La Posta dei Lettori (15/10/2000)

Un'interessante e-mail riprende il tema della "commercializzazione" di Linux sollevato la scorsa settimana

Leggo punto-informatico oramai da molti mesi e sto seguendo le notizie riguardanti linux con molta attenzione, dato che valuto molto l'importanza di questo sistema operativo. Penso però che parlare di "commercializzazione" di Linux sia sbagliato. Credo che un discorso simile si possa associare alla musica: nel momento in cui un autore passa dal mercato di nicchia alle grandi masse questo si svaluta spesso agli occhi dei suoi fans originari, poichè per piacere ad un maggior numero di persone deve conformarsi ai loro gusti. Alcuni utenti linux di vecchia data, coloro che lo hanno visto nascere, vedono come un danno che questo si diffonda nei computer di coloro che fino a pochi mesi fa montavano solamente Windows e oltre a scrivere una lettera in Word poco sapevano fare. Io penso che linux stia dimostrando così la sua duttilità, il fatto di aggiungere autocomposizioni, aggiunte estetiche (sfondi, temi per il desktop) e processi automatizzati non va a scapito delle funzioni più "serie" di questo sistema operativo. In parole povere: Linux può essere utilizzato nello stesso tempo sia per gestire un server sia per scrivere una lettera con Staroffice e giocare a solitario. Inoltre le varie distribuzioni si rivolgono a loro volta ad un tipo di utente particolare, per esempio la Mandrake è molto adatta a un utente principiante ma non solo a lui, è questo il punto forte di Linux. Al contrario il sistema di zio Bill ha cercato solamente di rendersi accattivante graficamente a scapito però della correzione dei bug e quindi della stabilità del sistema. Penso quindi che il cammino che stia seguendo linux sia corretto, in questo modo sta riuscendo a raggiungere sempre un maggior numero di utenti che a loro volta, forse, diventeranno programmatori e sviluppatori di software open-source.
Certo adesso come adesso, almeno qui in Italia, Linux si può definire ancora un sistema operativo per pochi eletti ma lentamente il resto delle persone si sta accorgendo che il loro "caro" sistema operativo utilizzato finora non è certamente all'altezza del proprio compito e di tutte le lire che costa: la stessa cosa che è capitata a me. Passato a Linux dopo anni di frustrazione con windows, che tuttora uso per videogiocare e per applicativi che non hanno equivalente in linux, sto lentamente imparando il suo utilizzo anche grazie agli aiuti di tutti gli appassionati linux sparsi nella Rete.

Matteo


Certamente la duttilità di Linux è da considerarsi come un grande pregio, inclusa la forza prorompente con cui, in questi anni, si è fatto largo fra milioni di utenti in tutto il mondo. Come tu affermi, e come ho fatto notare nel mio scorso editoriale, gli utenti Linux sembrano ora soggetti alle loro prime crisi adolescenziali: sono dibattuti tra il gioire per il recente successo commerciale del loro OS preferito e rattristarsi per la progressiva perdita di quella filosofia "hacker" che caratterizzava la gran parte della comunità Linux fino a qualche tempo fa.
Sarà anche vero, come sostengono in molti, che esistono svariate distribuzioni di Linux, e ognuno si può scegliere quella che più gli aggrada, ma è altrettanto vero, però che per non rischiare una frammentazione "alla Unix" il Free Standard Group ha appena emesso (come si può leggere nelle LinuxNews di questo stesso numero) delle specifiche di compatibilità. E allora, siamo proprio sicuri che Linus Torvalds e la GPL bastino, da soli, ad assicurare che Linux non venga in futuro monopolizzato dai giganti del settore? Esistono molte distribuzioni, è vero, ma a che servirà se il 90% delle gente ne utilizzerà solo una e questa sarà incompatibile con le altre, anche fosse solo a livello binario?
Mentre attendo commenti, vi anticipo che la prossima settimana uscirà finalmente il promesso speciale sulla famiglia di sistemi operativi BSD dove, fra le altre cose, si riprenderanno questi temi con alcuni dei protagonisti della comunità Linux italiana.
ADR