I portalini e il loro webbino

di A. Venturi. Molti dei portali verticali che stanno spuntando come funghi non sono veri portali perché non offrono link ad altre risorse disponibili in rete. Fanno nuotare in uno stagno facendo credere che si tratti dell'Oceano

Milano - Gli scettici erano pronti a giurare che la parola portale sarebbe stata destinata a sparire con la volatilità che contraddistingue molti altri neologismi della rete. Sta accadendo l'esatto contrario, ora tutto è portale. Da sostantivo quasi sta diventando aggettivo. Non so se l'avete notato anche voi: in Italia da parecchi mesi non vengono più creati siti web. Per contro, non passa giorno senza l'annuncio del lancio di un nuovo "portale". Portale dell'acqua, portale del vino, portale dell'acqua e vino.

Quando una parola ha troppi significati, finisce per non averne alcuno, diceva Baudrillard. Ed è dunque facile preda di chi ha la forza di imporle il proprio. In Internet, a maggior ragione: una realtà che molti stentano a comprendere a fondo è facilmente manipolabile da chi "ha capito" e cela dietro neologismi la propria incompetenza.

In una delle prime puntate della serie Futurama, la nuova serie di cartoni animati prodotta dagli autori dei Simpsons, si ipotizza come sarà la Luna nel prossimo millennio: esattamente come ora, con in più un grande luna park raggiungibile tramite comode astronavi. Attratti dal fascino della Luna, milioni di terrestri atterrano sul satellite, visitano il mediocre parco divertimenti, e tornano contenti di avere visitato ciò che gli è stato detto essere la "Luna".
Qualcosa di simile accade in Internet con i "portali verticali". Come dice la parola, il portale è un particolare sito che funge da porta di ingresso alla Rete per l'utente medio. Il concetto è stato ben esemplificato con sapiente maestria dallo spot "apriti sesamo" di Kusturica, realizzato per IOL, il portale italiano più visitato.

Dopo l'avvento dei portali generalisti, altri operatori, rimasti fuori dal mercato per mancanza di capitali da investire in pubblicità, eccessiva prudenza, o scelte strategiche sbagliate, stanno cercando di rientrare dalla finestra attraverso i cosiddetti portali verticali. In questo caso, la porta non è su tutta la rete, bensì su di una particolare fetta, un settore specialistico. In teoria, ma solo in teoria, si parte dal presupposto che, stante il tumultuoso ingarbugliarsi della Rete, diviene sempre più indispensabile trovare il bandolo della matassa settorializzando gli ambiti d'interesse. Così, ad esempio, tutti gli appassionati di cinema che cercano informazioni e risorse in Internet, anziché rivolgersi al canale "Cinema" del portale generalista, possono rivolgersi al portale verticale che, specializzandosi, dovrebbe consentire di scavare più in profondità nei meandri della rete dedicati a film, attori e registi.

Ma non è affatto così. Molti dei portali verticali che stanno spuntando come funghi non sono affatto dei veri portali, perché non sono porte sulla rete, bensì dei meri siti chiusi, senza lo straccio di un link ad altre risorse disponibili in rete. L'unico vero collegamento alla Rete, quando c'è, è il banner di un'azienda del settore. Conoscendo la natura dei siti aziendali, è probabile che nemmeno nel sito pubblicizzato vi saranno link verso la rete. Una volta entrati, non si entra nella Rete, ma si rimane ostaggio del presunto "portale", che spaccia l'insieme delle informazioni e dei servizi contenuti come "il meglio della rete sull'argomento X o Y".

E allora perché tali siti si auto-definiscono portali? Per dare l'illusione che si stia navigando nel mare della rete quando si sguazza nello stagno di un sito. Può essere uno stagno di acqua perrier, con jacuzzi e massaggiatrici in bikini, ma il mare è un'altra cosa. Questa tendenza comincia a farsi sentire anche nei "tradizionali" portali generalisti, i quali cercano di trasformarsi da punto di partenza a siti "destinazione". Si arricchiscono così di contenuti e servizi proprietari, tendendo a porre in secondo piano i link ad altre risorse della rete, cercando di offrire in proprio ciò che fino a ieri i navigatori cercavano altrove.

Va detto però che se i finti portali hanno e avranno successo, vuol dire che all'utente medio non interessa fare surf nel mare di Internet. Forse preferisce la sicurezza della piscina sulla riva. In quella puntata di Futurama, a dire il vero, la possibilità di fare un tour nella luna "vera" era prevista: ma la visita guidata era deserta: non interessava a nessuno.

Alessandro Venturi
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