Berlino vieta sito.. australiano?

O almeno ci prova. La Corte Suprema tedesca ha deciso che il sito di Toben, noto revisionista, è illegale in Germania. E cerca di chiuderlo anche se il server e l'autore risiedono in Australia

Berlino - Dopo Yahoo! censurato in Francia è la volta della Germania, che cerca la censura di un sito revisionista ospitato da server australiani e gestito da un noto revisionista da tempo "fuggito" in Australia e considerato da molti un filo-nazista. Il sito è illegale secondo le leggi tedesche e dunque va chiuso, secondo un giudizio appena espresso dalla Corte Suprema tedesca.

Il massimo tribunale tedesco spera di riuscire nell'impresa di far chiudere il sito, già censurato dalla Commissione dei diritti umani dell'Australia che ne ha chiesto finora vanamente la chiusura.

Il gestore del sito, il dottor Frederick Toben, ha un trascorso da revisionista di tutto "rispetto". Denunciato più volte e già arrestato in Germania, Toben era giunto in Australia apparentemente per trovare nuovi spazi dove proporre le proprie idee prima di venire denunciato anche in Australia, dove però ora continua ad operare. Portatore di idee definite da molti "raccapriccianti", Toben ha più volte denunciato quella che considera un'ingiusta censura nei suoi confronti e ha cercato il modo di dare la massima pubblicità alle proprie tesi revisioniste.
La questione del sito messo in piedi da Toben, quello dell'Adelaide Institute, ormai non riguarda più tanto i suoi contenuti quanto invece la possibilità che la Corte Suprema tedesca possa far valere la propria censura in Australia.

Una questione del tutto simile è stata sollevata nelle scorse settimane da un tribunale francese che intende imporre al sito americano di Yahoo!, società USA, una propria sentenza, relativa alla messa all'asta online di oggetti nazisti.

Il caso Toben è però forse ancora più delicato perché la Corte Suprema tedesca ha affermato che le autorità di polizia tedesche dovrebbero essere messe in grado di intraprendere un'azione legale contro stranieri che inseriscono su siti esteri contenuti vietati in Germania. Un principio che, se passasse, non solo intaccherebbe alcuni dei cardini del Diritto internazionale ma diverrebbe un precedente estremamente pericoloso. Per pubblicare materiali online, infatti, secondo questo principio occorrerebbe rispettare le leggi di tutti i paesi collegati alla Rete...
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