Domini hard, battaglia di libertà?

Network Solutions si aggrappa alla decisione di un tribunale secondo cui ha agito bene negando la registrazione di alcuni domini .com. Ma c'è chi non ci sta e afferma: censurano la libertà di opinione. Chi ha ragione?

Web - I domini Internet "hard", ovvero costruiti con termini sessualmente espliciti, tornano nuovamente alla ribalta. Questa volta succede perché Network Solutions non ha intenzione di rivedere la decisione con cui ha precluso la registrazione di alcuni domini "osé".

L'azienda, il principale "registro" di domini internazionali.com, ha rifiutato all'americana "National A-1 Advertising" e all'imprenditrice Lynn Haberstroh la registrazione di tits.com ("tette") e feelmytits.com ("tastami le tette"). Per questo rifiuto la Haberstroh ha portato Network Solutions in tribunale sostenendo che il registro dei domini aveva violato la sua libertà d'espressione. E contro la posizione di Network Solutions si è schierata anche la NCDNHC, The Noncommercial Domain Name Holders Constituency, un'organizzazione "ascoltata" in ICANN che sostiene le attività Internet non commerciali.

Il tribunale a cui si è appellata l'imprenditrice USA ha però dato ragione al registro dei domini.com e ha sostenuto che la libertà di espressione, che negli USA è tutelata espressamente dal Primo Emendamento della Costituzione, non può essere considerata "censurata" dalla non-assegnazione di un dominio. Secondo il giudice, infatti, i domini altro non sono che un modo "tecnico" per indirizzare particolari richieste informatiche sulla Rete e non sono stati pensati come mezzo per promuovere la libera espressione dell'uomo...
Una sentenza "grossa", dunque, che sta stretta a molti. Tanto che ora Network Solutions, "da sempre" in conflitto con l'organismo di supervisione dei domini, l'ICANN, dovrà fronteggiare l'offensiva in quella sede della NCDNHC che appare intenzionata a mobilitare l'ICANN per consentire la registrazione di quei domini. Non solo, la NCDNHC ha dichiarato di voler impegnare l'ICANN a riaprire il dibattito sulle nuove estensioni di dominio per poter al più presto varare uno o due nuove estensioni che consentano a "certe attività" online, come la pornografia, di avere a disposizione propri TLD senza rischio di censura.
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