Usenet, risorsa ancora inesploarata

di Massimo Mantellini. Per trovare riscontri di prima mano al proprio lavoro, lo strumento newsgroup, se ben utilizzato, ha potenzialità interessanti per tutti

Web - Leggevo proprio ieri sul web, in una di quelle pubblicazioni elettroniche comparse in questi ultimi mesi, un articolo sull'ADSL. Si citavano le difficoltà tecniche di un provider fra i tanti che ormai forniscono connessioni internet a larga banda. L'articolo praticamente non esisteva: si trattava della semplice ricopiatura di alcuni interventi di utenti all'interno di un gruppo di discussione della gerarchia italiana.

Mi sono così ricordato che giusto qualche settimana fa Edi&sons spa, una società che offre connessioni a Internet flat ha offerto un accesso temporaneo di prova ai frequentatori del newsgroup it.discussioni.notut, aprendo una inedita ed intelligente prassi di confronto con i propri possibili futuri utenti.

Che strano. I gruppi di discussione, considerati da tanti un retaggio di una Internet testuale che non esiste piu', difficili da utilizzare e infestati dallo spamming, sembrano in Italia vivere ultimamente una seconda giovinezza. In alcuni fra quelli che hanno saputo circostanziare bene l'ambito della discussione, come it.discussioni.notut, la percentuale di posting fuori tema e' molto bassa, lo spamming pochissimo presente e quasi per nulla tollerato. E si tratta di un gruppo senza moderazione. Certo rimane alta la percentuale di "rumore" cioè di quei messaggi che non aggiungono nulla alla discussione, così come restano ben evidenti alcuni punti deboli di Usenet quali la tendenza a preferire una interpretazione dietrologica e misteriosa su qualsiasi questione. Ma non e' in definitiva lo stesso che accade ovunque gruppi di persone si riuniscano per discutere in libertà? Rimane poi difficilmente superabile, ma anche questa fa parte delle regole del mezzo, lo squilibrio fra un numero di lettori molto ampio e una quota di postatori frequenti relativamente ridotta e dominante.
Questi aspetti quasi sociologici (il newsgroup come palco e microfono dal quale stupire la folla) possono ingannare chi conosca poco usenet, bollando le sbavature che inevitabilmente vi si troveranno come predominanti. In realtà, come hanno capito quelli di Edi&sons e come sanno benissimo gli altri fornitori di connettività che leggono regolarmente it.discussioni.notut per trovare riscontri di prima mano al proprio lavoro, lo strumento newsgroup, se ben utilizzato, ha potenzialità interessanti per tutti. Per chi vende un servizio o un qualsiasi altro bene di consumo può diventare una finestra aperta e disincantata sulle esigenze e i desideri della propria clientela. Sempre che l'azienda in questione abbia il coraggio e la voglia di proporsi in maniera trasparente: un atteggiamento assai inusuale nel nostro paese.

Per gli utenti, i gruppi di discussione sono fino a oggi stati più che altro una fonte di informazione molto ampia e variegata. Se agli interlocutori paritetici si vorranno aggiungere, nelle forme e nelle modalità consentite, anche i fornitori di servizi, la qualità del feedback che la rete Internet potrà fornire a ciascuno di noi migliorerà di molto.

Otterremo così anche un altro risultato. La finiremo di vedere incorniciate in spazi angusti e fuori luogo le opinioni della cosidetta "ggente", abituati come siamo al loro sfruttamento da parte dei media che le usano a loro piacimento, in genere rinchiudendole dentro recinti appositi e neutralizzati di ogni autorevolezza quali i forum di discussione sul web. Da una parte la "verità" della informazione dei media, viziata da anni di completa assenza di confronto con chicchessia, e, subito sotto, il forum dei lettori: pagine di interventi in libertà e senza peso alcuno, preferibilmente su argomenti di spessore come "La vostra opinione sul calciomercato".

Una volta capito questo volontario errore di prospettiva forse perfino il Ministro della Pubblica Istruzione De Mauro apprezzerà la differenza fra far conoscere il proprio punto di vista (come ha fatto tempo fa) sul forum web di repubblica.it piuttosto che su it.istruzione.scuola.
Chi conosce i newsgroup sa che non è esattamente la stessa cosa.

Massimo Mantellini
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