E-gratis/ Yahoo! farà pagare lo streaming

Il portalone annuncia che entro la fine dell'anno i contenuti televisivi offerti via internet dovranno essere pagati

Web - Yahoo.com continua a dimostrarsi apripista tra quei portali che stanno cercando di spingere i propri utenti a pagare per fruire dei servizi offerti via internet. Questa volta, l'attenzione di Yahoo! è focalizzata sullo streaming, sui contenuti televisivi.

L'azienda ha annunciato nelle scorse ore che i materiali messi a disposizione gratuitamente in streaming sono stati ulteriormente ampliati ma che entro la fine dell'anno l'accesso a questa parte del sito di Yahoo! sarà consentita solo a chi avrà pagato un abbonamento.

Oggi il più celebre dei portali presenta una serie di contenuti "televisivi", da video musicali a trailer di film, dagli spot più celebri alle interviste alle star e persino episodi di una sit-com, "Townies". Si tratta di un'offerta che verrà ulteriormente ampliata, secondo quanto riferito da Yahoo.com, prima di essere concessa solo gli abbonati.
Yahoo! ha da tempo attivato una strategia di riduzione dei costi, che ha portato allo smantellamento o dismissione di una certa quantità di servizi free offerti alle comunità di utenti online, e contestualmente ha lanciato i primi servizi a pagamento.

Sulla possibilità che questo nuovo sistema si riveli davvero efficace per far risalire la redditività di Yahoo.com molti nutrono seri dubbi. Tra coloro che sono perplessi c'è anche il celebre analista di Jupiter Media Metrix Mark Mooradian, secondo il quale l'idea è interessante ma arriva nel momento sbagliato: "E' imprudente in questo momento, con una sola eccezione per la musica, chiedere un pagamento per i prodotti di intrattenimento via internet". Secondo Mooradian, le imprese "non sono riuscite a convincere gli utenti che vi sia un qualsiasi contenuto che vale la pena pagare e il mercato non segnala in alcun modo che gli utenti sono interessati a servizi a pagamento".

Va detto però che quanto deciso da Yahoo! ben si inserisce in una tendenza da parte di molte attività internet, spinte verso l'imposizione di un accesso a pagamento a causa della drastica riduzione delle entrate pubblicitarie.
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