L'America scopre i cellulari

di Lamberto Assenti. Meno male che ci sono le assicurazioni e che gli incidenti costano caro: altrimenti negli States nessuna regola per restringere l'uso dei cellulari durante la guida sarebbe mai stata introdotta

Roma - A New York i taxisti non possono parlare al cellulare mentre guidano. Per farlo devono accostare. Non è la legge, è una regola stabilita dalla Commissione Taxi e Limousine della città. Già, perché negli States è lecito pressocché ovunque correre sulle strade cittadine ed extraurbane con una mano sul volante, l'altra sul telefonino e la testa chissà dove.

Sembra però che ora l'America abbia scoperto il cellulare. Meglio, abbia scoperto i suoi rischi. In ritardo rispetto alla Vecchia Europa, dove la maggioranza dei paesi ha già reso illegale guidare con un telefonino in mano, gli USA hanno iniziato a fare i conti, scoprendo che ci sono statistiche allarmanti relative agli incidenti causati da una guida distratta dovuta al cellulare. Da quelle parti, il peso delle assicurazioni automobilistiche è decisivo non solo nelle tasche del cittadino guidatore ma anche nei vari livelli della politica e dell'amministrazione. Forse per questo qualcosa sta cambiando.

Ad attirare attenzione in tutti gli States, e a segnalare che il vento sta cambiando direzione, è stato il comune di Chicago che nei giorni scorsi ha rinviato una decisione ormai attesa e secondo gli osservatori inevitabile: quella di varare una ordinanza municipale che vieti a tutti, sul territorio comunale l'uso del cellulare durante la guida.
Stando al Centro per l'analisi del rischio di Harvard, la bellezza dell'80 per cento dei possessori di cellulari negli USA utilizza il telefonino mentre guida. Poiché gli ultimi dati parlano di 94 milioni di utenti wireless negli States, i conti degli scalmanati che girano su quattro ruote sono presto fatti. Se ne è accorta persino Verizon, il principale carrier di telefonia mobile americano, che nei giorni scorsi ha pubblicamente espresso il proprio appoggio a nuove leggi che vietino l'uso dei cellulari mentre si guida, almeno se questi vengono tenuti in mano.

Ma, come si diceva, sono le assicurazioni a farla da padrone. Le aziende si muovono, dopo il caso dell'anno scorso, quando la ditta d'affari Salomon Smith Barney ha dovuto versare 500mila dollari alla famiglia di un motociclista investito e ucciso da un broker dell'azienda mentre guidava parlando con il cellulare. Da allora si è capito che negli USA a muoversi non saranno i politici, sballottati da potenti lobbies in guerra perenne, ma le organizzazioni di categoria, i sindacati locali e, soprattutto, i datori di lavoro.

Come nel caso dei taxisti newyorkesi, infatti, si scopre che un numero sempre maggiore di imprese vieta ai propri dipendenti di guidare con il cellulare in mano. Alle aziende basta fare i conti per capire che non conviene loro, che un lavoratore incidentato pesa sul budget e sul morale e che, varando una regola, possono buttarsi il problema alle spalle. Non rischiano più di essere ritenute "complici" di un crash tra veicoli con relativi strascichi giudiziari ed economici.

Certo, negli States siamo ancora agli inizi, ma la direzione intrapresa pare essere quella migliore per la sicurezza sulla strada. La Apache di Houston, società di produzione dell'energia, ha di recente terrorizzato i propri lavoratori con bollettini sulle statistiche di mortalità per chi guida con il cellulare in mano. Non lo ha vietato ai suoi dipendenti ma è probabile che nessun buon padre di famiglia che lavora lì se la sentirà più di guidare e telefonare. Il colosso farmaceutico Merck è andato oltre, offrendo ai suoi dipendenti bollettini di informazione insieme a kit viva voce da installare nelle automobili. Stessa cosa la fa proprio Verizon, dove tutti i dipendenti che devono muoversi in macchina vengono sottoposti a rigorosi test di guida che includono anche aggiornamenti sull'uso del cellulare. Vengono distribuiti kit viva voce e brochure mediche...

Ancora è presto per capire dove vanno gli USA in questo campo, ma di certo sarà interessante verificare se le regolamentazioni di aziende e singole città potranno fare più di leggi ad hoc, come quelle che in Italia e in altri paesi europei rendono la vita dura a chi ancora insiste ad aggrapparsi alla cornetta ipertecnologica piuttosto che concentrarsi sulla guida.

Lamberto Assenti
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