Hacker/ Era il lontano 1958?

Una breve ma appassionata sintesi della storia degli hacker, dalla loro nascita fino ad oggi. Un contributo prezioso per identificare la vera figura dell'hacker e la sua etica

Grazie alle sollecitazioni di alcuni amici ho deciso di pubblicare questo piccolo contributo dedicato alla nascita degli hacker.
Fonte preziosa per la stesura di questo articolo è stato il libro di Steven Levy "Hackers", un vero capolavoro.
Preciso subito che la parola "hack" in inglese significa "tagliare", "fare a pezzi". Ma come vedremo, nel caso degli hacker la si intende sempre in senso positivo.

Molti lettori, travolti da informazioni di vario genere, non capiscono quale sia stato lo sviluppo della cultura hacker: tutte le persone che hanno contribuito alla nascita di questa filosofia di vita sono sconosciute e non hanno fatto denaro sul mercato della nuova scienza dell?informatica.

Ecco, questi sono gli hacker, ovvero quei geniacci che nel garage della propria abitazione hanno studiato l?elaboratore nei suoi livelli più profondi e hanno regalato a noi tutti la vera storia dell'informatica ed in particolare del personal computer.
Tutto iniziò nel 1958 al Massachussets Institute of Technology presso il Tech Model Railroad Club, laddove gli studenti si dilettavano con un enorme plastico ferroviario. TMRC era composto da due gruppi: alcuni componenti passavano il loro tempo a costruire e dipingere i modelli dei treni, altri studiavano il funzionamento dei segnali e la distribuzione dell'energia. Questi ultimi prendevano il nome di ?Signal and Power? ed elaboravano, testavano, riparavano e scassavano il cuore del sistema.

Hack è un termine derivato dal gergo del MIT, la parola era utilizzata per indicare gli scherzi effettuati dagli studenti e quel termine denotava rispetto: un collegamento elettrico si definiva ?hack semplice?; un ?hack? doveva essere innovativo, denotare stile e virtuosismo tecnico. I membri più giovani di S&P amavano definirsi, all?interno del loro gruppo, ?hacker? e questo termine veniva utilizzato per commentare le loro gesta.

Il salto dall?impianto elettrico al primo elaboratore fu una conseguenza logica per i membri di S&P: il primo computer del MIT fu l?IBM 704, meglio conosciuto come ?il bestione?. John McCarthy scrisse il programma che consentì all'IBM 704 di giocare a scacchi e nonostante ciò, i critici dell'epoca definirono questo tipo di attività un esempio di ?insensato ottimismo? verso la scienza dell'intelligenza artificiale. Gli uomini di S&P volevano imparare come "lavorarsi" quel ?bestione? ed iniziarono così a smanettare con il nuovo linguaggio di programmazione LIPS.

Gli hacker tentavano sempre di migliorare il software, perseguivano l?ottenimento di risultati uguali o paragonabili facendo ricorso ad un numero sempre minore di istruzioni: si trattava di uno sforzo titanico vista la piccolissima quantità di memoria dell'IBM 704.