FBI a caccia del cracker delle carte

Il colpo messo a segno da un cracker contro CreditCards.com si rivela ora molto più grave di quanto annunciato, con enorme ritardo, dall'azienda che gestisce transazioni per moltissimi siti di ecommerce. Sguinzagliati i cybercops

Los Angeles (USA) - CreditCards.com con quattro mesi di ritardo, come già sanno i lettori di Punto Informatico, ha annunciato di essere sotto il ricatto di un cracker che ha avuto accesso al proprio database di carte di credito e dati personali. Ma quello che si è saputo dall'azienda pare sia solo una parte della verità.

Quello che l'istituto - che gestisce le transazioni e i database di numerose società di ecommerce - non ha detto subito ma che è emerso anche in relazione alla mobilitazione straordinaria della polizia federale americana (FBI), è che dopo il rifiuto di CreditCards.com di sottostare al ricatto, il cracker ha pubblicato online 25mila di quei numeri e dati, su un sito che ora l' FBI ha fatto chiudere. Il punto è che non è dato sapere se queste informazioni sono comunque disponibili in Rete su altri siti né come il cracker abbia utilizzato i dati sottratti.

Stando al portavoce dell' FBI, i cybercops hanno immediatamente invitato i partner di CreditCards a contattare l'azienda e a fare gli accertamenti del caso nell'ipotesi che il proprio database e dunque i rapporti con i propri clienti nonché la sicurezza dei dati di questi ultimi possano essere stati compromessi.
Intanto le indagini proseguono e sembrano indicare che il cracker, che continua a chiedere 100mila dollari di riscatto per quei numeri, sia di origine russa. Va detto che qualche giorno fa uno dei clienti di CreditCards.com, ihateshopping.net, è stato contattato dal cracker che ha fornito all'azienda l'elenco dei clienti i cui dati sono in suo possesso. Un'informazione che ha permesso al servizio di ecommerce di allertare i propri clienti.
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