La BSA ottiene la chiusura di Warez.at

Basta una lettera di diffida per trasformare quella home page in una diffida a tutti i warez-fan del mondo. I dettagli

Roma - Chi si recasse sul celebre sito di warez Warez.at avrebbe una sorpresa, perché nel titolo della pagina invece della dicitura "Warez" appare ora "Business Software Alliance". C'è infatti proprio la BSA, l'associazione dei produttori di software proprietario, dietro la chiusura del celebre sito austriaco che pubblicava programmi e codici software.

Sulla home page ora campeggia il logo della BSA, che è evidentemente entrata in possesso anche del dominio, tanto da poterne disporre come crede. Sotto il logo in cinque lingue un breve messaggio: "Questo website è stato chiuso su richiesta di Business Software Alliance. Pubblicizzare, vendere o distribuire software senza licenza tramite internet è illegale".

Come spesso accade alla BSA (si veda il caso dello spot televisivo), anche in questo caso la rilevazione di illiceità contenuta nel messaggio pubblicato dall'Association non sembra avere attinenza con la realtà. Quel testo pensato per una audience mondiale fa infatti riferimento a leggi e norme che valgono per l'Austria ma che certamente non sono vigenti in tutto il mondo. E non dappertutto la "pubblicizzazione" di un software pirata può causare persino la chiusura di un sito. In molti paesi, Italia compresa, è invece ancora oggetto di ampio dibattito la possibilità di attribuire una qualche responsabilità al sito che pubblica un link a materiali illeciti, tanto per fare un esempio.
Ad ogni modo l'azione della BSA si inquadra in una vasta iniziativa ormai portata avanti da molti mesi dai produttori di software proprietario per combattere la pirateria in internet. Il sito Warez.at è accusato di essere divenuto un "nodo" per la diffusione di crack e software craccati.

Stando alla BSA, la chiusura di Warez.at, che conteneva una directory ad una ventina di altri siti analoghi in nove paesi, avrebbe causato una certa "scossa" nel mondo del warez. Va detto che la BSA sostiene di aver fatto chiudere, nel 2000, più di 1.800 siti di questo tipo mentre sono 6mila quelli su cui al momento sta investigando.

Per ottenere la chiusura del sito la BSA ha contattato il gestore dello stesso che ha seguito quanto richiesto dall'Association nella lettera di diffida alla continuazione della sua attività online.
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