Il cellulare accelera il cervello, e fa male

Aumenta il numero di studi che osservano alcuni effetti dei telefonini sul cervello. Il celebre scienziato britannico Alan Preece ha pochi dubbi

Londra - "Forse dobbiamo accettare che il cellulare abbia qualche forma di effetto sul cervello": così Alan Preece, luminare di biofisica al "Bristol Oncology Center" britannico, ha introdotto le proprie considerazioni in una conferenza sul tema che si è tenuta a Londra.

Non è certo la prima volta che Preece, a lungo studioso dell'impatto dei cellulari sull'organismo, afferma che questi hanno un effetto, ma ora la sua voce si unisce a quella di un numero sempre più elevato di studi che indicano che "qualcosa avviene", pur non riuscendo a dimostrare "cosa".

Secondo Preece un danno possibile alla salute è dato dal fatto che l'uso del cellulare accelera le risposte del cervello. "Il tempo di risposta - ha spiegato Preece - accelera a causa delle proteine dello stress, attivate da un gene. Su questo bisogna approfondire. L'esposizione cronica a segnali ad alta frequenza potrebbe avere un effetto negativo sulla salute".
Alcune delle sue teorie Preece le aveva già esposte, insieme ad altri colleghi specializzati nell'argomento, anche in Italia, ad una conferenza che si è svolta nel 1999 sotto il patronato della Presidenza della Repubblica.

Secondo Preece, sono sei i diversi studi che ora indicano come i tempi di risposta siano ridotti con l'esposizione alle frequenze dei cellulari. Preece sostiene che le "proteine dello stress" sono sì generate dall'aumento di temperatura ma possono anche essere prodotte dai segnali RF con temperatura del corpo normale.

Preece ha segnalato lo studio condotto dagli svizzeri Lennart Hardell e Kjell Hansson Mild, due scienziati secondo i quali chi ha utilizzato telefoni cellulari analogici per più di 10 anni ha il 26 per cento in più di possibilità di contrarre un tumore.

Il dibattito è aperto ma secondo Preece "non si può più andare in giro a dire che non ci sia una connessione tra cellulare e salute".

Va detto che sulla questione sta indagando anche l'Organizzazione mondiale della Sanità (OMS) la cui posizione, fino a questo momento, è che "non si possono escludere" problemi per la salute. Di recente Elisabeth Cardis, a capo dell'agenzia dell'OMS che si occupa della cosa ha comunque sottolineato che ogni possibile rischio è tuttavia ridotto.
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