BSA, i duri del software

di Massimo Mantellini. Quali sono gli obiettivi di Business Software Alliance, un'associazione che ama fare "la figura del duro" e che sceglie strade per lo meno inconsuete per far parlare di sé e del problema della pirateria software?

BSA, i duri del softwareRoma - Pensavo in questi giorni, leggendo i commenti e le prese di posizione scatenate dall'ultima controversa campagna pubblicitaria televisiva di BSA, alle ragioni per cui tale associazione susciti tanto diffuso fastidio negli utenti di personal computer in tutto il mondo. Non si tratta infatti di una peculiarità italiana il susseguirsi di critiche e sospetti sulla associazione che gli industriali del software tengono in vita per combattere la pirateria informatica. Non entro nel merito degli ultimi avvenimenti di cronaca che hanno rinfocolato tale atteggiamento ostile, se ne è parlato già molto nei giorni scorsi, aggiungo solo alcune considerazioni generali.

Qualche anno fa, quando questo giornale cominciava ad essere conosciuto in rete, ci capitò di ricevere una stizzita replica di BSA ad un mio articoletto nel quale scrivevo le stesse cose che sento dire in giro oggi e cioè che i toni che la Alliance è solita usare nelle sue campagne pubblicitarie antipirateria sono eccessivi e spesso poco rispettosi degli utenti. I quali vengono spesso e volentieri dipinti come mariuoli fino a prova contraria.

Si tratta ovviamente di una impressione personale anche se, ne eravamo convinti allora e lo siamo ancor di più oggi, largamente condivisa. I messaggi pubblicitari con manette in primo piano, le nemmeno troppo larvate minacce, gli inviti alla delazione, fanno parte di una strategia mediatica che BSA porta avanti da tempo in tutto il mondo; in alcuni paesi, se possibile, perfino con toni più accesi di quanto non accada in Italia.
Per citare alcuni episodi accaduti recentemente in Inghilterra, vi segnalo per esempio che già da tempo BSA UK offre una ricompensa di 5 sterline (recentemente diventate 10) a chiunque fornisca informazioni sull'utilizzo di software piratati. Rispetto al nostro numero verde si tratta certamente di un passo avanti (o indietro). Ma è cosa nota, i Boy Scouts of America, come in molti, scherzando, appellano la sussidiaria dei grandi produttori di software, preferiscono da tempo al fioretto l'utilizzo dell'accetta e, quanto a voglia di impressionare, non paiono secondi a nessuno. Giusto la settimana scorsa a Glasgow, BSA ha posizionato un pulmino di fronte alla stazione centrale, equipaggiandolo con una antenna parabolica sul tetto. Alle domande dei passanti incuriositi da tale operazione, gli addetti dell'Alliance presenti sul posto, hanno spiegato che tale marchingegno era un sistema in grado di "intercettare" PC che utilizzassero software pirata, ammettendo solo in un secondo tempo che si trattava di uno "scherzo" mediatico.

Non di un "problema Italia" si tratta quindi, con le sue statistiche pesanti di diffusione di programmi software pirata, quanto di un problema generale di una associazione di difficile identificazione (talmente difficile che in una semplificazione eccessiva la si associa troppo spesso con la sola Microsoft), che ama fare "la figura del duro" e che sceglie strade per lo meno inconsuete per far parlare di sé e del problema della pirateria software. E scrivo "inconsuete" per evitare un ennesimo scambio epistolare con i responsabili italiani di BSA.

E ' un errore quindi, osservando tutta la faccenda dal lato opposto, ritenere che tale associazione trovi un varco in un paese anomalo come il nostro, dove i poteri dello Stato mostrano la tendenza a pestarsi i piedi molto più che altrove. Nemmeno di questo si tratta. Il nostro paese si è, tra l'altro, recentemente dotato di una legge antipirateria perfino troppo accondiscendente rispetto alle esigenze della lobby del software. Una legge della quale la stessa BSA si è dichiarata molto soddisfatta. Abbiamo poi organi di polizia deputati al rispetto delle leggi ai quali nessuno può ancora fortunatamente sostituirsi. Abbiamo infine, è il caso di ricordarlo, il diritto di ricevere informazioni pubblicitarie corrette e veritiere ed anche per questo esistono organi di disciplina appositi.

Una volta chiarito questo, a BSA resta la scelta del messaggio a pagamento che desidera far giungere fin dentro le nostre case e le nostre aziende. A noi rimane la convinzione che "il cattivo anonimo" che sta dietro BSA non sia altro che "il buono e gentile" che ogni giorno riempie le nostre case di eccitanti offerte di acquisto e che tale sdoppiamento debba essere in qualche maniera ricomposto. Questo in attesa che una campagna di stampa più incisiva delle altre mi proponga qualche decina di migliaia di lire per segnalare il mio vicino di casa (quell'antipatico che parcheggia sempre davanti al mio cancello) come un incallito, renitente e pericolosissimo pirata del software.

Massimo Mantellini