In altre occasioni il giornalista si scaglia contro la new economy e la globalizzazione. Esempi chiari sono un suo articolo comparso
sull'Espresso e l'intervista rilasciata a Happy Web per il lancio del suo nuovo libro. In quello scambio di battute con Claudio Sabelli Fioretti, il veterano del giornalismo si lancia in affermazioni interessanti ma spesso discutibili.
Subito manifesta la sua convinzione che la connettività non sia indispensabile per il lavoro; altrove aveva già bollato tutta la comunicazione umana come una eco di oziose banalità.
Una nota di verità in fondo c'è: ammettendo la necessità di ciascuno di avere un telefono cellulare per segnalare i casi di emergenza ed essere sempre reperibili, pochissimi hanno l'effettiva esigenza di accedere a Internet tramite WAP, e spesso un abuso di questi mezzi ci costringe a prendere parte a scenette ridicole. Ma questo fenomeno, come altri che vedremo nel seguito, si è già verificato per altre icone della società del consumo; nell'arco della sua vita sicuramente Bocca ha avuto modo di assistere a notevoli evoluzioni nel costume, nell'economia e nella tecnologia, quindi non dovrebbe essere strano per lui vedere le novità che prendono piede lentamente prima fra le persone che ne hanno un reale bisogno, poi tra quelli per cui il lusso è alla portata del budget, poi via via per tutti gli altri.
Queste innovazioni stanno realmente cambiando il nostro modo di lavorare, permettendo a gruppi eterogenei di persone di collaborare a un progetto senza spese aggiuntive per gli spostamenti e gli affitti.
Cum Grano Salis
Attenzione, però, ci sono dei pericoli: il sociologo Domenico De Masi ha condotto uno studio che evidenzia chiaramente come il rapporto tra ore di lavoro e tempo libero sarebbe dovuto diminuire (d'obbligo il condizionale) sempre di più col trascorrere degli anni anche grazie all'aumento di produttività garantito dalla tecnologia.
Cioè: originariamente per produrre una ricchezza X occorreva un tempo T; visto che per produrre X ora occorre T/2, dovrebbe rimanere T/2 tempo libero. Invece la triste tendenza è di lavorare T per produrre 2X. Forse sin qui non ci sarebbe niente di male, anche se il mondo di una donna e di un uomo non dovrebbero mai essere confinati dalle pareti del posto di lavoro. Putroppo però spesso si lavora 2T per arrivare a produrre fino a 4X, si lavora di notte e nei weekend. Alienante.
La scomodità e a volte anche l'assurdità di usare il mezzo informatico per compiere operazioni che tradizionalmente richiedono pochi minuti e una passeggiata fino al fruttivendolo sotto casa sono dovute alla situazione contingente: finché non ci saranno le strutture di supporto e tutti si saranno adeguati, sarà perfettamente inutile possedere un conto bancario on-line perché al primo che vi stacchi un assegno dovrete comunque mettervi in coda allo sportello.
Non dimentichiamo poi che diminuire la necessità di spostamenti significa ridurre l'inquinamento e combattere la crisi energetica. Se sapremo strutturare le nostre città e i servizi intelligentemente, e se i meno fortunati potranno contare su aiuti finanziari adeguati, l'evoluzione non potrà essere che un bene per le categorie che non possono contare sui propri mezzi.
Nel seguito dell'intervista Bocca appunta la sua attenzione su due effetti collaterali di Internet che ritiene assolutamente deleteri.
Prima di tutto la considera una minaccia per la lingua italiana per l'introduzione di nuovi termini tecnici in Inglese, quasi un sistema per creare una nuova casta sacerdotale custode dei segreti che "intimidiscono i poveretti".
Se è per questo, la lingua italiana è in pericolo perché ormai nessuno la insegna correttamente nelle scuole, poi perché viene continuamente storpiata in televisione: avete sentito qualcuno che utilizzi correttamente i congiuntivi, di recente? E, mi duole evidenziarlo, spesso gli autori di certi strafalcioni sono proprio i giornalisti. Quelli iscritti all'ordine, per intenderci. Un'altra casta sacerdotale.
Inoltre il gergo tecnico ha sempre sofferto di inquinamento, e i primi a importare le espressioni più eleganti dall'estero sono stati gli intellettuali. Persino parlando di calcio non si può evitare di attingere al vocabolario anglosassone. Se pensiamo che nelle partiture musicali l'italiano continua a essere utilizzato per le indicazioni di ritmo e di dinamica, l'indignazione forse dovrebbe smorzarsi.
Secondo motivo di odio è rappresentato dalla convinzione che alcuni utenti (definiti nell'intervista "gente umile") considerino il mezzo di comunicazione in sé più di un semplice veicolo, elevandolo a rango di "portatore di conoscenza". La mia "umile" opinione è che un'informazione debba essere sempre considerata in relazione all'attendibilità della fonte, e che il mezzo sia intrinsecamente oggetto di arte, ma che non abbia valenza comunicativa alcuna.
Vale a dire che un libro scritto male può avere grandi contenuti morali, filosofici o scientifici, e un libro stupendo può non avere alcun messaggio da offrire e mantenere tuttavia una dignità artistica.
Questa mia considerazione, che verrebbe sicuramente bollata dagli intellettuali come un rigurgito di estetismo "a là Wilde", mette tuttavia al riparo dal pericolo di caricare Internet, i cellulari, la letteratura, il giornalismo, la pittura, la musica, la danza e ogni altra forma di espressione umana di un significato ulteriore a quello più evidente. Ringo Starr, ex Beatle, sosteneva che le interpretazioni che la stampa e la critica davano delle loro canzoni erano spesso per lui incomprensibili.
Il dato statistico per cui molti diano più importanza al cellulare che alla conversazione in sé, tutto sommato è un problema che si ripresenta ogni qual volta un nuovo linguaggio diventa di pubblico dominio: fateci caso, da quando l'analfabetismo è (quasi) sparito tutti si sentono giornalisti e scrittori e sprecano fiumi di inchiostro (o di byte, nel caso dell'autore di questo articolo).
Da sempre gli analfabeti hanno sostenuto che in fondo si può sopravvivere anche senza saper leggere e scrivere. Oggi l'analfabetismo informatico e linguistico generano nelle loro vittime la medesima ragionevolissima convinzione: non so usare il PC, Internet e il palmare, non parlo Inglese ma sopravvivo - ergo: tutto quanto citato è inutile se non deleterio.
Non si sottolinea mai abbastanza l'importanza che la scienza può avere per le persone disagiate. L'autore di "Noi italiani siamo razzisti?" non prevede di aver bisogno di assistenza nella sua quarta età. Si chiude nella roccaforte "delle persone anziane che non si arrendono", e apprendiamo con una certa apprensione che, schierati al suo fianco, si trovano Scalfari (che però grazie a Kataweb suppongo che abbia arrotondato discretamente le sue entrate), Feltri (che è comunque contro tutti per principio), Beniamino Placido, Giuliano Gramigna e Massimo Fini (che è al di sopra di ogni sospetto: è da sempre stato un antitecnocrate). Possiamo fare a meno di loro? O non sarebbe meglio che ci illuminassero della loro esperienza senza presunzione, che di solita irrita l'ascoltatore giovane al punto da costringerlo a ignorare anche i buoni consigli? (continua)