I mensili di informatica vs. Internet

di Marina Mirri. Hanno ancora un senso i mensili cartacei che trattano di informatica e di internet? Viaggio all'interno del mondo dei mensili di informatica su carta, sempre più insidiati dalla diffusione della rete

Web - Hanno ancora un senso i mensili cartacei che trattano di informatica e di internet?

Se lo chiedeva qualche mese fa Scott Rosemberg annunciando ai suoi lettori su Salon di aver disdetto, dopo una decina d'anni, il suo abbonamento a PC Magazine. Per quale ragione, si domandava il noto editorialista di San Francisco, devo trovarmi nella buca delle lettere pubblicazioni che trattano di argomenti che già conosco, prove comparative con i prezzi di un PC vecchio di sei settimane, quando posso controllare oggi il prezzo della stessa macchina aggiornato sul sito web del produttore?

Nel momento in cui l'accesso a Internet diventa diffuso e poco costoso l'interrogativo inizia a sembrare fondato anche da noi.
Esistono almeno due grandi problemi che affliggono l'editoria cartacea informatica oggi. Il più eclatante di questi attiene al velocissimo turnover informativo. Si tratta di una accelerazione che sembra non conoscere limiti. Chi potrebbe oggi scrivere un articolo su Napster, sapendo che, per ragioni tecniche, questo arriverà ai lettori non prima di 30 o 40 giorni e che magari, in questo lasso di tempo, Napster avrà 1) perso una causa in tribunale, 2) vinto l'appello dell'ultimo minuto, 3) cambiato proprietario?

E ' un problema, quello del vorticoso susseguirsi delle informazioni, che sul web vive la sua estremizzazione. Basti pensare alla tendenza diffusa fra ormai tutti i maggiori siti di ITC di rendere disponibili aggiornamenti non solo quotidiani ma spesso plurigiornalieri. Figuriamoci quale accoglienza può dare il lettore, ormai abituato a tali ritmi, a notizie vecchie di 30 o 40 giorni, pur se stampate nel più confortevole formato cartaceo.

A questo si aggiunga che ormai, per quanto attiene al mondo vasto e dilatato della informazione tecnica, la struttura gerarchica della composizione editoriale tradizionale viene vissuta dal lettore che conosce Internet come un vero e proprio limite rispetto alla praticità ipertestuale del web. E ' prova di questo la messa in distribuzione almeno in USA di alcuni piccoli device quali CueCat (che hanno peraltro incontrato scarsissimo seguito e scatenato molte polemiche) che consentono di seguire un link cartaceo presentato in forma di codice a barre, fino dentro le maglie del WWW. Una integrazione carta-internet di ben limitata utilità.

Il secondo grande problema che affligge le pubblicazioni tecniche che trattano di Internet ed Informatica è quello della quantità e della qualità dei contenuti. Si tratta di un problema a due facce. La prima è quella, evidente e incontestabile della pochezza informativa rapportata al costo ed al carico pubblicitario che i mensili portano con sé.

Ho davanti a me, per fare un esempio, il numero di Novembre di PC Magazine + Floppy edito da Jackson. Si tratta di 378 pagine patinate ed elegantemente formattate, con due cd acclusi contenenti un giga di software vari, acquistabile in edicola al prezzo di lire 15.OOO. Il mensile, come tutti i suoi diretti concorrenti, è letteralmente imbottito di pubblicità (conto 172 pagine intere di inserzioni) e di redazionali. Il primo articolo "giornalistico" è raggiungibile, per dare una idea di quanto vado dicendo, solo dopo aver sfogliato 122 pagine. Oltre a ciò, gli articoli informativi contenuti in questo tipo di pubblicazioni sono per me di due soli tipi: alcuni trattano argomenti che non mi interessano, gli altri mi forniscono informazioni e commenti su prodotti che mi interessano ma che in genere già conosco per averne letto su Internet tempo addietro. In alcuni casi vengono testate versioni software ormai superate dai frenetici update che un po ' tutti rilasciano con cadenza mensile.

E ' opinione comune (e sono anch'io dello stesso avviso) che il carico pubblicitario delle riviste di informatica sia meno pesante di altri: le decine di pagine di inserzioni disegnano un po ' lo stato dell'arte dell'industria del settore e sono accolte dai lettori spesso con interesse. Eppure ciò non serve troppo a ridurre la sensazione di aver speso male i soldi.

Non conosco le motivazioni per cui gli inserzionisti preferiscono oggi investire così pesantemente nella editoria di settore invece che dedicare le proprie risorse al web: è possibile che si tratti del retaggio di una vecchia maniera di pensare che stenta ad essere superata. Quello che pare evidente è che più passerà il tempo e più questa dilatazione temporale e qualitativa fra l'informazione su Internet e quella su carta diventerà sensibile. E per le caratteristiche stesse della informazione tecnica, spesso molto ricca di numeri e dati e povera di commenti ed approfondimenti, laddove si scrive di computer ed Internet l'abisso sarà, se possibile, ancora più profondo.

Marina Mirri
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