pubblicato anche sulla/e compilation di
    > turno e costa ancora come il CD originale.
    > Faccia poi una semplice comparazione tra
    > costo del CD nella UE e il potere di
    > acquisto con la stessa cifra in ogni Paese.
    > Ne scoprirà delle belle!
    > IN GB i CD, così come una volta il vinile,
    > per i primi giorni di uscita sono SEMPRE a
    > prezzo promozionale, così da incrementare le
    > vendite. e dopo pochi mesi entrano nella
    > catena Best price...
    > Per cui, il CD a prezzo pieno è sul mercato
    > solo per pochi mesi. Certo è che se,
    > nonostante il cambio folle della sterlina, i
    > CD costano meno che in un negozio italiano,
    > allora qualcosa non funziona. La stessa cosa
    > accade in Germania, in USA e in Francia,
    > tanto per citarne solo alcuni.
    > Non si è mai visto un mercato il cui
    > marketing affossa il prodotto stesso...
    > Per i collezionisti, per fortuna siamo
    > relativamente pochi pazzi, non è solo la
    > musica che conta, ma l'oggetto in sè che
    > vale la spesa. Personalmente ho appena
    > acquistato una rara edizione di un LP dei
    > Beatles peruviana e ho speso una cifra folle
    > ma, accidenti, ce ne sono solo un centinaio
    > di esemplari al mondo! Questo non ha senso
    > per l'ultimo dei REM.
    > Questa trasposizione del valore non ha senso
    > in assoluto nel mercato consumer. Il
    > prodotto deve venir incontro alle
    > possibilità economiche del compratore, che
    > subisce necessariamente le fluttuazioni del
    > potere di acquisto della popolazione e del
    > break even del prodotto. Se la capacità di
    > acquisto perde di valore, allora anche il
    > prodotto deve abbassare il suo prezzo al
    > pubblico. In caso contrario io azienda vado
    > fuori mercato! Oppure offro servizi o altro
    > che rendano comunque il valore del prodotto
    > accettabile.
    > Credo che la tecnologia per la produzione
    > del CD sia stata ampiamente ripagata, per
    > cui, è arrivata l'ora di abbassare il prezzo
    > del CD. Attualmente, come prima più di
    > prima, compro sepre più vinili che CD. Mi
    > rifiuto di pagare un prezzo assurdo per un
    > prodotto che ne vale meno della metà solo
    > per supportare il marketing o per ripagare
    > il costo di videoclip, o per mantenere
    > strutture obsolete, costose e inutili.
    > Compro in un anno quindi molti, molti, molti
    > cd di quanto vorrei.
    > Notizie ai naviganti
    > Mi dispiace dilungarmi, ma forse, tra i
    > lettori del forum non tutti sanno che alcune
    > aziende stanno lavorando per
    > commercializzare CD non più stereo, ma in 6
    > tracce audio (esafonia), partendo
    > dall'illuminato concetto che tutti in casa
    > abbiano un sistema dolby surround per
    > l'ascolto di audio-video. Ebbene, ho
    > assistito alla presentazione di alcuni di
    > questi CD (attualmente 45 titoli in
    > catalogo) ed effettivamente c'è un salto di
    > qualità. Peccato, che oltre che a dover
    > cambiare gli impianti stereo, i CD
    > costeranno tra i 15 e il 30% in più.
    > E questo per pagare gli studi tecnologici
    > che hanno consentito di migliorare una
    > tecnologia già conosciuta come quadrifonia
    > nei primi anni '70...
    > Naturalmente, se si ascoltano questi file
    > (tipo MP3) in un pc con scheda audio
    > adeguata e casse 5+1, come quelle per i
    > vidogiochi, la musica cambia.
    > Egregio MR. FIMI, che cosa pensa di questi
    > cambiamenti? I CD costeranno sempre di più
    > nonostante le nostre proteste? Tenendo conto
    > che molte aziende a Voi affiliate sono le
    > stesse che studiano e commercializzano
    > masterizzatori e altri strumenti per
    > utilizzare MP3, non si pone un discorso di
    > schizofrenia quantomeno pelosa...?
    > Un'altra azianda sta mettendo a punto un
    > radioregistratore portatile che si collega
    > via web alle radio di tutto il mondo per
    > poter scaricare e "copiare" più fedelmente
    > brani musicali e riprodurli poi su un CD.
    > Qual è la posizione della FIMI e della SIAE
    > su queste novità? Pagheremo anche per
    > ascoltare musica via web? E come, con
    > abbonamento stile canone RAI?
    > Come commenta la notizia proveniente dalla
    > Germania della sovrattassa ai produttori di
    > Hardware?
    >
    non+autenticato
  • Innanzitutto nel disapprovare l?atteggiamento avuto per il sito su Papetti informo che ho un ?quadro? della mentalità Mazza e di coloro che vi satellitano.
    Tralascio il discorso sul costo dei CD, argomento più volte trattato nelle colonne di PI, per passare a quello sulla visione della ?musica on-line?.
    Eh, sì, qui ce ne vuole della fantasia; che sembrerebbe non mancare:
    ?streaming on demand, il download a tempo determinato (..), il pay per hear, l'integrazione con la telefonia cellulare , (..) una scheda per andare su un sito e scaricare fino a 50 mila lire di musica ?
    ahi ahi ahi !! Le idee ci sono, ma ? sono di altri (secondo me sono anche anacronistiche e un po? prive di senso). Allora ?

    ------ la musica mp3 non è la musica CD -------
    MP3 e CD sono 2 tecnologie che resteranno ben scisse.

    Andando oltre il gratis, l?introduzione (o la rivoluzione) ?MP3? ha fatto capire che :
    -    Non vi sono ricarichi del negoziante
    -    Non vi sono costi di distribuzione (ovvi motivi)
    -    È ?solamente? un piccolo file
    Ricordato questo a coloro che dell?mp3 ne vorrebbero fare un prodotto (magari a prezzo CD?), gradirei cominciassero a rimboccarsi le maniche, darsi da fare e cominciare a gestire la questione in maniera attiva (qualche mente nuova sarebbe d?aiuto).

    Internet è un mezzo, ma ci si scorda che è un mezzo sfruttabile da tutti; chi lo fa con innovazione e ?visione? non può che guadagnarci. Chi mette sbarre dimostra solo la propria incapacità di capirlo.

    Io avrei una ?visione? a riguardo?. interessa a qualcuno ?

    non+autenticato
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