La fine di Napster/ Compràti!

di Massimo Mantellini. E ora le trombe della stampa si lanciano per affermare che così Napster sopravviverà. Ma per il sistema di file-sharing, invece, l'accordo con Bertelsmann non è che l'inizio del declino

Roma - Ebbene, la fine di Napster che si sta profilando in queste ore è forse la peggiore fra quelle che si potevano attendere. Le multinazionali del disco si sono comprate il più noto e diffuso fra i sistema di file swapping. L'annuncio della partnership con Bertelsmann pieno di frasi equivoche messe lì a confondere le acque, significa infatti una sola cosa: la morte violenta di Napster stesso trasformato in qualcosa di completamente diverso.

Chi mai fra i milioni di entusiasti utilizzatori della piccola geniale invenzione di Shawn Fanning potrà mai accettare di scaricare files mp3 non dall'hard disk di uno sconosciuto dall'altra parte del globo ma, di fatto, dal limitato catalogo di una casa discografica in cambio di un pedaggio mensile? Siamo seri, a nessuno potrà mai venire in mente che tutto ciò abbia a che fare con il file sharing. Nessuno potrà mai pensare che tale sistema di download di materiale musicale sia qualcosa di diverso da un banale meccanismo di vendita di un prodotto,seppur con tariffe a forfait.

E allora suonano davvero senza senso le affermazioni di Thomas Middelhoff, numero uno di Bertelsmann, che afferma in queste ore di aver sempre creduto nel file sharing e di voler pertanto creare un grande portale di vendita di musica online assieme alla altre case discografiche.
Sembra banale sottolinearlo, ma l'ipotesi originaria proposta da Napster per risolvere le sue controversie legali era ben diversa: un canone mensile per accedere a Napster con il quale "retribuire" gli artisti e le case discografiche in cambio di una sostanziale concessione al libero traffico di mp3 sulla rete Internet. Un traffico legalizzato o meno ma sempre comunque lasciato nelle mani degli utenti e non distribuito dalle case discografiche stesse.

Si tratta di una piccola truffa verbale da sottolineare, visto che le trombe di certa stampa stanno già parlando di accordo storico che consente la sopravvivenza di Napster. E ' evidente che esiste una difficoltà diffusa a chiamare le cose con il loro nome, la stessa renitenza che impedisce a tanti di affermare, banalmente, che con tale accordo Napster è finito, chiuso, terminato.

Non ci vorrà troppo perchè la comunità dei "pirati" che si scambiava files mp3 si vaporizzi da un ambiente diventato così lontano dalle loro "esigenze", per materializzarsi altrove. Dire, come si dice in queste ore, che Bertelsmann "crede" nel file sharing è una espressione che solleva più di una perplessità. Anzi, se fosse mai possibile, le solleva tutte quante assieme. Due righe di comunicato con un punto interrogativo in fondo alla parola "compràti" sarebbero state in questo caso più che sufficienti.

Massimo Mantellini