Fine del gratis/ eDay chiude, se ne discute

Gli esperti si dividono sui reali motivi della chiusura del giornale. C'è chi se la prende con i venture capitalist

Roma - L'annuncio, nei giorni scorsi, della chiusura del giornale elettronico eDay ha suscitato un vespaio. Se da una parte, infatti, chiude una testata giovane come è capitato a tanti, e su internet a tantissimi, dall'altra c'è chi ha visto nella chiusura del giornale il fallimento di un certo genere di progetti finanziati dai venture capitalist.

eDay era un giornale gratuito, per leggerlo non bisognava pagare. In questi giorni aveva raggiunto quota 40mila lettori, disponeva di servizi avanzati di personalizzazione e segnalazione delle notizie, anche via palmare. Ma è caduto vittima di un buco di bilancio di 2,6 miliardi di lire. Troppo, a quanto pare, per rimanere in vita.

Arturo Motti, deus ex machina dell'impresa eDay, in una lettera ai lettori ha spiegato che "non si vive di solo gratis, e se il pane pubblicitario manca e non si ha ossigeno per resistere ancora in apnea, non resta che sventolare la bandiera bianca". La lettera si chiude con un "grazie, naturalmente, anche a Elserino Piol, al quale eDay è piaciuto subito e l'ha finanziato con il fondo Kiwi I: grazie per avermi dato la possibilità di misurarmi con questa impresa. Se poi è finita così, non è colpa del venture capitalist e delle sue logiche di troppo breve periodo, ma di quei 2,6 miliardi di perdite: troppo pochi per esser presi sul serio quando sulla new economy incombono nuvole più grosse..."
Motti nella sua lettera spiega che 2,6 miliardi di lire per un quotidiano come eDay sono, in realtà, "appena 2,6 miliardi". Un dato che, se rapportato ai 40mila lettori di eDay, corrisponde ad una perdita secca, per lettore, di 65mila lire. Una somma effettivamente comprensibile, vista anche la giovane età della testata e le spese di avvio. Una somma così comprensibile che, secondo alcuni che in questi giorni si sono espressi sulla vicenda, renderebbe palese il vero problema, cioè il fatto che i progetti finanziati dai venture capitalist sarebbero sempre meno in grado di garantire i rapidi rientri richiesti da questo modello di finanziamento.

Con il cambiare del mercato e il crollo degli investimenti pubblicitari, il ritorno è tutt'altro che garantito, soprattutto nei tempi stretti necessari a mantenere "attivi" i soci finanziatori.

Ma se le logiche del venture capitalist vengono dunque messe sotto i riflettori, c'è anche chi si chiede come mai eDay non abbia pensato a proporre abbonamenti o altre forme di pagamento ai propri lettori prima di gettare la spugna. Ma avrebbe avuto successo un'opzione del genere? Intanto c'è chi si chiede se il gratis non stia facendo male alla rete, spingendo molti ad abbassare la qualità del proprio lavoro per allargare "a tutti i costi" il numero di lettori-utenti. Quel che è certo è che il fallimento eDay continuerà a far discutere ancora a lungo...
10 Commenti alla Notizia Fine del gratis/ eDay chiude, se ne discute
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  • Gratis va bene, almeno per l' utilizzatore finale che non paga nulla. Ma oggigiorno nessuno fa niente per niente. Al massimo c'e' qualche anima buona, che fa qualche cosa di utile NON in cambio di soldi.
    Ma tutto ha un costo e sono rari coloro che lavorano amore-dei. In conclusione, a mio avviso, se qualche servizio e' offerto come gratuito al grande pubblico deve esistere, da qualche parte,una fonte di finanziamento. E quando quest' ultima chiude i rubinetti, il servizio e' condannato. Se la pubblicita' sulla Rai costa milioni al minuto, quella su internet costa continaia di lire a click. Personalmente non ho MAI cliccato su di un banner pubblicitario (nel mio PC ho anche scritto un file con la corrispondenza degli indirizzi dei server pubblicitari che piu' martellano con 127.0.0.1 in modo da rendere anche piu' rapido il caricamento delle pagine) ed anche i miei colleghi non li ho mai visti cliccare sui banner (lo faranno di nascosto ???).
    Cosa si cela quindi dietro un servizio gratis ???

    Saluti a tutti.
    non+autenticato
  • Di pubblicità, su internet, non si vive... ai tempi avevo provato eDay, ma sapevo già come sarebbe finita, credetemi.
    non+autenticato
  • Conosco redazioni 10 volte più grandi di e-day, con attrezzature molt più costose che forniscono da anni un servizio gratuito (pagato dalla pubblicità).

    I tg delle tv private (la RAI è co-sovvenzionata dal canone).

    La differeza sta nella "resa" della pubblicità. Lasciate maturare le cose, calma, calma...
    non+autenticato
  • - Scritto da: Ox
    > Conosco redazioni 10 volte più grandi di
    > e-day, con attrezzature molt più costose che
    > forniscono da anni un servizio gratuito
    > (pagato dalla pubblicità).
    >
    > I tg delle tv private (la RAI è
    > co-sovvenzionata dal canone).
    >
    > La differeza sta nella "resa" della
    > pubblicità. Lasciate maturare le cose,
    > calma, calma...

    Hai dimenticato 1 altro dettaglio, i TG influenzano di piu' le persone di quanto non faccia 1 articolo stampato. Piu' che i 30" contano i pubbliredazionali, tutte quelle notizie messo dentro i TG che in realta' sono pubblicita' per l'uno o per l'altro che poi comprano ANCHE i 30".

    Saluti.

    Stefano.
    non+autenticato
  • > Hai dimenticato 1 altro dettaglio, i TG
    > influenzano di piu' le persone di quanto non
    > faccia 1 articolo stampato. Piu' che i 30"
    > contano i pubbliredazionali, tutte quelle
    > notizie messo dentro i TG che in realta'
    > sono pubblicita' per l'uno o per l'altro che
    > poi comprano ANCHE i 30".

    Sono d'accordo; quante volte vediamo ad esempio quell'esperto di.. o l'equipe coordinata da... (proprio ieri la dott.ssa TalDeTali esperta di dermatologia, l'esposizione al sole ecc..).
    Cosa altro non e` se pubblicita` per le cliniche private (e non)?
    non+autenticato
  • Mah, io conosco quelli di www.i-dome.com, piccolissima redazione, informazione di nicchia sull'IT e sul commercio elettronico, non fanno pubblicità, erogano servizi e informazione di qualità, ma non fanno pubblicità.

    Parlavo un po' di tempo fa con loro, e loro fin dall'inizio, facendo i conti della serva, avevano visto che la pubblicità non era un canale di revenue sostenibile.

    Allora hanno puntato su qualcos'altro, su modelli multipli di revenue.

    Io credo che il problema di tante start-up sia come venga ipotizzato un Business Plan, le ipotesi di revenue previste, le ipotesi alternative, le variabili che si cercano di prevedere se un modello si rileva vincente o no.

    Mi sembra assurdo pensare che in un mercato nuovo ed emergente come quello on-line, il modo di "sopravvivere" per una neonata sia solo uno e basta.

    Boh!!!

    gabriele

    - Scritto da: Ox
    > Conosco redazioni 10 volte più grandi di
    > e-day, con attrezzature molt più costose che
    > forniscono da anni un servizio gratuito
    > (pagato dalla pubblicità).
    >
    > I tg delle tv private (la RAI è
    > co-sovvenzionata dal canone).
    >
    > La differeza sta nella "resa" della
    > pubblicità. Lasciate maturare le cose,
    > calma, calma...
    non+autenticato
  • Non è il "gratis" che non funziona, ma la pubblicità su Internet (che dovrebbe garantire quel ritorno economico che consente di offrire un servizio gratuito...)

    Forse perché esistono più siti che navigatori?
    O perché gli utenti di Internet sono meno influenzabili di quelli della TV, delle riviste etc?

    Non so voi, ma io non ho MAI cliccato su un banner pubblicitario di un sito, e in genere non li noto nemmeno.

    Per me, offire un servizio "gratis" significa soprattutto non guadagnarci nulla. Un'azienda non se lo può permettere, ma per fortuna c'è tanta gente che certe cose le fa per il gusto di farle (vedi i tanti progetti Open Source partiti dall'iniziativa di singoli...)
    non+autenticato
  • Apprezzo molto il maggiore equilibrio con il
    quale si tratta la questione eDay rispetto alla
    maggioranza degli articoli da voi pubblicati a
    riguardo del "crollo degli investimenti
    pubblicitari"

    Certo chiamare una rubrica "I banner non pagano"
    e' meno attraente di "Fine del gratis"...

    Mi domando se un giorno vedro' spuntare almeno un
    punto interrogativo dopo gratis Occhiolino
    non+autenticato
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