Pechino chiude le chat

Vieta a chiunque di postare persino in chat room quello che pensa. Perché non si potrà parlare di Stato, di sicurezza nazionale, di politica, di religione o di qualsiasi altra cosa non gradita agli oligarchi cinesi. Nuovo giro di vite

Roma - Il governo della Repubblica popolare cinese varando un regolamento che snatura e uccide le chat room, ha nuovamente dimostrato la propria avversione alla libertà di espressione concessa dalla Rete.

Le nuove norme del ministero dell'Industria cinese sono immediatamente efficaci e vietano a chiunque di pubblicare nelle chat informazioni "contro la costituzione nazionale, che mettano a rischio la sicurezza nazionale, che rivelino segreti di stato, che mettano a rischio l'unità dei gruppi etnici o diffondano idee eretiche, pornografia, violenza o altro". Dietro quel termine, "altro", si nasconde tutto l'ambiguo insieme delle affermazioni che in qualche modo possono risultare sgradite al regime.

Da qualche tempo, le chat room erano diventate luogo di incontro per gli studenti e per gli scontenti del regime che avevano trovato in esse una valvola di sfogo. Ora i provider del paese dovranno "spegnere" il supporto per le chat per evitare guai, vista anche l'ampiezza delle ragioni per cui chi partecipa ad una chat room potrebbe essere perseguito.
Va detto anche che questo ennesimo "giro di vite" non è che l'ultimo in una serie di annunci e azioni che rendono di fatto la Rete cinese un laboratorio sperimentale per capire fino a che punto è possibile censurare Internet...
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