Privacy sul lavoro, una legge poco chiara

E' legittimo il controllo elettronico a distanza dell'attività dei lavoratori? La normativa in merito non sempre è chiara lasciando aperte molte lacune

Nell'ambito della crescente informatizzazione degli uffici e delle strutture burocratiche di aziende e imprese pubbliche e private leggiamo di continuo notizie di tentativi da parte dei datori di lavoro di monitorare e controllare l'attività dei lavori stessi attraverso gli stessi mezzi informatici forniti per lo svolgimento della normale attività lavorativa. In questo articolo cercheremo di analizzare il fenomeno confrontandolo con quanto previsto dallo Statuto dei lavoratori e dalla legge italiana. Cercheremo cioè di trovare un risposta sensata alle seguenti domande:

1) In che limiti il lavoratore dipendente può utilizzare il computer aziendale, di cui abbia l?uso, a fini personali?
2) In che limiti il datore di lavoro può accedere al computer utilizzato dal dipendente e rilevare i dati inseriti, sia personali che lavorativi?

L'articolo 4 della legge 300/70 (il cosiddetto "Statuto dei lavoratori") stabilisce che è vietato all'imprenditore l?utilizzo di sistemi che consentano il controllo a distanza dell'attività lavorativa dei dipendenti; è tuttavia ammessa la possibilità di installare sistemi che abbiano finalità organizzative o produttive (come nel caso dei telefoni elettronici, dei computer e dei tesserini magnetici) e che consentano anche il controllo a distanza dei lavoratori, a condizione che venga preventivamente (cioè prima dell'installazione) raggiunto un accordo con le Rappresentanze Sindacali Aziendali (RSA) circa le modalità di utilizzo di tali apparecchiature. In mancanza di accordo con le RSA, su richiesta del datore di lavoro, deve essere l'Ispettorato provinciale del Lavoro a stabilire le modalità di uso delle apparecchiature elettroniche.
In assenza di tali definizioni dell'utilizzo dei sistemi elettronici, la loro installazione e il loro utilizzo debbono ritenersi assolutamente illegittimi e contrari alla legge. In tali casi è possibile rivolgersi sia al giudice del lavoro, sia al giudice penale per chiedere che sia inibito al datore di lavoro di continuare a utilizzare sistemi che consentano il controllo a distanza dei lavoratori.
Gli accordi di regolamentazione di tali sistemi invece debbono essere finalizzati a impedire la individuazione dell'utente. In altre parole, la chiave di accesso al sistema (la cosiddetta password) anziché essere individuale, e consentire il riconoscimento del soggetto, deve essere collettiva (perlomeno per gruppi omogenei di lavoratori) per consentire quindi l'anonimato all'utente e impedire l'attività di controllo che la legge vieta.

E' legittimo contestare al lavoratore l'utilizzo della e-mail per scopi personali?

Cercheremo di rispondere a questa domanda facendo un confronto con quanto previsto in tema di telefonate personali sul luogo di lavoro.

Il nostro ordinamento (all'art. 4 L. 300/70) stabilisce che è vietata qualunque forma di controllo a distanza sull'attività dei dipendenti effettuata a mezzo di impianti audiovisivi o di altre apparecchiature. Ne consegue che per chi utilizza il telefono come strumento di lavoro si pone immediatamente un problema di violazione dell'art. 4, in quanto il datore di lavoro è in grado di controllare a distanza l'attività del dipendente.
In secondo luogo, l'art. 8 L. 300/70 stabilisce che è fatto divieto al datore di lavoro svolgere indagini sul dipendente che non siano relative alla sua attitudine personale. Ora, la ricostruzione delle telefonate personali di un soggetto può consentire di verificare che ha telefonato sovente al suo sindacato, al suo partito politico, all'istituzione religiosa di cui per ipotesi faccia parte, e consente quindi di ricostruire un profilo del dipendente, sul piano dei rapporti sociali, che altro non è se non un'indagine sulle opinioni, e comunque su tutta una serie di fatti estranei alla valutazione dell'attitudine professionale del dipendente. Quindi si può sicuramente parlare anche di violazione dell'art. 8 L. 300/70.
Sia l'art. 4 che l'art. 8 sono poi anche sanzionati penalmente.
Le centraline telefoniche elettroniche sono poi ancora probabilmente sospette sul piano dell'antisindacalità o comunque su quello della libertà sindacale, in quanto con la registrazione del numero chiamato consentono di verificare, ad esempio, quante volte in un certo periodo di tempo, ogni lavoratore abbia telefonato alla propria organizzazione sindacale, con ciò consentendo al datore di lavoro una sorta di graduatoria dell'impegno sindacale "interno".

La stessa cosa potrebbe configurarsi per quanto riguarda il controllo delle e-mail: invece di un centralino telefonico abbiamo un server dedicato e al posto dei numeri telefonici abbiamo degli indirizzi, e analogo discorso può essere fatto relativamente alla navigazione in Internet con analisi e verifica dei tracciati lasciati sui server. Relativamente alle e-mail c'è da aggiungere il fatto ancora più scottante che diversamente dalla telefonate, di cui il centralino tiene traccia solo del numero chiamato, nel caos dei server essi memorizzano anche il testo della mail, lasciando il campo a una violazione ben più pesante di quella prevista nel caso delle telefonate e investendo anche la legge 675/96 sul diritto alla privacy.

Se dati che nulla hanno a che vedere con la capacità professionale dei dipendenti vengono raccolti e aggiornati dalla azienda, sembra chiaro che anche questa normativa viene violata. E allora, dato che le norme in questione sono anche sanzionate penalmente, potrebbe forse essere opportuna la presentazione di un esposto alla autorità giudiziaria.
TAG: privacy
9 Commenti alla Notizia Privacy sul lavoro, una legge poco chiara
Ordina
  • salve,sono dipendente di una azienda metalmeccanica,con la mansione di operaio.. cortesemente,vorrei sapere se il datore di lavoro o chi ne fa le veci x lui,puo' controllare gli orari delle pause che spetano x legge e delle pause x bisogni fisioloci,o controllare il tempo di un caricamento di un particolare su una linea mediante una sua assidua e pressante presenza fisica,degli appostamenti,ect,ect.. E' possibile tutto cio'..?????? aspetto una vostra risposta.. cordiali saluti.. grazie
    non+autenticato
  • Sono un amministratore di rete di un'azienda, alcuni dipendenti mi hanno contestato la gestione remota del PC.
    La usiamo per verificare se le configurazioni sono corrette o rispettano le policy aziendali.
    Nel caso specifico abbiamo verificato l'utilizzo di proxy abusivi per navigare senza controllo, ne tracciamento.

    Sto violando privacy o altro ?

    Grazie
  • Volevo sapere se è violazione della privacy, il divulgare a mezzo voce,
    da parte del diretto responsabile, in questo caso il mio superiore,
    l'esistenza di una lettera da parte dell'azienda al dipendente, ad altri dipendenti. Mi spiego meglio: ho avuto una comunicazione scritta da parte dell'azienda dove lavoro, di una richiesta di giustificazione per una mancata comunicazione preventiva di un mio ritardo o assenza dal lavoro per una giornata. Di questa lettera io non è ho parlato a nessuno, quindi per me ne erano a conoscenza l'azienda, io e il mio respossabile. Ma dopo il 1° giorno un mio collega già sapeva di questa lettera. si tratta di violazione o no?
    non+autenticato
  • Spero faccia piacere a tutti se mi permetto di segnalare un iniziativa veramente interessante dedicata al mondo della Sicurezza sul Lavoro, della Tutela Ambientale, della Qualità, della Privacy e dell’Etica.
    Visitate il sito www.si-web.it e fatemi sapere le vs. osservazioni.

    Grazie

    Gianluca
    non+autenticato
  • salve a tutti vorrei info sul fatto che il mio datore
    di lavoro vorrebbe montare un congegno elettronico
    x il controllo del mezzo, che io guido ,
    avendo cosi' anche il monitoraggio di quello che faccio io durante le ore lavorative premesso che nn ho nulla da nascondere ma sapere di essere (spiato) nn mi fa' sentire molto a mio agio secondo voi puo' farlo è legale? da un punto di vista privacy grazie per le risposte
    non+autenticato
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