Editoriale 22/10/2000

Continuiamo il discorso sullo skill-shortage e sulle contraddizioni della net-economy emerse dalle vostre lettere

Le aziende sostengono che il problema della carenza di figure professionali da inquadrare nei vari settori della net-economy sia aggravata dal fatto, del resto noto, che l'università non forma per il mondo del lavoro. In realtà sono molti gli atenei in Italia che sono riusciti a dare una certa dinamicità ai loro piani di studio, ma è chiaro che lo sviluppo tecnologico corre ormai ben più veloce della seppur snellita burocrazia universitaria e dei tempi di aggiornamento dei docenti. Ma del resto l'università non può essere scambiata per un centro di formazione professionale, almeno non nella sua veste tradizionale. Questo compito, almeno in parte, dovrebbe o potrebbe essere ricoperto dai corsi di diploma universitario, della durata media di 3 anni, in grado di essere più recettivi alle reali esigenze del mercato. Ma in Italia sono poche le facoltà che abbiano davvero capito come dare autonomia ai diplomi e non renderli delle semplici "lauree brevi", come venivano chiamati un tempo.
Come mi hanno scritto in molti, il problema dello skill-shortage sembra altresì ricco di contraddizioni, prima fra tutte la bassa retribuzione degli stipendi. La quasi totalità di coloro che vengono assunti come tecnici o sviluppatori hanno il classico contratto da metalmeccanico che, se può andar bene per un neolaureato senza esperienza, di certo è poco adeguato per chi ha già una discreta competenza professionale. Insomma, almeno in questo stadio, e soprattutto al sud (come mi confermano le vostre testimonianze) le aziende vogliono sì assumere, ma con stipendi da operaio. Questo naturalmente non è sempre vero, e con il giusto mix di know-how e scaltrezza si riesce talvolta a spuntare contratti di tutto rispetto, com?è successo a noi nella nostra piccola indagine. Ma, come ci ha scritto un nostro lettore ?la new-economy non è tutto oro e nel nostro settore c?è davvero il pericolo di essere trasformati nelle classi operaie del terzo millennio, soprattutto al sud, che rischia di diventare anziché la Silicon Valley, la Romania d?Italia?. Mi sento solo di fare un appunto a questa frase prima di passare la parola ai lettori (questa volta ai titolari d?azienda): la classe operaia, almeno in passato, è stata attivissima nel difendere i propri diritti.
Alessandro Del Rosso