UMTS, una rete monopolizzata?

Per evitare che la Internet wireless diventi terreno di nuovi oligopoli legati ai gestori che avranno la licenza UMTS, per scongiurare una rete proprietaria, chiesta una nuova politica

Web - Pubblichiamo una sintesi della lettera aperta al Governo sull'UMTS redatta da CarloAlberto Carnevale-Maffè e da Giuseppe Caravita e, prima, l'appello alla sottoscrizione della lettera scritto dallo stesso Caravita.

Con l'UMTS sta per arrivare "Internet mobile": non facciamola nascere zoppa.

Entro pochi giorni il Governo definirà il regolamento dell'Asta per l'assegnazione delle licenze Ums. Sarà un atto importante di politica per la rete. E un punto di svolta per il nostro futuro, come attori di Internet. Il Governo ha già dichiarato alcune linee guida in merito: le riteniamo estremamente pericolose per il nostro futuro, per lo sviluppo dell'Internet italiana e della Nuova economia che sta emergendo. Urge una radicale correzione...
Vi piacerebbe una internet con solo cinque siti, cinque grandi portali gestiti da grandi aziende di telecomunicazioni che controllano tutto, che vi fanno pagare ogni servizio, magari nominalmente poco, ma con un contatore che gira inesorabilmente, clic dopo clic?

Voi vorreste andare altrove ma gli ostacoli sono quasi insormontabili. Il vostro terminale accetta solo software del vostro gestore, il portale ha funzioni di navigazione esterna complicatissime, se "uscite" tutto diventa lento e caro. Alla fine restate sempre lì, dal vostro "grande fratello". Che vi ha registrato, catalogato, che segue ogni vostra azione in rete.

Guardiamo al recente passato. La telefonia mobile Gsm in Italia non è stata, e tuttora non è, propriamente un faro di aperta e trasparente competizione a favore degli utenti. La piena concorrenza tra i gestori non c'è ancora; due anni fa ci si accorse che i primi due tendevano a pratiche collusive, e, sull'onda delle denunce delle associazioni dei consumatori, fu necessario varare affannosi provvedimenti di attento controllo (tariffario e non) da parte dell'Authority (tuttora solo parzialmente efficaci). E poi la gara per un quarto gestore Gsm, giudicato essenziale per la vera concorrenza, ma per ora di impatto poco rilevante. Insomma: la competizione non la si crea con un tratto di penna. Ma con una efficace politica basata su un modello aperto. Fin dall'inizio.

Un altro esempio negativo di oggi: Omnitel 2000 via wap. Dal telefonino, nei fatti, sei spinto ad accedere solo ai servizi del gestore. Teoricamente potresti anche navigare altrove, ma è difficile, costoso, lento. Ovviamente il gestore (e lo stesso, più o meno, vale per gli altri) ha un forte interesse affinchè tu, "suo" utente, usi i suoi servizi. E questa spinta a "proprietarizzati" sarà tanto più forte quanto sarà più urgente la necessità del gestore nell'estrarre ritorni e introiti di ogni tipo dal suo servizio Umts. Tanto più forte quanto saranno alti i suoi costi, innanzitutto dopo aver pagato una pesante tassa all'entrata per l'acquisto della licenza.

Questi rischi, seri, li stiamo correndo grazie a una impostazione della gara Umts sbagliata, costosa per il futuro, e quantomeno monca di essenziali garanzie sull'apertura effettiva dei servizi sulla nuova rete. Una gara che vede la futura rete Umts come un'altra rete di telefonia, per pochi gestori, e non come una parte innovativa di Internet, e del suo ecosistema aperto.

Una gara che rischia di prepararci, anche con le migliori intenzioni dichiarate, a una delle maggiori sconfitte nello sviluppo tecnologico, innovativo, economico e culturale nella storia del Paese.

Abbiamo l'opportunità, unica, di passare rapidamente e su vasta scala alla nuova generazione Umts, e di farvi crescere e moltiplicare migliaia di fornitori di nuovi servizi, altrettante imprese giovani e innovative capaci di creare lavoro, finalmente competitive a livello internazionale perchè la base di mercato sottostante sarebbe massiccia, dieci volte più ampia di quella rappresentata, oggi in Italia, dagli utenti della normale Internet sul personal computer.

C'è un grande ostacolo: questo assurdo pasticcio di politica industriale che sta combinando il Governo, in tema di gara e di assegnazione delle licenze Umts. Dove potranno pienamente e liberamente erogare servizi innovativi soltanto coloro che pagheranno 4mila miliardi minimi per una delle cinque licenze. Il futuro di un Umts in poche mani. Assurdo, oltre che antidemocratico.

Che, se dovesse realizzarsi nei termini proposti, porterebbe inevitabilmente a una Internet mobile italiana asfittica, centrata su solo pochi soggetti (i cinque detentori delle licenze sulle frequenze sulla rete e sui servizi) e di sicuro costosa per gli utenti, dato che su questi ultimi (cioè noi), di riffa o di raffa, si scaricherà in definitiva il costo di una tassa statalmente predefinita in almeno 20mila miliardi minimi.

Questo è l'esatto opposto del modello Internet. Il risultato sarà che l'Umts italiano, quantomeno nella sua prospettiva di Internet mobile, diverrà irrilevante, i fornitori di servizi innovativi mobili non si svilupperanno come altrimenti avrebbero potuto. Il Paese perderà una grande opportunità di sviluppo, tale da generare nuovo valore. Tale, quello sì, da ridurre il debito pubblico ereditato dal passato. Non la tassa statalistica malamente imposta oggi.

Altri paesi, come la Finlandia (che competono con noi quanto a massiccia penetrazione del mobile sulla popolazione) hanno adottato un modello di assegnazione delle frequenze del tutto diverso (niente base minima d'asta centralmente decisa e soprattutto basso costo e apertura ampia delle licenze per la fornitura di servizi sulla nuova rete).

Saranno probabilmente Paesi come questi a divenire gli autentici battistrada europei sulla nuova generazione. Potranno infatti offrire mercati Umts ampi e aperti. A differenza dell'Italia. E poi arriveranno i potenti americani, che impareranno rapidamente la lezione scandinavo-finlandese. E la partita sarà un'altra volta chiusa, con buona pace delle nostre velleità industriali e innovative. Loro avranno preso vantaggio e alla fine domineranno il mercato. Come non molti anni fa è già successo nel campo dei personal computer.

Dobbiamo fermare questo pasticcio, prima che sia troppo tardi. Prima che il Governo (tra pochi giorni) definisca un regolamento d'asta improntato, sulla base del demagogico slogan "abbattiamo il debito pubblico", alla replica acritica del modello il caso inglese, che ha venduto le licenze Umts a prezzi esorbitanti. E che sta suscitando enormi dubbi in tutta Europa (vedi la recente rivolta dei candidati alle licenze in Olanda che, nei fatti, hanno fatto saltare la locale gara, vedi la strada opposta presa dalla Spagna).

Il Governo italiano ha adottato il cosiddetto modello inglese, vantaggioso a breve termine per le sue entrate, ma senza minimamente analizzare il futuro di questa innovazione, e le conseguenze dei costi aggiuntivi che verranno inevitabilmente scaricati sugli utenti. Come e dove verranno scaricati? Aspettiamo una risposta precisa.

Abbiamo già le telecomunicazioni più care tra i paesi industriali (in particolare per le linee dedicate professionali dove il monopolio resiste in trincea) e la nostra New Economy sta timidamente svegliandosi solo adesso. La partenza di un Umts gravato di 20mila miliardi di "tassa" e soprattutto tendenzialmente chiuso a soli cinque gestori sarebbe una mazzata anche per processi strategici, e fragili, come la crescita del Nuovo Mercato dei titoli e delle giovani aziende innovative. Contribuirebbe a un clima depresso sul futuro della new economy italiana, in un momento invece in cui ciò che ci serve è l'esatto opposto. Fiducia, prospettive aperte, barriere all'entrata via via sempre più basse. (continua in seconda pagina)