Solo con l'email si comunica davvero

La video-conferenza è una bella cosa ma solo con la posta elettronica si arriva a comunicare davvero. Lo afferma uno studio britannico che ha eseguito una serie di test con la collaborazione di molti studenti. La webcam... fa male?

Sydney (Australia) - Solo via email due persone arrivano a comunicare davvero, ad aprirsi e ad approfondire la propria conoscenza con lo scambio di esperienze anche molto intime. Altri mezzi di comunicazione digitale, come la videoconferenza, invece tendono ad "uccidere" il dialogo "vero". Sono questi alcuni dei risultati di maggiore interesse di uno studio condotto dallo psicologo Adam Joinson della Open University britannica con la collaborazione di numerosi studenti.

Lo studio è stato condotto ponendo gli studenti in diversi "ambienti" di comunicazione: email, videoconferenza, chat. E le conclusioni a cui è giunto Joinson sono che la posta elettronica tende a spazzar via le inibizioni perché supera le normali "regole" della comunicazione, regole spesso di "comportamento" e di ostacolo ad un dialogo profondo tra due persone.

Il team di ricerca guidato da Joinson ha chiesto a 83 coppie di studenti, nessuno dei quali conosceva l'altro, di risolvere un problema immaginario: "Se solo cinque persone al mondo potessero salvarsi da un olocausto nucleare, chi dovrebbero essere?"
Per discuterne, gli studenti hanno potuto scegliere di farlo faccia a faccia o utilizzando il computer. I ricercatori hanno monitorato le conversazioni per verificare il livello di "profondità" del dialogo tra i due studenti coinvolti in ciascun esperimento. "Hanno parlato di sé - ha spiegato Joinson - quattro volte di più quando dialogavano via Internet che quando si trovavano faccia a faccia".

L'esperimento successivo è stato, per chi dialogava via Rete e via email, di "accendere" le webcam e attivare videoconferenze tra i partecipanti. A quel punto il livello di dialogo è sceso subito, la conversazione si è quasi bloccata nella stragrande maggioranza dei casi. Via webcam, hanno rilevato i ricercatori, la conversazione seguiva più o meno lo stesso andamento meno "aperto" di un dialogo svolto da due studenti nella stessa stanza.

In alcuni casi, via email, gli studenti hanno iniziato a parlare di dettagli particolarmente intimi, come la propria infanzia o la propria vita sessuale, aprendosi dunque al loro interlocutore più che con qualsiasi altro mezzo di comunicazione utilizzato durante i test. Secondo Joinson: "Focalizzarsi sulle proprie emozioni rende più probabile che si parli di più di sé stessi. Non puoi vedere l'altro e dunque sei meno preoccupato di quale impatto possano avere le cose che dici".

Nelle conclusioni Joinson sostiene che l'email diventa "un paralinguaggio, quasi un nuovo modo di parlare".
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