Contrappunti.it/ TLC in TV, ed è show

di M. Mantellini. Si tratta di un esercizio molto poco pericoloso se i nostri rappresentanti hanno nomi come Cardinale e Cheli, se il giornalista di turno china la testa e offre caffè e biscottini a Ministri imbrillantinati

Roma - Fortuna ha voluto che il programma sia andato in onda ad un'ora indecente della notte. Chi avesse avuto l'occasione di vedere ugualmente la puntata di "Telecamere", che si occupava di UMTS ospitando l'intero circo dei potenti delle telecomunicazioni in Italia, dal Ministro Cardinale a Cheli dell'Authority Comunicazioni, da Pompei di Wind, a De Benedetti di TIM, da Carraro di Ipse 2000 a Novari di Andala, forse avrebbe potuto correre il rischio di scambiare il salotto rococò, nel quale erano stati fatti accomodare i convenuti, con la scenografia della più nota trasmissione televisiva "Harem".

Ma la conduttrice era alta circa la metà di Catherine Spaak, gli ospiti tutti maschi, sebbene agghindati con i loro vestiti da top manager e il programma rapidamente sgonfiato dalle continue interruzioni della conduttrice, preoccupata più dai tempi tecnici della trasmissione che di quanto gli ospiti andavano dicendo.

Cosa abbiamo appreso sul futuro dell'UMTS e sui suoi protagonisti, guardando la TV l'altra notte?
Per cominciare abbiamo seguito lo show del Ministro delle Comunicazioni, impegnato nella impossibile affermazione della soddisfazione del governo per la quantità di denari raccolti nell'asta UMTS. Difficile togliere la parola al baffuto Cardinale che ha monopolizzato la trasmissione ripetendo quanto afferma ormai da mesi: anche lui, 50enne non pratico di Internet potrà, con l'arrivo dell'UMTS entrare finalmente in rete. L'allergia (sua) al computer potrà essere finalmente superata dalla familiarità con il telefono.

Poveri discorsi quelli del Ministro, di livello non troppo diverso da quelli dei grandi capi delle società partecipanti all'asta (unici assenti i cattivoni di Blu) pronti a raccontarci, fra una interruzione e l'altra delle scorbutica conduttrice, di come UMTS cambierà le nostre vite e di quanti soldi le loro società investiranno nei prossimi anni in infrastrutture e contenuti.

Il programma è scivolato via senza lasciar segno: appena il tempo per un contraddittorio fra Tommaso Pompei di Wind e il Presidente dell'Authority Comunicazioni, con Pompei che ha esposto a Cheli le preoccupazioni della sua società per i tempi e le modalità di liberalizzazione dell'ultimo miglio: il vero problema, oggi, per le compagnie telefoniche concorrenti di Telecom Italia.

Un bel tipo questo Pompei. Il povero Cheli incassa e rassicura, in un teatrino a due assai curioso. Da una parte il manager deciso e incisivo di una società privata di proprietà dell'Enel che ha appena concluso l'acquisizione di Infostrada, dall'altra il difensore (virtuale) degli interessi del cittadino, parafulmine di mille lamentele e arrabbiature per le lentezze dell'organismo che dirige, aggrappato ai suoi codici, ai suoi regolamenti, ai suoi pochi poteri sanzionatori. Bellissime le cravatte di entrambi.

In un paese meno pecorone del nostro il rappresentante dell'interesse dei cittadini (lo stesso Cheli, ma anche e soprattutto il Ministro Cardinale) forse avrebbe potuto approfittare di questo piccolo scambio verbale per chiedere pubblicamente a Pompei come mai una società controllata dall'Enel, e quindi di fatto di proprietà dello Stato, stia concludendo la fusione Wind-Infostrada attraverso una complessa operazione estero su estero per evitare di pagarne le tasse in Italia. Sarebbe stato divertente ascoltare le motivazioni di un virtuosismo contabile in cui gli Italiani, solo apparentemente, fregano soldi a sé stessi.

Ma abbiamo i rappresentanti che ci meritiamo: altri cento incontri televisivi potranno seguire a questo senza che mai ci sia dato ascoltare qualcosa che travalichi la demagogia di chi, come lo stesso Cardinale, si accontenta di esultare perchè le società di telecomunicazioni, bontà loro, aprono i loro call center al sud.

Si tratta anche in questo caso (come sempre) di una vittoria del governo? Oppure navighiamo dentro una politica che cita in continuazione ciò che è marginale evitando di arrivare al punto centrale delle questioni?

Il punto centrale troppo semplicemente mostrerebbe il re nudo. Una dirigenza politica impreparata e spesso arrogante, che non ha alcuna intenzione di porsi le domande che ciascuno di noi si pone. Che cita la tecnologia nelle sue manifestazioni per gonzi (la più classica oggi: la visione delle partite di calcio sullo schermo del cellulare prossimo venturo) fingendo di ignorare i costi che i cittadini dovranno sobbarcarsi per tale insostituibile modernità.

Forse per questo proviamo un certo disagio a seguire trasmissioni del genere, perfino a registrare i piccoli vezzi estetici degli intervenuti, le cravattone alla moda di giovani top manager dai cognomi illustri o il cipiglio guerreggiante di chi scommette soldi che, non solo non sono suoi, ma nemmeno della società che rappresenta. E non contento sprona e fustiga i miseri poteri dello Stato, colpevoli di non spianare la strada al futuro in arrivo.

Si tratta di un esercizio molto poco pericoloso se i rappresentanti di tutti noi hanno nomi come Cardinale e Cheli, se il giornalista di turno china la testa e offre a Ministri e Amministratori imbrillantinati caffè e biscottini. Eppure questo è stato "Telecamere" qualche sera fa: una sfilata di camicie inamidate, gambe accavallate, scarpe inglesi e frasi di circostanza. Poco ci mancava che Franco Carraro si alzasse dal divano damascato e improvvisasse per i presenti una breve lezione di golf. Qualcuno avrebbe potuto accendere la pipa e fra una pacca sulle spalle e un pettegolezzo raccontarci di questa nuova interessante tecnologia ancora di là da venire.

Pensavo che Harem fosse un brutto programma. Mi sbagliavo, esiste di peggio. Le mie più sentite scuse a Catherine Spaak.

Massimo Mantellini

Si informano i lettori che la rubrica Contrappunti.it viene sospesa per le festività e riprenderà regolarmente dal prossimo lunedì 8 gennaio 2001
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