Cellulari: per i bimbi i rischi maggiori

Un celebre ricercatore britannico da anni attivo nel settore sostiene sull'autorevole The Lancet che gli organismi biologicamente più giovani sono destinati ad essere maggiormente danneggiati dai telefonini

Cellulari: per i bimbi i rischi maggioriLondra - "Appare evidente che le radiazioni interferiscano con il funzionamento cerebrale e i bambini sono particolarmente vulnerabili": così Gerard Hyland, scienziato britannico, sintetizza gli esiti delle sue ricerche sugli effetti delle emissioni radiali dei cellulari sul cervello umano. Conclusioni pubblicate dall'autorevole rivista medico-scientifica The Lancet.

Secondo Hyland, docente di Fisica all'Università di Warwick, gli utilizzatori di cellulari di giovane età sarebbero a rischio perché il proprio sistema è meno forte e strutturato: "Gli effetti delle microonde sul corpo umano possono ricordare quelli delle interferenze sulle onde radio. Hanno un impatto sulla stabilità delle cellule nel corpo. Gli effetti principali sono neurologici, e quindi causa di malditesta, perdita di memoria e disturbi del sonno".

Hyland è durissimo nel descrivere le polemiche sui cellulari che fin qui si sono accavallate. Evidenzia che ci sono molte incertezze ancora ma anche che "se i telefoni mobili fossero un tipo di cibo, semplicemente non sarebbero permessi proprio perché c'è ancora troppa incertezza rispetto alla loro sicurezza".
Lo scienziato britannico, che da tempo lavora per comprendere il reale impatto delle onde elettromagnetiche sulle funzionalità cerebrali e biologiche in generale, anche in passato ha fatto discutere per certe sue posizioni. In un memorandum pubblicato lo scorso febbraio, Hyland sosteneva che "le linee guida attuali sulla sicurezza del pubblico rispetto alle radiazioni emesse da telefoni mobili sono del tutto inadeguate e l'idea da cui nascono è completamente errata".

Hyland ha anche contrastato le tesi di alcuni colleghi secondo cui il rischio associato alle emissioni radiali dei cellulari sia legato al "riscaldamento" di porzioni del cervello. Secondo Hyland, invece, il rischio riguarda le radiazioni a bassa intensità note come "radiazioni non-termiche".