Più che navigatori siamo contadini

L'utente Internet semina. Semina dati. Si muove sulla rete convinto che la protezione della propria privacy sia importante. Ma non fa nulla per evitare che i propri dati finiscano dappertutto

New York (USA) - Impietoso come una scure affilatissima è stato annunciato ieri uno studio Andersen Consulting secondo cui l'utente Internet tiene molto alla privacy e teme che i propri dati personali possano essere catturati e utilizzati a sua insaputa da terzi. Dopodiché prende il mouse e inizia a seminarli sulla Rete.

Stando agli esperti della Andersen e a quelli della Vanderbilt University americana, il 95 per cento degli utenti è consapevole del problema riservatezza sulla Rete e teme per la propria privacy. E il fatto che nonostante questa preoccupazione l'utente dissemini dati ovunque dimostrerebbe addirittura "una volontà nascosta di fornire informazioni personali".

Dallo studio emergono diversi elementi di interesse, tra questi il fatto che chi si dichiara "moderatamente preoccupato" sembra più "disponibile" a lasciare i propri dati in giro per la Rete rispetto a chi afferma di "non preoccuparsi".
I dati che gli utenti sembrano più propensi a tenersi stretti sono principalmente quelli di tipo finanziario, mentre "si largheggia" con quelli di tipo medico. Tanto è vero che di tutti gli intervistati, solo il 28 per cento si è detto disponibile a lasciare il numero della propria carta di credito ad un sito. La contraddizione sta nel fatto che, però, il 62 per cento lo ha comunque fatto almeno una volta.

Lo studio, condotto su un campione di 4.272 "utenti consumatori", dimostrerebbe anche che non viene vista di buon occhio la "vendita" dei propri dati personali alle aziende. Sarebbe contrario il 62 per cento degli utenti e gli altri vorrebbero comunque essere pagati per quei dati ben più di quanto un'azienda possa permettersi.
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