Mp3.com/Napster all'attacco: non ci avrete

Mentre Mp3.com riapre il servizio che gli ha portato tanti guai, Napster si dissocia dal suo caso e il ministero della Giustizia americano scende in campo. Rischio musica o musica rischiosa?

Mp3.com/Napster all'attacco: non ci avreteLos Angeles (USA) - Il dado è tratto: Mp3.com ha intenzione di tornare all'attacco. Prima di soccombere, infatti, il sito pare avere in animo di combattere un'ultima forse disperata battaglia. Il boss di Mp3.com, Micheal Robertson, ha annunciato che nelle prossime settimane verrà riattivato il servizio mymp3.com, proprio quello che ha portato l'azienda in un processo che in pochi mesi ne ha tarpato le possibilità di sviluppo.

Mymp3.com è un servizio che consente agli utenti di ascoltare musica in rete dal database del sito solo quando dimostrano che la musica che intendono ascoltare è la stessa contenuta in CD in loro possesso. Per provare che la musica che intendono ascoltare online è la stessa che si trova sui loro CD, gli utenti devono inserire il CD nel lettore CD-ROM del computer per pochi istanti, utilizzati dal sistemone per la verifica.

Secondo i giudici che finora se ne sono occupati, Mymp3.com è un servizio che viola il diritto d'autore e, come si ricorderà, per questo motivo Mp3.com dovrà pagare somme enormi in danni a Universal Music, tanto enormi che probabilmente, dicono i suoi manager, il sito potrebbe essere costretto alla chiusura.
Intanto Napster ha dovuto sottolineare la diversità del proprio caso da quello che coinvolge Mp3.com. Lo ha dovuto fare per evitare di essere trascinata in un pericoloso parallelo con il processo al sito mp3 più conosciuto. Contro Napster, infatti, nelle scorse ore è sceso in campo nientemeno che il ministero della Giustizia americano e l'Ufficio americano del Copyright. Secondo il ministero, che ha presentato i propri rilievi al Tribunale che si occupa del processo contro Napster, il sistema scambia-file viola la legge federale sul Copyright ("nessuna difesa legale è possibile per Napster"). E nelle scorse ore sono stati presentati nuovi documenti d'accusa da parte della RIAA, l'associazione delle industrie discografiche che ha intrapreso la crociata per costringere Napster alla chiusura.

L'azienda che produce il software di file-sharing più noto ha quindi spiegato che la differenza tra sé e Mp3.com è sostanziale: "Nessuno alla Napster può essere accusato di violazioni dirette perché nessuno ha copiato un qualsiasi prodotto protetto da diritto d'autore. La nostra tecnologia è del tutto diversa e Napster è stata accusata di complicità ad attività di pirateria". Il che è molto diverso dalla sentenza contro Mp3.com secondo cui il sito ha violato il diritto d'autore e lo ha fatto consapevolmente.

"Su una cosa - hanno spiegato gli uomini Napster - i due casi sono vicini. Entrambi riguardano la musica e Internet. Entrambi riguardano i copyright ed entrambi riguardano denunce definitive contro aziende che si occupano di musica in rete e di problemi di diritto d'autore".