Voglia di Java, voglia di open source

Sun nega lo standard e gli avvocati del free software rilanciano con Java open source. Sun fa ostruzionismo, ma in realtà il balocco gli sta sfuggendo dalle mani

Roma - Java ha ormai conquistato troppi cuori perché Sun possa tenerlo per mano ancora a lungo. Java rappresenta ad oggi una comunità di oltre due milioni di sviluppatori e fa parte ormai di quelle tecnologie chiave su cui poggia la nuova fase del World Wide Web.

Sun protegge i suoi interessi, i suoi investimenti nel linguaggio, ma rinchiudere Java all'interno di una fitta staccionata: è davvero questa la strada più opportuna per l'azienda?

I difensori del free software ritengono che uno standard aperto, che consenta al linguaggio di evolversi grazie all'apporto dell'intera comunità di sviluppatori, potrebbe far sì che questa tecnologia faccia quel salto di qualità che ancora gli manca.
Sun è la madre del linguaggio, ma ciò che ha partorito quasi 5 anni or sono è divenuto qualcosa di troppo grande e complesso persino per il suo generoso grembo di nutrice. Java è una fetta di Internet, e come tale deve seguirne i frenetici sviluppi e le esigenze.

Come afferma la stessa IBM, una delle sostenitrici della proposta di standardizzazione avanzata dal consorzio svizzero ECMA, Java deve divenire una piattaforma aperta ed indipendente, con specifiche e documentazione disponibili pubblicamente e con un gruppo di esperti rappresentativo dell'intera comunità di sviluppatori in grado di coordinare l'evolversi della tecnologia. Questo, secondo i sostenitori dell'open source, darebbe modo a Java di rispondere più prontamente alle esigenze degli utenti e, in modo particolare, del mondo aziendale. E per Sun questo non significherebbe certo buttare al vento un'opportunità, ma guadagnarne di nuove: del resto per qualche hanno la sua esperienza ed i suoi progetti sul linguaggio la porranno ancora in netto predominio rispetto agli avversari.

La nuova sfida lanciata a Sun sembra quindi quella di Java open source. E sebbene l'azienda ritenga che le specifiche pubblicamente disponibili del linguaggio non possano bastare per far nascere un'alternativa, Richard Stallman, un socio fondatore del progetto GNU, afferma che del linguaggio se ne sa già abbastanza per farne una versione aperta e compatibile.

Stallman, che con il suo gruppo sta proprio lavorando ad un'alternativa open source di Java, afferma che vi sono già diverse persone intente a sviluppare librerie, interpreti di byte code e compilatori per Java.

Sebbene sia ancora presto per farsi trascinare dall'entusiasmo, mi sento di dire che sarebbe bene che le grosse società non facciano più l'errore di trascurare le potenzialità della comunità open source. Questo enorme serbatoio di giovani menti può trasformarsi, se motivato dagli giusti stimoli, in una meteora, e come tutti sappiamo, la collisione con una grossa meteora ha sempre effetti devastanti... anche se ci si chiama Sun. Forse qualcuno ha già dimenticato la storia del "piccolo fiammiferaio" Linux?

Alessandro Del Rosso
TAG: sw