InternetItalia /L'Orco è moribondo

di Massimo Mantellini. La parte oscura della Rete non è più la Rete. Nessuno ha mai pensato di vietare gli ovetti Kinder perché la confezione in plastica può servire a trasportare cocaina dentro l'intestino degli spacciatori di droga

Roma - Per molti anni, quando la rete era scarsamente sviluppata, la pedofilia è stata una delle poche ragioni per cui sui giornali e in TV si parlava di Internet in Italia. I pervertiti, i violentatori di bambini, i collezionisti di immagini o filmati pornografici con protagonisti dei minori, erano - a dare ascolto a certi giornalisti - tutti felicemente online. Che motivo c'era perché la gente "perbene" facesse lo stesso?

Di Internet valeva la pena parlare quasi solo per descrivere le terribili applicazioni che la tecnologia metteva a disposizione dei depravati di tutto il pianeta. Giornalisti uniti dalla poca voglia di capire, dimenticavano la realtà dei fatti (i comportamenti pedofili si consumano nella stragrande maggioranza dei casi "altrove" rispetto all'inconsistenza fisica delle reti di computer: nelle palestre, nelle scuole, spesso in famiglia) per sottolineare, meglio se con articoli su quotidiani e settimanali corredati da foto di bimbi nudi, le potenzialità eversive di un mezzo di comunicazione nuovo, fuori controllo e in gran parte non ancora compreso.

Si può fare una colpa, alla stampa italiana di qualche anno fa, della sua stoltezza digitale? Forse sì. Mai una volta che ci sia capitato di leggere che lo sviluppo della telefonia mobile in Italia abbia favorito - per esempio - la diffusione dell'ecstasy o della prostituzione domiciliare. Tesi che sono di certo ugualmente sostenibili rispetto a quella, abusatissima, della sinergia fra internet e pedofilia.
Un cattivo giornalismo, senza alcun riscontro analogo al di fuori dell'Italia, ha così per molto tempo frenato l'avvicinamento della gente comune a Internet, descrivendo la rete come uno spazio per "diversi". Poi improvvisamente, un paio di anni fa, gli articoli sui pedofili sono scivolati nelle pagine interne dei quotidiani. Gli arresti di cittadini sorpresi a contrattare materiale pedofilo su siti web e chat non hanno più ottenuto lo spazio di un tempo; abbiamo quasi del tutto smesso di vedere quelle terribili foto di bambini nudi con una striscia nera sugli occhi. Perfino Don Fortunato di Noto, un prete del siracusano fondatore di Telefono Arcobaleno, una associazione che si occupa di scovare i pedofili in rete, perennemente al centro di comunicati stampa, interviste TV,
animatore di iniziative contro i videogames "dannosi" e la diffusione della
magìa, è passato un po ' di moda.

Questo improvviso e inatteso cambiamento di rotta è coinciso con lo sbarco in rete dei grandi gruppi industriali ed editoriali. Nel giro di pochi mesi Internet nelle appassionate descrizioni di giornalisti ormai tutti improvvisamente "digitali" è diventata il nuovo Eldorado, la casa di ogni nuova possibilità, di ogni arricchimento culturale, il serbatoio di tutte le più recenti e imperdibili opzioni per cavalcare i nostri tempi. Il triste bianco o nero della povera informazione nazionale non prevede evidentemente vie di mezzo.

I pedofili - ieri come oggi - utilizzano Internet per i loro turpi commerci esattamente come utilizzano il telefono, il fax o le consegne via corriere espresso. Eppure, nessuno ha mai proposto la chiusura di tali servizi in quanto regolarmente utilizzati dai criminali per le proprie attività come hanno fatto in tanti in Italia in questi anni. Nessuno ha mai pensato di vietare gli ovetti Kinder perchè la loro confezione in plastica viene utilizzata per trasportare cocaina dentro l'intestino degli spacciatori di droga. Eppure non sarebbe difficile sostenere che la Ferrero ha facilitato, da un certo punto di vista, la circolazione delle sostanze stupefacenti.

La rete ha certamente reso più facile la smercio di materiale pornografico con minori che, dai sottobanchi di certe edicole fra sguardi di intesa e pagamenti profumati, oggi almeno in parte viaggia sulle superstrade informatiche in piccoli pacchetti di dati. Ha perfino creato una offerta più ampia in relazione al semplice raggiungimento da parte di tutti gli interessati del materiale proibilto. O forse ne ha soltanto abbassato il prezzo. E, nonostante questo, ciò che i vari Don Fortunato non dicono mai è che i pedofili online sono molto più facilmente rintracciabili di un tempo, che il mezzo è comodo, ma il rischio è decuplicato, che oltre al pusher è possibile risalire facilmente anche a tutti i consumatori di materiale porno con minori, e che, oltretutto, come sanno ormai in tanti, talvolta sedicenti venditori di materiale pedofilo sono in realtà poliziotti in caccia.

Gli stessi che un tempo sparavano su Internet inutile ricettacolo di tutti vizi, oggi ne cantano le meraviglie: così accade che una notizia di questi giorni, terribile come sono sempre quelle sulle violenze sessuali ai bambini (una inchiesta italiana con un migliaio di indagati, un commerciante russo di materiale pedofilo in manette, snuff movies venduti con incassi per centinaia di milioni) riguadagni le prime pagine dei giornali rianimando un connubio ormai storico fra internet e pedofilia che per qualche tempo era sembrato dimenticato.

Ma oggi è diverso. Oggi Internet da gadget sconosciuto ai più si sta faticosamente trasformando anche da noi nel telefono del duemila e si comincia a considerare normale che i pedofili ci transitino attraverso.

Come tutti, compresi i loro controllori. Il binomio internet -pedofilia si è svuotato dei suoi significati deteriori e non sembra piu utilizzabile per fini personali da nessuno: nemmeno da un giornalismo chiuso e becero, che in questi giorni si fustiga, si vergogna e si dimette per essersi ancora una volta comportato come ha sempre fatto in passato, raccontando nella stessa maniera un terribile vizio che è ogni volta di qualcun altro.

Dell'impiegato della azienda sanitaria di Grosseto sposato e senza figli, dello studente universitario, del commerciante o dello stimato professionista, riuniti in una normalità a cui tutti sentiamo di non appartenere. Che la voglia di proibito o peggio i crimini veri e propri, talvolta o spessissimo viaggino dentro la rete Internet, oggi, finalmente, non è più il centro della questione.

E a giudicare dalle polemiche di questi giorni, fra dimissioni di direttori di TG nazionali e dichiarazioni politiche di cui si sarebbe potuto fare tranquillamente a meno, registriamo come al giornalismo nostrano in pochissimo tempo siano venuti meno un paio di punti fermi fino a ieri irrinunciabili quando si parla di pedofilia: le foto rivoltanti con cui amava completare i reportage e la rete Internet come spazio e recinto per perversi di ogni risma e misura. E' un passo avanti non da poco.

Massimo Mantellini
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