American Pie, minaccia per il file-sharing?

di L. Assenti. Hollywood spinge ovunque la notizia del pirataggio del sequel della commediola miliardaria. Uno strumento in più per crocifiggere i sistemi che incarnano il senso stesso di una rete informatica

American Pie, minaccia per il file-sharing?di L. Assenti - Si chiama "American Pie 2" il filmetto che Hollywood sta brandendo con chiodi e martello per tentare di crocifiggere gli ambienti peer-to-peer (p2p), cioè i sistemi che consentono agli utenti di condividere file digitali.

Eh già, perché sui media americani la notizia che una copia pirata di questo film si sta diffondendo in rete proprio grazie ai sistemi di condivisione dei file, rimbalza da qualche ora con un fragore sospetto, quasi fosse "pilotato". Un modo in più, nelle settimane della più dura offensiva anti-p2p dopo le crociate anti-Napster, per spingere il Congresso verso nuove leggi restrittive delle libertà digitali.

Come se non bastasse, il film uscirà nelle sale solo il 10 agosto, cosa che apparentemente manda in bestia Hollywood ma che getta un'ombra proprio sui suoi schiamazzi: che sia tutta una manovra pubblicitaria ai danni del file-sharing? Due piccioni con una fava?
E tutto questo, poche ore dopo le accuse di pornografia rivolte ai sistemi peer-to-peer, presentati da alcune tristi voci della politica americana come strumenti capaci di portare la pornografia sui monitor dei minori "che si avventurano in rete".

Solo due settimane fa, la RIAA, l'associazione di discografici che lavora gomito a gomito con l'antipirateria hollywoodiana, ha inviato una lettera a molti provider statunitensi, chiedendo loro di chiudere i server "open", grazie ai quali utenti di mezzo mondo scambiano materiali digitali. A difendere "questo" file-sharing c'è solo il timore dei fornitori di servizi di perdere utenti che proprio quegli ambienti cercano e utilizzano. Ma quanto manca ad un accordo liberticida di cartello tra i diversi provider in chiave anti-P2P, un accordo che nasca dalle richieste sempre più pressanti dei numi industriali della musica e del cinema?

Oggi i produttori gridano come oche capitoline impazzite, appoggiandosi sulla faciloneria di certa stampa, e questo perché una commediola che deve sbancare il botteghino, culturalmente deprimente, il sequel di una sciocchezza chiamata "American Pie", sta girando tra gli utenti di sistemi di file-sharing, pardon, tra i "pirati informatici". È addirittura la Reuters a farsi portavoce della "preoccupazione" che circolerebbe nelle lussuose stanze del potere cinematografico.

E così, il jolly mediaticamente vincente della pirateria soffoca le grida della rete, quella cosa che ha un senso solo quando consente di far passare file digitali tra due o più computer. Non è davvero facile, a questo punto, dormire sonni tranquilli.

Lamberto Assenti
TAG: censura
16 Commenti alla Notizia American Pie, minaccia per il file-sharing?
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  • Volevo segnalare una notizia, solo in parte OT: riguarda i programmi di files sharing.
    State attenti a cosa condividete: c'è gente che condivide l'intero disco fisso. Cose da non credere! Privacy a livello zero.
    Leggete qui:
    http://netdoc.supereva.it/internet/condividere/ris...
    non+autenticato

  • E' paradossale che spesso i Cinesi ce la mettano _undercooler_ e che con la stessa tecnica penalizzino il loro stesso paese - spiego:

    se gli andasse di farlo, di tutte queste regole i cinesi se ne fotterebbero alquanto e non ci sarebbero processi o rivalse da parte nostra.
    Spesso dei brevetti industriali vengono utilizzati senza fottersene minimamente... non gli puoi fare nulla.

    Potrebbero essere i primi, in questo caso a fregarsene della legge e copiarsi i film americani e rendere i loro server "più liberi" degli altri.
    Paradossalmente invece, usano questo controllo sulla rete per soffocare tutti...
    eppure potrebbero essere loro l'arma vincente CONTRO l'americano perbenismo...

    purtroppo è quasi solo una farneticazione fantasiosa.

    non+autenticato
  • Ciao raga,
    tempo fa proprio qui su PI avevo letto di un progetto di SourceForge di un client P2P crittato... tipo quello del Cult of the Dead Cow... mi sapete dire il nome??

    Ciao,
    ^Devil^
    non+autenticato
  • Pur non discutendo una certa "stranezza" nel fatto che il film non e' ancora uscito ma gia' circola nella rete, non mi trovo d'accordo con il tono usato in questo articolo.

    In particolar modo la frase: "...sui media americani la notizia che una copia pirata di questo film si sta diffondendo in rete.." mi lascia perplesso. Io non ho sentito ne letto di questa notizia da nessuna parte. Oltretutto l'unica a riportarla e' la Reuters, ma da Londra per mezzo di Bernhard Warner (corrispondete Europeo).

    Proprio per questo non capisco dove sono le "oche capitoline" che gridano "impazzite, appoggiandosi sulla faciloneria di certa stampa". Non le ho sentite ancora nonostante ci viva in mezzo.

    Se poi il gran chiasso e' per un "...una commediola che deve sbancare il botteghino, culturalmente deprimente, il sequel di una sciocchezza chiamata American Pie.." cio' non toglie nulla al fatto che il file-sharing e' giusto ma fino a quando quello che ci si scambia rimane legale. La sciocchezza chiamata American Pie e' difficile capire per chi non ci ha vissuto nel posto che ritrae. Concordo che e' un film non-culturale, ma lo scopo dichiarato e' solo quello di far ridere, niente di piu'.

    Comunque credo sia sbagliato mettere il file-sharing sul piano legale, e quindi ben vengano le regolamentazioni perche' non riesco proprio a comprendere come mai tutto cio' che e' digitale deve venir "liberamente" scambiato. Spiegatemelo per favore. Grazie.
    non+autenticato
  • Concordo con i dubbi del messaggio precedente e aggiungo che frasi come:

    >una commediola che deve sbancare il botteghino,
    >culturalmente deprimente, il sequel di una
    >sciocchezza chiamata "American Pie", sta girando
    >tra gli utenti di sistemi di file-sharing,
    >pardon, tra i "pirati informatici"

    sono semplicemente ridicole e _pericolose_: mi fa specie che chi ha scritto l'articolo parli di "liberticidio" e poi si arroghi il diritto di giudicare la qualità del film di cui si parla. Se si trattasse di un capolavoro della cinematografia cambierebbe qualcosa? Forse il fatto che il film piratato sia di "serie B" diminuisce la gravità della cosa?
    Se l'autore (e l'Editore di questo giornale, visto che da sempre dà ampio spazio a questo tipo di commenti) tiene veramente alla libertà delle informazioni in rete, perchè non scaglia i suoi strali contro quella manica di _imbecilli_ che ne abusano per piratare non solo film come "American Pie II", ma opere musicali e cinematografiche di ogni genere ed epoca?
    Chiedo sempre all'Autore (e all'Editore) dell'articolo: per quale ragione ritiene che chi si vede depredato di un valore (film, cd o software che sia) debba accettare di buon grado il furto perpetrato ai suoi danni? Perchè una software house, una casa discografica o una cinematografica dovrebbero pagare questo _pesante_ dazio alla libertà d'informazione in rete?

    I veri responsabili di questa situazione, lo voglio ribadire, sono quelli che _sistematicamente_ (e magari con lucro) mettono a disposizione copie pirata di qualunque opera venga prodotta.
    non+autenticato
  • Ciao.

    > mi fa specie che chi ha scritto l'articolo
    > parli di "liberticidio" e poi si arroghi il
    > diritto di giudicare la qualità del film di
    > cui si parla.

    Le due cose sono in relazione?
    Nel mio pezzo no. Si parla da una parte dell'atteggiamento censorio dell'industria e dall'altra si cita ad esempio un film che viene pubblicizzato in questo modo. Cosa sarebbe accaduto se il film fosse un capolavoro destinato ad entrare nella storia del cinema? Si sarebbero limitati agli "starnazzamenti"?Occhiolino

    > Se l'autore (e l'Editore di questo giornale,
    > visto che da sempre dà ampio spazio a questo
    > tipo di commenti) tiene veramente alla
    > libertà delle informazioni in rete, perchè
    > non scaglia i suoi strali contro quella
    > manica di _imbecilli_ che ne abusano per
    > piratare non solo film come "American Pie
    > II", ma opere musicali e cinematografiche di
    > ogni genere ed epoca?

    Sono anni che questo giornale si occupa di questi problemi. Non sono l'editore, ma credo che sia evidente come il problema centrale non sia qualche filmetto registrato da qualcuno in divX quanto il fatto che fino ad oggi l'atteggiamento dell'industria e' sempre andato nella direzione della censura. Il file-sharing semplicemente non e' digerito da questo sistema industriale e produttivo. Quale dei due deve cambiare? Ragioniamoci, con un occhio al fatto che il file-sharing e' il motivo dell'esistenza di una rete informatica.


    > Chiedo sempre all'Autore (e all'Editore)
    > dell'articolo: per quale ragione ritiene che
    > chi si vede depredato di un valore (film, cd
    > o software che sia) debba accettare di buon
    > grado il furto perpetrato ai suoi danni?

    Non mi pare che questo sia stato scritto. Chi potrebbe pensare una cosa del genere?


    > Perchè una software house, una casa
    > discografica o una cinematografica
    > dovrebbero pagare questo _pesante_ dazio
    > alla libertà d'informazione in rete?

    E perche' la liberta' di informazione in rete dovrebbe essere soggiogata agli interessi industriali?
    Vedi, noi ne stiamo parlando, l'industria si limita a parlarne con la SIAE e i suoi omologhi internazionali.


    > I veri responsabili di questa situazione, lo
    > voglio ribadire, sono quelli che
    > _sistematicamente_ (e magari con lucro)
    > mettono a disposizione copie pirata di
    > qualunque opera venga prodotta.

    I comportamenti umani sono i piu' vari e avvengono con qualsiasi mezzo. Oggi, per dirne una, i dati della MPAA sulla pirateria cinematografica riguardano soltanto quella "vecchio stile", perche' i numeri sulla rete sono del tutto insignificanti (notizia di qualche giorno fa).

    Ciao!



    non+autenticato
  • Ti rispondo senza citazioni, altrimenti diventa un battibecco...

    Mi sembra che tu voglia (coscientemente) fare confusione fra "file sharing" in generale, sostenendo giustamente che si tratti di uno dei servizi portanti della rete, e file sharing peer-to-peer.
    Nella realtà il secondo è solo un (minimo) sotto-insieme del primo, ed è contro il secondo che si scagliano gli strali delle case produttrici.

    Ora io chiedo: a che diavolo servono software come Gnutella o il vecchio Napster e simili se non a diffondere copie pirata di software, musica e film? Mi rispondo: teoricamente e tecnicamente servono anche ad altro, di fatto le persone li usano solo per scambiarsi materiale protetto da copyright.

    Consentimi una provocazione (ma poi non tanto tale): io posso utilizzare una rivoltella per scopi leciti, previsti dalla legge e per i quali non andrei in galera, ad esempio difesa personale o attività sportiva. Perchè invece ci vuole un porto d'armi e vari altri controlli per poterne possedere (e usare) una? Perchè troppa gente che usa le armi lo fa per altri scopi, questi illegali.

    Servizi e applicazioni come Napster, HotLine, Gnutella e simili sono una rivoltella puntata contro la testa delle industrie dei media e, subito a cascata, contro quelle degli autori. Purtroppo il numero di persone che fa fuoco va sempre più aumentando, chi è minacciato si difende.

    Chi tiene veramente alla libertà delle informazioni, su Internet come altrove, dovrebbe prendersela innanzitutto con chi ne abusa, offrendo il fianco a chi invece questa libertà non la vuole.

    Perchè P.I., invece di limitarsi a segnalare con dovizia di enfasi chiusure di siti e azioni da parte delle multinazionali, non fa partire _anche_ una campagna contro la pirateria? Presentare le cose come se il male fosse solo da una parte tradisce un vecchio problema di _tutti_ i giornali (e i giornalisti): strizzare l'occhio a i propri lettori. E siccome questi lettori hanno tutti almeno una volta piratato qualcosa nella loro vita, meglio non andare loro contro.

    In una parola: ipocrisia.

    Questi i miei 2c.
    non+autenticato
  • > Mi sembra che tu voglia (coscientemente)
    > fare confusione fra "file sharing" in
    > generale, sostenendo giustamente che si
    > tratti di uno dei servizi portanti della
    > rete, e file sharing peer-to-peer.
    > Nella realtà il secondo è solo un (minimo)
    > sotto-insieme del primo, ed è contro il
    > secondo che si scagliano gli strali delle
    > case produttrici.

    Non sono d'accordo. Il peer-to-peer e' un'ottimizzazione, se vuoi, ma di qualcosa senza cui la rete, qualsiasi rete e quindi anche internet, perderebbe di senso..

    > Ora io chiedo: a che diavolo servono
    > software come Gnutella o il vecchio Napster
    > e simili se non a diffondere copie pirata di
    > software, musica e film? Mi rispondo:
    > teoricamente e tecnicamente servono anche ad
    > altro, di fatto le persone li usano solo per
    > scambiarsi materiale protetto da copyright.

    Questo lo dici tuSorride
    Non solo, il copyright non e' nato con il peer-to-peer. E' successo il contrario, il rischio oggi che il secondo finisca sotto gli strali dei difensori del copyright, che si sono dimostrati poco propensi a ragionarci sopra. Hanno preferito i tribunali. Questo a mio parere e' preoccupante.


    > Consentimi una provocazione (ma poi non
    > tanto tale): io posso utilizzare una
    > rivoltella per scopi leciti, previsti dalla
    > legge e per i quali non andrei in galera, ad
    > esempio difesa personale o attività
    > sportiva. Perchè invece ci vuole un porto
    > d'armi e vari altri controlli per poterne
    > possedere (e usare) una? Perchè troppa gente
    > che usa le armi lo fa per altri scopi,
    > questi illegali.

    Non riesco ad equiparare le due cose. Perche' se una rivoltella puo' essere utilizzata in modo illegale allora anche un coltello da cucina puo' uccidere.. Insomma, non vedo il nesso.


    > Servizi e applicazioni come Napster,
    > HotLine, Gnutella e simili sono una
    > rivoltella puntata contro la testa delle
    > industrie dei media e, subito a cascata,
    > contro quelle degli autori.

    Questo lo dicevano anche dei videoregistratori. Che oggi rappresentano un mercato piu' importante delle sale per i produttori cinematografici.

    > Chi tiene veramente alla libertà delle
    > informazioni, su Internet come altrove,
    > dovrebbe prendersela innanzitutto con chi ne
    > abusa, offrendo il fianco a chi invece
    > questa libertà non la vuole.

    Chi ne "abusa" commette un illecito.
    Ma io non credo che internet possa essere controllata a colpi di sentenze.

    > Perchè P.I., invece di limitarsi a segnalare
    > con dovizia di enfasi chiusure di siti e
    > azioni da parte delle multinazionali, non fa
    > partire _anche_ una campagna contro la
    > pirateria?

    Per agevolare le operazioni di censura che in modo cieco si ripetono sempre piu' frequentemente?
    Ma non sono io a stabilire la "linea" del giornaleSorride

    > In una parola: ipocrisia.

    Ah ecco. Ok, ciao!!
    non+autenticato
  • Rispondo solo a questo, che mi sembra il nocciolo della questione:

    >Non riesco ad equiparare le due cose. Perche' se una rivoltella puo' essere utilizzata in modo illegale allora anche un coltello da cucina puo' uccidere.. Insomma, non vedo il nesso.

    Il nessa sta nel rapporto fra uso e abuso. I coltelli da cucina vengono largamente "usati" e solo minimamente "abusati", per le rivoltelle vale il contrario.
    Le leggi non sono qualcosa che cade dal cielo, le leggi sono regole stabilite dagli uomini in base ai comportamenti degli uomini. Se l'uomo abusa, l'uomo regolamenta e punisce chi abusa.

    Gli strumenti peer-to-peer sono abusati: sei fazioso se non lo ammetti.

    In democrazia si deve tenere conto dei diritti di _tutti_: proteggere i propri beni è un diritto riconosciuto in (quasi) tutto il mondo, mentre sfruttare gratuitamente opere d'ingegno senza il consenso dell'autore è un diritto che non verrà mai riconosciuto da alcuno stato degno di questo nome.

    Insomma, la pirateria è un _furto_, come andare in albergo e portarsi via le asciugamani. Alcuni pensano sia un peccatuccio veniale, ma l'albergo spende milioni o miliardi (a seconda delle dimensioni) per questi peccatucci. Ti sembra giusto?
    non+autenticato
  • >Io non ho sentito ne letto
    > di questa notizia da nessuna parte.

    Ciao XP
    e' stato sicuramente un mio errore non aver postato nei riferimenti del mio articolo i numerosi pezzi dedicati da USAToday, CNET, Reuters ed altri alla questione American Pie.
    Qui ti linko alcuni di quelli che avevo fortunatamente salvato, ma ce ne sono altri in rete, basta cercare:

    http://news.cnet.com/news/0-1005-200-6699284.html
    http://dailynews.yahoo.com/h/nm/20010727/en/film-a...
    http://www.usatoday.com/life/cyber/tech/2001-07-27...

    > il
    > file-sharing e' giusto ma fino a quando
    > quello che ci si scambia rimane legale.

    Il mio punto di vista, guardando quello che succede (dalle lettere ai provider alle azioni della FIMI contro gli utenti danesi di Napster) e' che non ci sia *alcuna* voglia di fare dei distinguo. L'industria, oggi, ha la sola necessita' di salvaguardare i propri interessi, cosa naturalmente comprensibile, ma questo non vuol dire che tutto quello che fa e' buono e giusto.
    Nel file-sharing e' racchiusa a mio parere una parte importante dell'uso della rete, e del suo senso ultimo, e va dunque trattato con i guanti bianchi, con riflessione e attenzione, e non con cani da guardia pronti a mordere (vedi il caso Aimster, che mi sembra emblematico molto piu' del caso Napster).

    Sulla qualita' del film la mia battuta era ironica. Fanno un gran chiasso per questo, chissa' cosa farebbero se il film fosse un riconosciuto capolavoro della storia del cinema.
    Personalmente vedo volentieri sia film "leggeri" che film d'autore.

    > Comunque credo sia sbagliato mettere il
    > file-sharing sul piano legale,

    Questa non l'ho capita. Cosa intendevi dire?


    > e quindi ben
    > vengano le regolamentazioni perche' non
    > riesco proprio a comprendere come mai tutto
    > cio' che e' digitale deve venir
    > "liberamente" scambiato. Spiegatemelo per
    > favore. Grazie.

    Non mi pare di aver detto questo. Ho scritto che non si puo' dormire sonni tranquilli quando il file-sharing e' preso di mira in questo modo.
    Ciao!
    non+autenticato
  • Ciao Lamberto,

    prima di tutto mi scuso per essermi espresso male nei confronti del file-sharing. Intendevo dire che e' giusto regolamentarlo in maniera tale da evitare che materiale protetto da diritti venga ridistribuito a terzi. Allo stesso tempo e' anche doveroso rivedere il sistema dei diritti e aggiornarlo alla luce delle nuove tecnologie perche' certamente cosi' non puo' andare avanti.

    Personalmente non penserei mai di trasferirmi 2GB di roba perche' su larga scala un simile atteggiamento farebbe aumentare i costi di affitto per i provider e quindi, di rimbalzo sugli stessi consumatori. Se lo faccio in ufficio perdo il lavoro, quindi non vedo dove ne avrei il vantaggio: pago $3.99 e mi vedo il film in pay-per-view o mi affitto il DVD...

    Sulla qualita' del film hai ragione: non e' di qualita' ma e' appetibile ai teens. Se il titolo "a rischio di file-sharing" fosse stato un altro credo ci sarebbero state le stesse reazioni: bene o male se di attacco al file-sharing si tratta credo le case lo conducano sia in caso di film ciofega che di film da oscar.

    Insomma, hai ragione nel dire che bisogna stare allerta, ma io inviterei anche al rispetto dei diritti d'autore cercano il piu' possibile di promuovere il dialogo affinche' questi ultimi vengano cambiati. Non so propio come, pero' mettendo assieme qualche commissione Europea si dovra' arrivare a una soluzione.

    Comunque sia, a parte i link degli articoli apparsi su Internet, la stampa ordinaria non ha trattato l'argomento. O almeno quella che leggo e vedo io. Hanno dato molto piu' risalto al "Code Red" perche' notizia "sponsorizzata" dall'FBI e Microsoft....magari, chissa' ne parleranno demain.

    Ad ogni modo spero di aver chiarito la mia posizione riguardo al file-sharing.

    Ciao Ciao
    non+autenticato
  • Mi pare che a questa discussione (anche all'articolo, veramente) manchi un elemento fondamentale: contro il filesharing (qualsiasi cosa se ne pensi) non è possibile fare granché senza limitare e ledere i diritti degli individui.
    Oltre che con i programmi citati da tutti, il file sharing può essere fatto in mille altri modi, oltre che con altri programmi poco conosciuti.
    L'unico risultato, per dire, della chiusura di Napster è stato un rallentamento del fenomeno (con l'espulsione dal meccanismo dei newbies, mentre gli utenti "sgamati" hanno continuato serenamente i loro download).

    Pur essendo solo rarissimamente un downloader, conosco abbastanza bene i mille sistemi di p2p e, in tutta franchezza, non credo che sia possibile bloccare il fenomeno, se non rendendolo economicamente perdente... non certo vietandolo...
    non+autenticato
  • >contro il filesharing
    > (qualsiasi cosa se ne pensi) non è possibile
    > fare granché senza limitare e ledere i
    > diritti degli individui.

    Nel pezzo ho solo accennato a questo problema, avendone gia' parlato in tante altre occasioni.
    Sono d'accordo con te, ed e' per questo che credo sia essenziale che si parli di file-sharing, perche' limitarsi a pensare che "vada chiuso" (come poi?) perche' consente di fare cose illegali e' un atteggiamento a mio parere pericoloso.

    > Oltre che con i programmi citati da tutti,
    > il file sharing può essere fatto in mille
    > altri modi, oltre che con altri programmi
    > poco conosciuti.

    Concordo, il file-sharing è la natura di una rete informatica (e oggi non piu' soltanto "informatica" in senso stretto).

    Ciao!!
    non+autenticato
  • Non guardiamo queste americanate di film, non li scarichiamo assolutamente e non compriamo i cd bacati.
    Stanno stringendo il cappio sui consumatori con prodotti sempre più cessosi. Fossero almeno dei cult-movie, difendiamoci prima che sia troppo tardi e che la major ci impongano anche cosa guardare e cosa ascoltare.
    non+autenticato
  • lo aveva detto anche beppe grillo: non comprate i loro prodotti, vi pregheranno di farlo e vi stenderanno tappeti rossi Sorride
    non+autenticato
  • A me il primo film ha fatto ridere, e anche parecchio. Ma sono gusti....

    Ciao!
    non+autenticato