La morte del reverse engineering

La decisione di ieri dell'Ufficio del Copyright dà completa attuazione alle misure previste dal Digital Millennium Copyright Act. Misure che mettono fuori-legge una pratica indispensabile per lo studio e lo sviluppo delle tecnologie

La morte del reverse engineeringRoma - Gravissima decisione quella con cui l'Ufficio del Copyright americano ha dato piena attuazione e appoggio ad una delle più pericolose leggi approvate dal Congresso USA, una legge che rende illegale violare le protezioni tecnologiche poste dall'industria sui materiali protetti da copyright.

Con la decisione dell'Ufficio, la normativa diventa immediatamente efficace e impedirà a università, centri di ricerca, programmatori e sviluppatori di effettuare qualsiasi genere di reverse engineering a scopo di studio, se questo implica violare quelle protezioni. E impedirà a chi compra determinate tecnologie di "giocare" con quanto avrà acquistato.

La decisione, che rende efficace anche l'ultima porzione del Digital Millennium Copyright Act, fa sì che sia considerata reato la distribuzione di qualsiasi strumento software pensato per "craccare" le protezioni anticontraffazione poste dall'industria sui materiali in distribuzione. Con la decisione di ieri, dunque, i casi di reverse engineering più clamorosi, finiti nelle aule dei tribunali in questi mesi, come il caso del sito 2600.com e del DeCSS, saranno d'ora in poi trattati in modo diverso dai giudici. Sarà molto più facile, dunque, mettere all'indice e colpevolizzare chiunque produca software riconducibile ad un'azione di reverse engineering su una tecnologia prodotta dall'industria.
A schierarsi finora inutilmente contro la legge e la sua applicazione sono stati tutti coloro che sono interessati a mantenere libero il reverse engineering, considerato essenziale per la conoscenza delle tecnologie a cui è applicato.
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