Provider olandesi pressati dai cybercops

La polizia chiede ai fornitori di connettività di mettere in piedi sistemi di intercettazione delle comunicazioni digitali. La conseguenza sono costi alti per i provider oltreché dubbi a raffica sulla privacy degli utenti

Amsterdam - Gli esperti non hanno dubbi: le leggi olandesi che impongono agli Internet Service Provider di installare strumenti per consentire ai cybercops l'intercettazione delle comunicazioni digitali dei propri abbonati sono il motore di una serie di fusioni in corso in questi mesi.

Eh già, perché costa, e parecchio, predisporre quanto richiesto da una legge olandese del 1998, secondo cui i provider devono mettere la polizia in grado di intercettare quanto ritenuto necessario. Costi in crescita che, secondo il ministero della Giustizia olandese, dovranno essere affrontati dagli ISP entro il prossimo aprire. I tool da installare dovranno essere in grado di individuare le comunicazioni "interessanti", canalizzarle e trasformarle in dati utili per gli agenti dei servizi di sicurezza.

Alcuni esperti intervistati dalla Reuters hanno messo inutilmente in guardia sul fatto che i costi e le ristrutturazioni imposte dalla legge stanno portando alle fusioni tra molti operatori ma anche all'uscita dal mercato di altre aziende, soprattutto quelle più piccole, che oggi guadagnano soltanto su una modesta percentuale delle tariffe telefoniche pagate dai propri abbonati per collegarsi.
Il problema, però, non riguarda solo le piccole imprese a rischio ma anche, e soprattutto, le rinnovate capacità di intercettazione delle comunicazioni digitali da parte delle Forze dell'Ordine. Una capacità che ricorda molto da vicino quanto già realizzato in Gran Bretagna e che segna l'allargamento del "fronte del controllo" sulla Rete anche in Europa (ma almeno in Gran Bretagna il Governo ha varato un fondo per finanziare le ristrutturazioni dei provider).
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