martedì 13 novembre 2001

FreeGo/ L'avventura di un rimborso Windows

di Davide Barbieri. Ottenere il rimborso per Windows e gli altri software in bundle con i computer Dell Italia in un'odissea senza fine

Allora inizio a leggere una delle licenze, per dimostrare che ce l'ho davanti e inizio a leggere, in particolare, quella di Norton Antivirus, detta "Dell Software License Agreement" in cui c'è scritto: "Questo è un accordo legale tra voi, utente, e Dell Products, L.P....", al che l'avvocato mi ferma: "ah-ah vede? l'accordo è tra lei e Dell Products! Noi siamo Dell Italia, per cui non lo può chiedere a noi!".
"D'accordo", dico io, "mi faccia parlare con l'avvocato di Dell Products"... al che l'avvocato inizia con: "ehm, uhm...- momento di panico - siamo sempre noi".
Siamo al limite del ridicolo...

"Beh" (qui inizia ad infastidirsi) "lunedì le mando una lettera, arrivederci". La fermo: "No, aspetti, cosa ci scrive sulla lettera?". E l'avvocato mi risponde: "Le scrivo che non si può fare il rimborso".

E che risposta è? Che lettera è? Da un avvocato uno si attende una risposta del tipo: non si può fare per l'art. pippo nel contratto topolino, che dice che minni non può chiedere il rimborso; non un semplice "non si può fare", che è al massimo l'opinione personale dell'avvocato.
L'avvocato insiste: "Le scrivo quello che le sto dicendo, cioè che non si può fare". Dico io: "Lei mi scrive a quale articolo del contratto fa riferimento, non mi scrive semplicemente la sua opinione personale in merito. Che risposta da avvocati è, scusi?"
Avvocato: "Beh, non si può fare." Sto aspettando questa lettera: nel frattempo ne sto scrivendo una io, che spedirò per via raccomandata a Dell, mettendo in copia anche qualche associazione di consumatori.

Conclusioni
Il problema in questa storia è semplice: quasi nessuno sa che il rimborso si può ottenere e che ciò è a garanzia del consumatore che voglia comprare un computer, senza software (i motivi possono essere vari: si vuole installare un sistema operativo alternativo, oppure si ha già in casa una copia regolare di Windows).

Purtroppo quasi nessuna casa produttrice di PC, sembra sapere che il rimborso esiste e soprattutto quasi nessuna casa produttrice sembra rendersi conto del fatto che è in prima persona coinvolta anche nel software; sembrano tutti credere che per il software, qualsiasi vicenda o discussione, sia tra chi ha scritto il software (in questo caso Microsoft) e l'utente.

Invece Microsoft si è mossa bene e costringe le case produttrici, dopo avere incassato i soldi per la vendita del suo prodotto software, a curarsi di tutte le beghe e a ripagare i danni. Questo è il motivo principale per cui insistiamo nel chiedere il rimborso a Dell: non è tanto una questione economica; il rimborso, se ci sarà, sarà al massimo di qualche milione; ciò che ci interessa veramente è creare un po' di coscienza sul problema e di conoscenza fra gli interessati.

Gli interessati sono l'utente finale, che deve conoscere che ha questo diritto, e che ha la libertà di avvalersene; le case produttrici di PC, che dovrebbero essere più consce della posizione in cui le mette l'accordo con Microsoft: la posizione di un vassallo, ai piedi del suo imperatore. Posizione del tutto legittima dal punto di vista legale, viste le norme attuali, ma decisamente poco accettabile dal punto di vista umano.

(C) 2001 Davide Barbieri
(C) 2001 Prosa Progettazione Sviluppo Aperto
This document is released under FDL
NOTA: Articolo pubblicato da FreeGO

Un link importante è quello sull'esperienza analoga vissuta da Paolo Attivissimo.
TAG: hw
67 Commenti alla Notizia FreeGo/ L'avventura di un rimborso Windows
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