Rete in azienda: usate il microscopio

Il dipendente non dev'essere nemmeno tentato ad usare a fini personali i mezzi di comunicazione. Le teorie degli esperti in uno studio appena pubblicato

Los Angeles (USA) - Il dato arriva dagli Stati Uniti ma rappresenta un punto di riferimento per tutti. Negli USA il 62 per cento delle imprese monitora l'uso che i dipendenti fanno della rete sul posto di lavoro e questo porta loro chiari vantaggi. E sono più della metà i datori di lavoro che hanno licenziato o sanzionato i propri impiegati.

A stabilire le penetrazione della "sorveglianza elettronica" nelle imprese americane è stato l'ePolicy Institute in collaborazione con la "American Management Association" e lo "US News & World Report". Una sequela di dati e considerazioni utilissimi per imprese e dipendenti di tutto il mondo.

I dati:
- il 68 per cento delle imprese giustifica il monitoraggio elettronico con i rischi legali per l'azienda associati ad un uso "non corretto" del mezzo internet da parte dei suoi dipendenti;
- l'87 per cento delle ditte ha una propria "policy" scritta sull'uso della posta elettronica, l'83,1 sull'uso del web e il 68 sull'uso del software;
- il 51 per cento dei datori di lavoro ha comminato sanzioni o licenziato per violazioni alla policy aziendale sulle comunicazioni elettroniche;
- il 35 per cento delle imprese hanno previsto specifiche per la cancellazione o la conservazione della posta elettronica;
- al 10 per cento delle aziende i tribunali hanno chiesto di presentare la posta dei propri dipendenti come atti di casi giudiziari;
- l'8,3 per cento degli enti e delle imprese hanno dovuto fronteggiare proteste di discriminazione o di molestie sessuali nate dalla circolazione dell'email o dall'uso della rete da parte degli impiegati.
Nancy Flynn, direttore esecutivo dell'ePolicy Institute ed esperta del settore, ha commentato lo studio spiegando che per le imprese "il modo migliore di tenere sotto controllo i rischi è controllare il contenuto. La regola è di dare ai propri dipendenti delle regole chiare sull'invio della posta elettronica o la pubblicazione di messaggi su internet o sulle intranet aziendali. Facendo così, si riducono i rischi elettronici".

L'idea di fondo è che se i messaggi scambiati dagli impiegati sono "puliti" le imprese non rischiano nulla anche sul piano legale. Un rischio che secondo gli esperti dell'Institute esiste realmente, visto che ci sono stati molti casi negli Stati Uniti, ma non solo, in cui contenuti email si sono trasformati in basi per procedimenti giudiziari, sfociati in sanzioni per le imprese o licenziamenti...

Alcuni casi sono molto noti, come quelli della Xerox o del New York Times, che hanno proceduto al licenziamento di numerosi dipendenti per un "giro vorticoso" di posta elettronica contenente materiali pornografici. Come dimenticare quanto accadde alla CIA, l'intelligence americana, quando si scoprì che un server interno veniva usato per ospitare chat riservate a luci rosse a cui partecipavano numerosi impiegati del servizio segreto.

Secondo Flynn, uno dei problemi maggiori sta nel fatto che non sempre le aziende comunicano correttamente ai propri dipendenti il tipo di monitoraggio che intendono applicare sull'uso dei sistemi elettronici né spiegano quali sono i rischi che corre l'impresa stessa per un uso non "intelligente" di queste risorse. Anche in Italia, come noto, partendo dal problema della privacy dei dipendenti, più volte il Garante Stefano Rodotà ha invitato le aziende a realizzare politiche chiare ed esplicite sulla questione.

I problemi sono molti, come quello della conservazione della posta elettronica che, secondo Flynn, non dovrebbe superare i 30 giorni. "È illegale - spiega - distruggere documenti se c'è un processo in corso. Ma se un'impresa ha una politica di distruzione ufficiale, questa riduce il numero di email che andranno verificate in caso di procedimento legale". I costi, dunque, anche in quel caso si ridurrebbero, con evidenti vantaggi per le aziende. Non solo, tutto risulta più difficile, secondo Flynn, se quando si va a "ravanare" nell'email degli impiegati fatti personali o personalissimi sono mescolati a messaggi aziendali o di lavoro.

"Un datore di lavoro - conclude Flynn - deve gestire l'uso dell'email da parte dei propri dipendenti". Ne va della serenità aziendale...
15 Commenti alla Notizia Rete in azienda: usate il microscopio
Ordina
  • Pensiamo ad esempio ad un auto aziendale data in uso ad un rappresentate.

    Alcune aziende danno il permesso di utilizzare tranquillamente l'auto anche per i propri bisogni, nel senso per il proprio uso personale
    Sorride

    Altre aziende assolutamente no!.

    Basta essere chiari con i propri dipendenti.

    Certo che utilizzare Internet per scaricare materiale pornografico, software pirata ed altre cosucce del genere mi sembra esagerato.

    Quindi comuque i collegamenti vanno monitorati.

    Ma inviare una mail ogni tanto ad un'amico/a equivale ad una telefonata a casa e sembra ragionevole.
    non+autenticato
  • Ue raga, e' solo una questione di software. Io sui PC da me c'ho messo su un coso che mi copia tutto e me lo manda su server. Poi li' me lo guardo e mileggo pure le loro email. Loro lo sanno, guai se sbagliano: licenziati!!!
    non+autenticato
  • Ma sarai BRAVo te eh
    non+autenticato
  • E bravo il mio fascistone! Bravo, bravo, qual è la tua azienda? Dai, dillo, non farti pregare, che ti mando il Kurriculum

    - Scritto da: Sandro
    > Ue raga, e' solo una questione di software.
    > Io sui PC da me c'ho messo su un coso che mi
    > copia tutto e me lo manda su server. Poi li'
    > me lo guardo e mileggo pure le loro email.
    > Loro lo sanno, guai se sbagliano:
    > licenziati!!!
    non+autenticato
  • Ma che dici?
    Perche' fascistone?
    E che li devo pagare la ricreazione?????
    non+autenticato
  • - Scritto da: Matrice
    > E bravo il mio fascistone! Bravo, bravo,
    > qual è la tua azienda? Dai, dillo, non farti
    > pregare, che ti mando il Kurriculum
    >

    Non preoccupatevi ragazzi quel software ci fa un pippa!!

    Qui ci si diverte alla grande ed il boss non rompe le scatole convinto com'e' di controllare tutto.

    A proposito domani c'e' il Lan party e siete tutti invitati a collegarvi al quake server "aziendale" Sorride), se a volte va un po lento e' perche' hanno caricato anche un programma di contabilita',una noia bestiale, ma se rompe lo disinstalliamo e lo carichiamo sul 486 A bocca aperta
    non+autenticato
  • Il valore diun lavoratore lo vedi sul complesso di quello che fa.
    Se mi produce un casino e poi passa due ore a farsi le ****pe davanti a siti hard a me non me ne frega nulla, tanto l'ADSL lo pago uguale, lui e' contento e io fatturo.
    Mi sembra cosi' evidente!!
    non+autenticato
  • ma che scherziamo? tu li paghi per passare tempo davanti al tuo pc nella TUA azienda?
    per me se uno e' produttivo lo tengo ma gli dico pure che quando ha finito se ne puo' andare. non e' che lo lascio in una stanza a scaricarsi robaccia.
    non+autenticato


  • - Scritto da: Crystal Balls
    > ma che scherziamo? tu li paghi per passare
    > tempo davanti al tuo pc nella TUA azienda?
    > per me se uno e' produttivo lo tengo ma gli
    > dico pure che quando ha finito se ne puo'
    > andare. non e' che lo lascio in una stanza a
    > scaricarsi robaccia.

    hai ragione. Mi serve un consulente, lo chiamo, lo pago che ne so 100 mila all'ora, lavora 4 ore e le altre 4 naviga in internet ( e lo pago). Dopo un anno chiudo bottega.

    Ciao
    non+autenticato
  • Dipende dalle ditte... io lavoro in un'azienda che produce software di un certo livello e non esistono controlli di questo tipo. Anzi si da per scontato ogni tanto un utilizzo "ludico" della rete. Che importa se qualcuno si scarica il mame, documentazione o software di sorta? Quel che conta è che alla scadenza giusta il software sia consegnato e funzionante. E' l'unico metro di giudizio. Se il lavoro è creativo e il capo non ha turbe di sorta non è necessario controllare la posta surrettiziamente. Certo, se lavorate per il catalogo Vestro....
    non+autenticato
  • Noi non abbiamo controlli di nessun tipo. i nostri PC sono collegati in rete e ki si collega in su Internet passa prima attraverso i vari FW sui PC della direzione oltre a restrizioni sui siti. Quindi i hard non ne vedo, cookie disattivati e così via.
    Idem per la posta. Tutto quello ke serve è solo un pò di buon senso e responsabilità.
    non+autenticato


  • - Scritto da: joe
    > Dipende dalle ditte... io lavoro in
    > un'azienda che produce software di un certo
    > livello e non esistono controlli di questo
    > tipo. Anzi si da per scontato ogni tanto un
    > utilizzo "ludico" della rete. Che importa se
    > qualcuno si scarica il mame, documentazione
    > o software di sorta? Quel che conta è che
    > alla scadenza giusta il software sia
    > consegnato e funzionante. E' l'unico metro
    > di giudizio. Se il lavoro è creativo e il
    > capo non ha turbe di sorta non è necessario
    > controllare la posta surrettiziamente.
    > Certo, se lavorate per il catalogo
    > Vestro....

    certo ma se per finire il soft io faccio ogni giorno due ore di straordinario perchè ne sto due a cazzeggiare...


    Ciao
    Marco
    non+autenticato
  • poi noi troviamo i buchi.....
    non+autenticato
  • Purtroppo credo abbiate un po' mancato il nocciolo della questione. Non e' tanto il metodo vi valutare un lavoratore dal punto di vista del profitto, ma dal rispetto delle policies.

    L'utilizzo dei sistemi informatici in molte societa' della California e' regolamentato precisamente, e con la stessa precisione l'impiegato ne viene notificato. Io so benissimo quello che posso vedere e non durante il lavoro; che uso posso fare dell'email e del telefono dell'ufficio. Non e' campato in aria: le regolamentazioni interne sono ben precise ma soprattutto comunicate a tutti. Non e' un mistero.

    Questo lo si puo' considerare sbaliato perche' in fin dei conti ad un lavoratore e' chiesto di fare il lavoro. Se poi il lavoro manca.....almeno da queste parti o chiedi oppure vuol dire che non servi quindi ti danno il benservito. Ma non credo la regola sia cosi' ferrea anche qui.

    Negli ultimi 3 mesi ho avuto molto poco da fare: cionostante nessuno ha avuto da ridire sul mio da fare. Se in 3 mesi ho speso tante ore a leggere Punto-Informatico, ho speso anche tante ore cercando di aggiornarni su notizie pertinenti al mio lavoro. Non ho propriamente svolto lavoro come gli anni precedenti, ma ho lo stesso seguito le policies del datore. Cioe', non pensate che i sysadmin so cosi paranoici da guardarsi tutti i log e controllare tutto quello che fa un impiegato. I controlli si fanno quando ci sono dei sospetti ma non vengono fatti solo per stabilire un regime di controllo esasperato. Io non mi sono mai sentito sotto accusa, ne colpevole, ma so bene che ascoltare la radio italiana con il Media Player non e' del tutto accettato....ma certo non l'ascolto per tutte le 10 ore che sto in ufficio.

    Due volte mi sono scaricato le ISO della RedHat per farmi due CD, ma l'ho installato sul 3 computer che ho nel cubo che uso a soli fini lavorativi. Voglio' dire che certi siti proprio non hanno nulla a che fare con il lavoro di molti impiegati e la navigazione sugli stessi e' totalmente contro le policies imposte dalla societa'. Se poi uno le infrange, cosa si aspetta? Certo se le policies mancano allora bisogna spingere affinche' ce ne siano cosi' da mettere le cose in chiaro prima di eventuali problemi. Stabilire un metodo uguale per tutti non credo funzioni, ma il metodo e le regole devono esistere per evitare confusioni.

    - Scritto da: L'Obeso
    > Il valore diun lavoratore lo vedi sul
    > complesso di quello che fa.
    > Se mi produce un casino e poi passa due ore
    > a farsi le ****pe davanti a siti hard a me
    > non me ne frega nulla, tanto l'ADSL lo pago
    > uguale, lui e' contento e io fatturo.
    > Mi sembra cosi' evidente!!
    non+autenticato