AllAdvantage dice addio al Pay-to-surf

In due lettere inviate ai suoi utenti, l'azienda un tempo leader tra gli sparabanner, spiega perché quel modello di business non lo può più reggere e chiede a tutti di migrare ai suoi concorsi a premi. Per non scomparire

AllAdvantage dice addio al Pay-to-surfRoma - Tra tutti gli sparabanner AllAdvantage, oltre ad essere stato uno dei primi, per lungo tempo è stato tra i più seguiti, diffusi e rispettati. Ieri AllAdvantage ha dato forfait, ha spiegato ai suoi milioni di abbonati che il sistema sparabanner non regge più e che bisogna cambiare.

AllAdvantage ha dichiarato che, se volesse mantenere attivo un servizio che remunera gli utenti per il tempo che passano a visualizzare sul proprio monitor i banner pubblicitari, non potrebbe superare i 3 dollari l'anno. Una miseria, dunque, rispetto a quanto pagava fino a qualche mese fa e persino rispetto alle quote di retribuzione più basse che ha via via introdotto.

L'azienda, dopo lunghi mesi di difficoltà, è dunque al capolinea e abbandona il pay-to-surf cercando con un colpo di coda di portare i suoi utenti da quel modello ad un altro, basato su concorsi a premi e lotterie all'americana. "Di recente - spiega AllAdvantage - abbiamo messo in piedi un modello Sweepstakes per abbassare le nostre spese ma nello stesso tempo per offrire ai nostri utenti la possibilità di vincere denaro mentre navigano sulla Rete".
Mentre è probabile, ma tutt'altro che sicuro, che quanto finora accumulato dagli utenti dello sparabanner verrà loro riconosciuto, AllAdvantage spiega che si può continuare ad utilizzare il pay-to-surf a condizioni miserrime oppure passare a "WOW Sweepstakes" ma, in questo caso, non si potrà più tornare al pay-to-surf.

L'azienda sta dunque tentando di "trasferire" gli utenti del sistema sparabanner nel nuovo ambiente, una scommessa che ricorda da vicino quella con cui l'italiana Payland, di recente, ha deciso di cambiare il sistema di business abbandonando il pay-to-surf e lanciandosi su nuovi modelli. In quel caso, però, i rimborsi per quanto accumulato dagli utenti e rimasto in sospeso, hanno riguardato solo i paylander che prima del cambio pelle avessero raggiunto almeno quota 75 euro.

Per gli sparabanner, dunque, sembra chiudersi una prima fase, in cui ne sono nati molti, in paesi diversi, e in cui si sono testati a fondo i limiti di questo sistema e le tecnologie impiegate. Resta da vedere se la seconda fase, che vede come "players" solo alcuni sopravvissuti, si chiuderà davvero come molti temono in queste ore, ovvero con la morte definitiva del pay-to-surf.