Amazon non venda libri usati

Ad intimarlo sono le associazioni americane degli editori e degli autori che non vedono affatto di buon occhio che Amazon svenda libri ancora in commercio. Ma il liberismo economico made in USA che fine ha fatto?

Seattle (USA) - Sembra proprio che Amazon sia nuovamente riuscita a far arrabbiare le due associazioni che in America proteggono i diritti di editori e autori, la Association of American Publishers (AAP) e la Authors Guild (AG).

Da qualche tempo Amazon - che ormai se le inventa tutte pur di risanare i suoi conti eternamente in rosso - si è infatti messa a vendere libri usati. Non l'avesse mai fatto. Autori ed editori le sono saltati addosso accusandola di intaccare i loro introiti derivanti dalla vendita di libri nuovi.

"Come leader del settore librario, le pratiche commerciali di Amazon possono avere effetti deleteri sulle vendite di nuovi libri" hanno infatti congiuntamente affermato i due presidenti di AAP e AG. "Se la sua aggressiva promozione dello smercio di libri usati diventasse popolare presso gli utenti di Amazon, il servizio potrebbe tagliare significativamente le vendite di nuovi titoli, danneggiando direttamente autori ed editori".
Dal suo canto, Amazon sostiene invece che la sua nuova strategia commerciale non fa altro che contribuire alla diffusione del libro, e soprattutto di nuovi autori e generi, agevolando in questo modo le piccole librerie che possono appoggiarsi su di lei per avere uno sbocco sul grande web.

AAP e AG vorrebbero che Amazon si limitasse a vendere libri usati ormai fuori produzione, ma nessuna legge in USA impedisce ad Amazon di fare ciò che sta facendo, e per incappare nell'accusa di concorrenza sleale si deve fare ben altro che vendere libri usati. Che l'industria del libro, come quella cine-discografica, abbia una paura viscerale del web?