Giappone alla ricerca del Superchip

Alcune delle più grandi aziende di elettronica giapponesi si sono unite in consorzio per arrivare, nel giro di 5 anni, alla progettazione e allo sviluppo di chip da 0,1 micron

Tokyo (Giappone) - La corsa alla miniaturizzazione dei microchip sembra giunta ad una soglia critica oltre la quale tutto si fa davvero molto più difficile e problematico. Nello stesso tempo, però, mai come oggi l'industria del settore ha necessità di ridurre le dimensioni dei chip e aumentarne invece potenza e capacità: il mercato che più spinge in questa direzione è soprattutto quello delle memorie DRAM e dei System-on-Chip (SoC).

Proprio per accelerare questo sviluppo del settore e non rischiare una stagnazione tecnologica e di mercato, alcune delle più grandi industrie di semiconduttori giapponesi, riunite nel consorzio Semiconductor Industry Research Institute Japan (SIRIJ), insieme al Semiconductor Technology Academic Research Center (STARC), hanno spinto l'Electronic Industries Association of Japan (EIAJ) a patrocinare il progetto "Asuka".

Nel progetto, che partirà il prossimo aprile e durerà 5 anni, verranno investiti 76 miliardi di yen, pari a oltre 700 milioni di dollari. L'obiettivo sarà quello di sviluppare una nuova generazione di tecnologie da 0,17-0,1 micron per la produzione di chip LSI.
Il project leader di Asuka, Koichi Nagasawa, sostiene che grazie a questo colossale progetto verrà rianimato tutto il mercato dell'industria giapponese dei semiconduttori e non soltanto, visto che le organizzazioni coinvolte in Asuka coopereranno a vari livelli con il gruppo di ricerca americano U.S Semiconductor Manufacturing Technology Consortium (Sematech).