sabato 14 ottobre 2000

Internet, Bocca e rotte da scoprire

di Manrico Corazzi. Sulla Tecnologia, pessimismo e scetticismo: una posizione comune a molti esponenti del mondo della cultura che trovano l'ovvia opposizione dei tecnocrati e dei profeti multimediali. Con due pillole di Carlà

Roma - New Economy, Old Story
Il giornalismo tradizionale non ama la Rete. Forse perché non la conosce. Forse perché è più tempestiva e libera nel fornire informazioni. Sta di fatto che dopo i primi goffi tentativi di circoscriverla in definizioni sono cominciati i consueti anacronistici attacchi contro il nuovo mezzo di comunicazione esente da confini, ribelle ai monopoli, alle leggi-bavaglio, ai copyright.

Pandemonium
Giorgio Bocca non dovrebbe avere bisogno di presentazioni, ma è doveroso ricordare alcuni dati essenziali.
Nasce a Cuneo nel 1920. Combattente della Resistenza, dopo la guerra intraprende la carriera di giornalista per varie testate storiche del nostro paese, fino a contribuire alla fondazione del quotidiano Repubblica nel 1975. Collabora attualmente con l'Espresso.
Ha pubblicato diversi libri per le edizioni Garzanti, Laterza, Rizzoli e Mondadori; citandone alcuni in ordine cronologico: Storia dell'Italia Partigiana(1966-1995), Storia d'Italia nella Guerra Fascista(1969-1996), Palmiro Togliatti(1973), La Repubblica di Mussolini(1977), Il terrorismo italiano(1978), Noi terroristi(vedete, lo ammette!-NdA), Il provinciale(1991), L'Inferno(1992), Metropolis(1993), Il sottosopra(1994), Il viaggiatore spaesato (1996), Italiani, strana gente(1997), Voglio scendere!(1998), Il secolo sbagliato(1999); alla fine di questo mese ne uscirà uno nuovo, edito da Mondadori, dal titolo Pandemonio: il miraggio della new economy.

Già dagli eloquenti titoli traspare un crescente pessimismo (e anche fastidio) dell'autore nei confronti della nostra storia recente e della modernità in tutte le sue manifestazioni. Questa posizione è comune a un numero non trascurabile di esponenti del mondo della cultura che trovano l'ovvia opposizione dei tecnocrati e dei profeti multimediali. Un dibattito incessante in cui è importante che i partecipanti cerchino l'equilibrio. Nel seguito cercherò di gettare luce su alcuni punti del delicato contendere partendo proprio dalle osservazioni di Giorgio Bocca.Prendiamo, ad esempio, "Il Sottosopra". Lo scrittore, ora residente a Milano, racconta alla figlia l'Italia vista attraverso i suoi occhi. A parte il fatto che la maggior parte dei padri quando vuole comunicare qualcosa ai figli non si fa pubblicare da Mondadori, il quadro che l'ex partigiano tratteggia è desolante. Si confessa avvezzo al tavolo dei potenti (De Benedetti, Passera, Berlusconi, Orlando...) ma è sottilmente disgustato dal loro rampantismo (e dalla cucina scadente).
Dileggia e rimprovera il "collega" Umberto Eco per l'intellettualismo e la vergogna di essere italiano (e qui potremmo anche essere d'accordo), per aver utilizzato il computer per scrivere libri e collaborato alla realizzazione di opere multimediali.
Ma scrivere libri "cut & paste" è sempre stato possibile; ora è divenuto solo più semplice. E se un'enciclopedia cartacea rimane (anche secondo me) la scelta migliore, un filmato, un suono, le ricostruzioni al computer (pensate ai dinosauri...) e soprattutto gli aggiornamenti da Internet espandono molto le potenzialità di approfondimento.

Bocca non risparmia il suo sarcasmo neppure a Moccagatta (numero due di Olivetti all'epoca):
- Dunque, tu sei sul prato della tua casa di montagna a La Salle, prendi Echos, ci scrivi sopra con la matita elettronica quello che vuoi far sapere al tuo direttore e lui se lo vede stampato dal fax o sul computer.
- Senti, e se io sto sul mio prato sopra La Salle proprio per non parlare con il direttore? (Bocca condivide quindi il DiCapriopensiero sui prati e sui palmari...).
- No, dai non scherzare, è tutto il lavoro che viene facilitato. Lui per esempio ti dice: Giorgio, io questo lo cambierei...
- No, Vittorio, non ci siamo proprio, lui se quel periodo non gli piace lo ha già tagliato.
(Scalfari condivide quindi il DelRossopensiero sugli articoli dei suoi collaboratori...:)

E questo rigetto della tecnologia da parte dello storico si perpetua, nonostante l'osservazione del giudice Caselli che evidenzia una maggiore difficoltà da parte della mafia a inserirsi nelle procedure burocratiche da quando l'informatica le ha rese più snelle. Qui ci sarebbe da precisare che l'informatica da sé non è sufficiente a velocizzare le pratiche, ci vuole la competenza degli operatori, e che comunque la malavita si sta riorganizzando per esplorare anche questo terreno.

Un rigetto comunque venato di schizofrenie e di ammissioni di inadeguatezza: in un articolo su Teléma Bocca stesso ammette che il PC è perfetto per chi come lui non ha facilità nell'uso della macchina da scrivere, perché consente numerose correzioni, anche se invidia il tecnico che ha un miglior collegamento tra le mani e il cervello. Altrove parlerà di "fatica" nell'apprendere i meccanismi di certi strumenti. (continua)
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