File-sharing, dal marciapiede al bordello

di Lamberto Assenti. Prendi un sistema di file-sharing, trattalo male, digli che l'odi, fallo tremare per ore, aspetta che muoia. Poi prendi la sua mano, mettici sopra un po ' di soldi e sentirai tutta un'altra musica

Roma - Un piano chiaro, evidente ed efficacissimo quello messo in atto dai grandi produttori di contenuti, prima di tutto musicali. Il colossale business dell'industria multinazionale di settore che sta riuscendo a riciclarsi su Internet. Non solo, riesce a farlo a spese di quelli che fino a ieri erano i peggiori pericoli, gli esempi più lampanti della propria obsolescenza, i nemici da abbattere. Di più: sono proprio gli ex nemici dei colossi ad aver fornito loro gli strumenti per interagire con una Rete che non hanno capito e che continuano a interpretare solamente come un grande mercato delle vacche.

Eh sì, prendiamo Napster. Dopo aver acquisito quasi 15 milioni di utenti, Napster è stato denunciato per la prima volta da una delle cinque sorelle della cupola discografica (EMI, Sony, Seagram, Bertelsmann, Warner). Con il processo, a Napster è arrivata nuova pubblicità sui media di tutto il Mondo. Con il procedere delle udienze e il moltiplicarsi delle denunce, e con le iniziative suicide dei Metallica, Napster ha visto crescere la propria popolarità e la propria utenza, arrivando rapidamente ai 20 milioni, poi ai 25, ai 30 e ora, si narra, ai 40. Ma in questo percorso la piccola azienda di Shawn Fenning ha perso la gara per la libertà, ha annusato i soldoni di BMG (Bertelsmann) e ha deciso di affidarsi proprio ad una delle cinque sorelle per continuare ad operare.

Il conto di BMG è stato facile: quasi tutti hanno un prezzo, il processo contro Napster si concluderà in una bolla di sapone perché le cinque sorelle si metteranno d'accordo, il sistemone si può portare dalla parte dell'industria. Napster diverrà un servizio a pagamento e male che vada 10 o 20 milioni di utenti continueranno ad utilizzarlo pur dovendo versare un canone mensile o annuale.
La stessa cosa sta accadendo a Scour, altra ex bestia nera dell'industria. Un sito-servizio che valeva decine di milioni di dollari, che aveva acquisito con il suo file-swapping una audience notevolissima e che è stato abbattuto in tribunale. Gli investitori si sono ritirati, gli inserzionisti hanno iniziato a sentire odore di polvere da sparo e si sono impauriti, i giudici hanno cominciato ad emettere le prime condanne e l'azienda ha inevitabilmente finito per chiedere l'amministrazione controllata in regime di bancarotta. E pochi giorni fa è stata comprata da una società commerciale che l'ha avuta per due lire, anzi dollari, e che a marzo farà ripartire Scour, naturalmente a pagamento per gli utenti che ne vorranno fruire. Approfittando di un brand, un nome, Scour, conosciutissimo e apprezzato da milioni di utenti.

Vogliamo parlare di mp3.com? Fino a sei mesi fa paladino delle novità introdotte dalla Rete, mp3.com è ora un burattino nelle mani dei soliti entrati nel capitale sociale e ora improvvisatisi Mangiafuoco della situazione. Il brand è affermato, il sito è notissimo, i soldi inizieranno presto ad entrare. Voilà.

Quali saranno i prossimi sistemi a seguire la stessa sorte? Ci vuole poco a capirlo, perché la ricetta è ormai sempre quella: basta individuare un sito o un servizio conosciuti, meglio se molto conosciuti, trascinarlo in tribunale accusandolo di tutto e di più, mettere nell'angolo l'azienda minacciando magari anche gli inserzionisti. Passato lo schiacciasassi, raccattare i resti, ricomporre il ricomponibile e mettere il vendibile in vendita. Facile no?

Lamberto Assenti
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