Giuda.com/ Anche i geni s'inceppano

Ovvero Clarke e la verità che sapevamo già. Percorso ad ostacoli nell'inevitabile isteria dell'innovazione tecnologica. Tra furti di codici sorgenti e partite a scacchi

Web - Lui è il maestro, è Arthur C. Clarke, colui che una certa generazione di cyberbrufolosi adolescenti ha eletto a guida del proprio futuro, l'indiscusso padre della fantascienza, colpevole di aver istigato me e altri soggetti suggestionabili a mettere le mani sul primo ZX Spectrum con la deviante speranza di essere presto su base Luna col comandante Koenig. Qualcuno conosce l'omonima fascia, quella entro la quale orbitano i satelliti artificiali, spesso scambiata per un prodotto del Dott. Gibaud.

Questa volta, con la proverbiale visionarietà che l' ha reso arcinoto, il maestro s'incarna nel mago Otelma e preconizza sulle pagine di "Le Figaro" l'orrendo avvenire: i computer saranno più intelligenti dell'uomo e non perdoneranno la nostra stupidità. Nasceranno sistemi, egli sostiene, i cui processi razionali umilieranno quelli dei loro costruttori.

Quel che spaventa non è il millenarismo latente in queste convinzioni, quanto il fatto che Clarke sia stato sorpassato dalla realtà. Non abbiamo bisogno di perdere una partita a scacchi con Deep Blue per sentirci cerebralmente amebici: c'è chi non ha mai concluso nemmeno il Campo Minato di Windows.
Riempiamo le riviste di faziose opinioni pontificando su questo o quel sistema operativo mentre, nel frattempo, i computer fanno quel che a loro pare e piace al di fuori del nostro controllo. Navighiamo con il ghigno di chi crede di aver fatto fessi i matusa e il governo volando tra le onde del cyberspazio e non ci rendiamo conto di essere tutti ciechi del non spazio che seminano tracce elettroniche ovunque.

La Intel e Cupertino si azzannano affilando le frequenze e noi che facciamo? Ci sbucciamo le dita sulla nuova versione di Quake, che un'accelerazione così non l'aveva avuta mai. I computer ci faranno fessi? Disponiamo di banda sempre più ampia, di processori così veloci che quando accendiamo il computer loro si spengono perchè hanno già finito di lavorare; Pico della Mirandola ci invidierebbe la quantità di memoria che possediamo nei nostri 'casè e la parola più ricercata in rete qual è? La stessa che cercavamo quando usavamo il piccione viaggiatore al posto dell'e-mail.

Quanto a non perdonare la nostra stupidità, beh, posso comprendere i computer; vorrei vedere voi dopo essere stati condannati a gestire dati con Access, dopo essere stati obbligati a scrivere sul monitor cose tipo: "L'installazione era successa" o "Apro il formato photoshop formato", dopo aver vissuto l'umiliazione di avere un cuore a 1000 Mhz e sapere che qualcuno lo usa per guardare in streaming "Il grande fratello" o chattare con la vicina di casa adoperando pseudonimi ottenuti incrociando il codice fiscale e una pasticca di Ecstasy.



Ma una fievole speranza sopravvive, alimentata da recenti avvenimenti nei quali degli esseri umani si sono dimostrati più sottili di qualsiasi tavoletta di silicio. Non vi dirò come si chiamano. Vi dico solo che uno ha messo in piedi una comunità di scambio di file musicali in barba alla tutela del copyright e poi, forte di un procedimento giudiziario di risonanza planetaria, l'ha venduto ricavandone di che sfamare l'Asia, alla faccia di chi lo aveva eletto paladino della libertà d'espressione.

L'altro, uno dei maggiori sostenitori della tesi della sicurezza in Rete e dello sviluppo del commercio on line, si è fatto fregare i codici sorgente del software più venduto al mondo. Voi dite che sia stato un emerito fesso? Davvero pensate che il monopolista conservasse i codici sorgente in una rete aperta all'esterno? Voi che avreste fatto al suo posto, di fronte al rischio di doverli rendere pubblici per ordine di un magistrato? Personalmente, mi sarei preso il vantaggio che mi concede l'apparente dabbenaggine di essermi fatto derubare. Ed ora lasciatemi finire Campo Minato.

Giuda
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