Gruppo hacker libera la Internet censurata

Quelli del celeberrimo Cult of the Dead Cow hanno annunciato un software che, dicono, consentirà agli utenti dei paesi in cui Internet è censurata di bypassare i filtri di Stato. La svolta?

Roma - Tornano a farsi sentire, e a voce alta, gli hackers di uno dei gruppi più noti, Cult of the Dead Cow, attivo dal 1984 e composto da anonimi "smanettoni". Hackers che ora dicono di aver sviluppato un software capace di "liberare" Internet nei paesi in cui viene censurata, come accade in Cina, in alcuni paesi arabi, a Cuba e via dicendo.

Secondo "Oxblood Ruffin", esponente del gruppo, il software che è ormai quasi pronto per essere rilasciato, consentirà agli utenti di bypassare i server Internet locali che bloccano l'accesso a determinati siti web.

Stando alle dichiarazioni alla stampa di Ruffin, il software può risiedere su un singolo floppy disk e verrà distribuito da una organizzazione internazionale che si occupa di diritti umani a partire dal prossimo marzo. Ruffin, secondo il quale "non stiamo facendo niente di illegale", ha spiegato che il "motore" dell'iniziativa di Cult of the Dead Cow è la Dichiarazione universale dei diritti dell'Uomo.
Obiettivo dichiarato dei creatori del software, che a quanto pare si ispira al peer-to-peer e al file sharing, tecnologie già ampiamente note grazie a sistemi come Naspter o Gnutella, è quello di dare agli utenti dei regimi che temono Internet un rivoluzionario "grimaldello elettronico".

Come noto sono moltissimi i paesi, soprattutto in Asia e Medio Oriente in particolare, ad aver adottato potenti mezzi di controllo sia sulla navigazione Web che sulla circolazione della posta elettronica. Altissimo, infatti, è il timore che Internet possa portare al ribaltamento di status acquisiti spesso con la forza o fondati sull'ignoranza.
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