Elton John e McCartney: no a Napster

L'ex beatle e il suo celebre collega si scagliano contro i sistemi che a loro dire impoveriscono i musicisti, soprattutto quelli meno conosciuti che rischiano così di guadagnare troppo poco per il proprio lavoro. La solita broda?

Roma - Due multimiliardari della musica leggera, Elton John e Paul McCartney, hanno annunciato ieri la partecipazione ad una campagna della British Music Rights, associazione di musicisti e produttori, contro la duplicazione di musica via Internet.

I due popolari artisti, del tutto in linea con precedenti dichiarazioni e con la posizione delle multinazionali della discografia, hanno sostenuto che Napster e le tecnologie che favoriscono la pirateria" rappresentano un danno per i musicisti e la creatività.

Stando alle due popstar, quando si duplica musica in Rete, per esempio attraverso i sistemi di file-sharing, non si fa tanto un danno alle case discografiche e ai loro manager quanto agli artisti che quella musica hanno prodotto. A rischio, si legge nella petizione che i due hanno firmato, ci sarebbero "migliaia di compositori e cantautori che non sono noti al grande pubblico ma il cui reddito deriva dal proprio lavoro ed è loro indispensabile per continuare a fare musica".
British Music Rights riporta anche le stime di Forrester Research secondo cui entro il 2005 le tecnologie di file-sharing giocheranno un ruolo importante nei 7-8 mila miliardi di perdite dell'industria discografica.